L’harakiri politico di Alfredo Mantovano

Rigoroso e fedele ai suoi principi politici ed etici al punto da restarne vittima. L’harakiri politico di Alfredo Mantovano è la spettacolare uscita di scena di un personaggio di primo piano della destra pugliese e nazionale degli ultimi anni. Ieri il senatore ha annunciato che non si ricandiderà alle elezioni politiche e che tornerà a vestire i panni del magistrato dopo aver smesso quelli dell’alfiere politico della destra dura e pura, clericale e nient’affatto popolare, con i quali dal 1996 a oggi ha attraversato le acque dell’epopea berlusconiana.

Acque placide dalle quali si  era appena allontanato per ingrossare il torrente dei sostenitori di Mario Monti in quello che sembrava essere il nuovo centrodestra italiano. Una mossa istintiva, di cuore, di principio, di liberazione. Che invece lo ha portato dritto a incagliarsi in una secca. Lì, ritrovatosi solo e abbandonato da quelli che considerava fidati compagni di viaggio, e presa coscienza dell’abbaglio patito, Mantovano l’etico  ha deciso di salutare la vita politica, rinunciando la candidatura, che pure gli era stata offerta, nelle lista a sostegno di Mario Monti in Senato.

Alle origini del rifiuto di Mantovano c’è l’imbarazzo, per lui, missionario del rigore ideologico sui principi etici non negoziabili, di ritrovarsi con molta probabilità a dover sostenere una alleanza del Professore con il centrosinistra. Con Bersani e Nichi Vendola. Alla faccia delle battaglie (contro l’aborto, l’eutanasia, contro i diritti per le coppie omosessuali) dei quali per tanti anni ha perorato la causa. Un vero e proprio spauracchio per il senatore leccese, consapevole tra l’altro che un ritorno all’ovile pidiellino, qualora ne avesse mai preso in considerazione l’ipotesi,  sarebbe stato per lui ancor più disonorevole (e che Fitto sarebbe stato lì ad aspettarlo, pronto a sbarragli l’entrata).

Un brusco risveglio, dunque, quello di Mantovano. Un risveglio in tutto per tutto simile a quello che ha spinto l’intero mondo cattolico, a partire dal cardinale Angelo Bagnasco, a raffreddare gli entusiasmi verso il progetto politico del professore e annullare in fretta e furia il terzo meeting di Todi che avrebbe dovuto segnare la definitiva discesa in campo dei cattolici militanti a sostegno del progetto “Scelta civica”. Lo scenario, sapientemente – furbescamente – confermato dalla mano tesa di Bersani verso il professore, di una necessaria alleanza post voto con il centrosinistra ha diviso il fronte tra possibilisti e intransigenti. Tra montiani e indecisi.

Mantovano è un intransigente. E si è chiamato fuori. Ma non è solo questo il motivo che lo ha spinto al passo indietro. La solitudine del senatore leccese è maturata anche all’interno di un altro processo. E cioè il riflusso, la ritirata spagnola, dei furiosi, fino a poco tempo fa, oppositori interni del Cavaliere. Quelli che dal tramonto del berlusconismo speravano nascesse una – o più di una – forza politica fondata su idee e valori riconoscibili.

Alfredo Mantovano lavora, o lavorava, da anni su queste basi all’interno del Pdl in vista della nascita di un movimento politico di destra al crepuscolo del berlusconismo. E ci lavora, o lavorava, con Gianni Alemanno nella “Nuova Italia”, associazione politico-culturale che è arrivata ad aprire circoli e fare tessere. La frattura tra i due, consumatasi irreparabilmente sull’addio al Cavaliere, ha messo in luce il diverso peso che i due leader davano ai progetti comuni.

Mantovano l’idealista, pronto a sposare il rigore economico (ma che lui sperava fosse anche culturale ed etico) di Monti, per coltivare in quell’accampamento un elettorato conservatore puro, con il beneplacito delle gerarchie. Una posizione nuova, nella quale interpretare il ruolo politico dell’alfiere dei valori cattolici senza il fardello di avere un candidato premier impresentabile e appassionato di burlesque.

Alemanno il pragmatico, invece, per restare incollato alla cadrega di sindaco di Roma, ha pensato, come molti altri rivoluzionari pentiti del Pdl, che non si può lasciare il certo per l’incerto. I due, dopo un decennio buono di reciproco sostegno, si sono così separati e se Alemanno è rimasto in ottima compagnia, conservando la speranza di sopravvivere sotto il tendone pidiellino, Mantovano ha compreso che in questo scenario politico per lui non c’è spazio. E si è ritirato.

Ma che ne sarà della milizia territoriale dei fedelissimi di Mantovano? In Puglia (e in particolare a Lecce) sono stati il contraltare dello strapotere di Raffaele Fitto. Ora hanno perso il loro riferimento e dalle dichiarazioni che lasciano alla stampa, sembrano smarriti, sorpresi. Scartata l’idea di un harakiri collettivo sulla scorta dell’esempio del loro leader è facile prevedere un fuggi fuggi all’ombra del dominus magliese. Tante seconde e terze file di mantovaniani, provati dalla prospettiva di trovarsi, da qui in avanti, a recitare in Puglia il faticoso ruolo di minoranza interna di una minoranza politica, sceglierà di sopravvivere. Così come è probabile che, pur ridotta nei ranghi, sul territorio resti un buon gruppo di personaggi politici, di associazioni, per i quali il senatore Mantovano sarà una sorta di “padre nobile”. Il simulacro ispiratore di un progetto che poteva nascere e che non è nato. Abortito tra la realpolitik di Monti e gli ultimi fuochi della decadenza berlusconiana. Un brutto mondo per l’idealista Mantovano, che ha deciso di tornarsene in Tribunale, probabilmente lontano da quello che è stato per tanti anni il suo collegio elettorale.

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4 thoughts on “L’harakiri politico di Alfredo Mantovano

  1. SONO UN ISCRITTO PDL DI BASILICATA CHE E ' RIMASTO DISPIACIUTO DELL'ABBONDONO DA PARTE DELL'ON.MANTOVANO DEL PARTITO E DELLA POLITICA.MI PIACE ESPRIMERLE LE MIE CONGRATULAZIONI PER LA SUA SERIETA' ,PER LA SUA ONESTA' E CORRETTEZZA POLITICA.VORREI PREGARLA DI RIVEDERE LA SUA POSIZIONE E RICANDIDARSI CON IL PDL.BERLUSCONI PASSERA' ED IL PDL HA BISOGNO DI UOMINI COME LEI.
    mario.paolucci41@gmail.com

  2. Caro Alfredo, ci siamo conosciuti 18 anni fa , all'inizio della tua avventura politica, ricordo avevi una Opel Zafira, la stessa macchina con cui ti ho visto qualche giorno fa' dopo il tuo abbandono. Di certo a differenza di tanti altri che hanno rivestito ruoli di potere, tu con la politica non ti sei arricchito.. Per me che ho avuto l'onore di accompagnarti in questa lunga storia, resta la gratitudine per tutto quello che mi hai insegnato, e la speranza un giorno, anche se gli anni passano, di poter ancora battagliare insieme per quei principi per te e per me inderogabili, con affetto , Gianni Candido.

  3. Personalmente non ho apprezzato le posizioni di Mantovano sull'universita ed in particolare l'attacco al rettore notoriamente vicino a montezemolo e quindi,oggi, a quella che chiamiamo area monti a cui l'onorevole si era avvicinato auspicando di diventarne il referente in Puglia.
    54 parlamentari, di cui solo mantovano pugliese, firmano un interpellanza che ad oggi ha prodotto solo effetti mediatici.
    Il tempo e' galantuomo e tra qualche mese sapremo se quei comportamenti ed altri erano davvero "illegittimi,illegali ed illeciti' o semplicemente utili ad una strumentalizzazione mediatica per eliminare un potenziale avversario politico o un rettore poco amico e scarsamente sensibile alle pressioni politiche.

  4. Mantovano è attualmente l'alfiere della buona politica e dei sani principi, il quale saggiamente si ritira di-fronte al dilagare del male. Sarà necessario rientrare in nel gioco quando ci sarà l'evidenza che l'elemento cattolico è necessario e fondamentale nella elaborazione di qualsiasi scelta politica.

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