Leccesità e consenso. La sfida impopolare di Perrone

Perrone su, Lecce giù. Questo dicono in definitiva le classifiche del Sole 24 Ore uscite a poco più di un mese l’una dall’altra. La seconda, quella di ieri, incorona il sindaco Paolo Perrone tra i primi nove amministratori più amati d’Italia – neanche fossero cucine Scavolini, ‘sti primi cittadini. La prima, quella del 26 novembre, declassa Lecce e la sua qualità della vita di sei posizioni rispetto al 2011 relegandola al 91esimo posto in Italia (su 107).
E’ questa una fotografia della leccesità; ossia quella specialissima dimensione cittadina di assente presenza che porta a compiacersi della propria mediocrità. E, in fin dei conti, a non desiderare di meglio, perché il meglio è un viaggio senza meta precisa che presuppone mettere in discussione, alla partenza, la beata mediocrità che ci coccola. E che però è al contempo una sicurezza; perché è vero che si potrebbe fare di meglio, ma si potrebbe finire anche con lo stare peggio. E poi sai che tragedia.
Viviamo mediocremente ma ci piace così, perché in fin dei conti ci basta il sole e un sindaco beggione, capace e bravo a garantire lo status quo della leccesità. Un sindaco che ha passato i primi cinque anni del suo mandato a prendere le distanze da ciò che lo ha preceduto (di cui però era protagonista) e che nei prossimi cinque dovrà costruire la sua reale dimensione politico-amministrativa.
Il dato registrato dal Sole 24 Ore, in linea con il voto delle Amministrative di maggio, va dunque considerato come una sorta di apertura di credito dei leccesi nei confronti di Perrone. E se è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità (Uomo ragno docet), oggi il primo cittadino di Lecce ha il compito di non tradire l’enorme consenso che lo legittima, leccesissimamente. Le cose giuste, tuttavia, spesso sono impopolari; figurarsi grattare la scorza dura della leccesità mediocre e autocelebrativa che abita all’ombra del barocco. Se Perrone, legittimato dal suo consenso, nei prossimi anni lavorerà di martello e scalpello cercando di rendere un po’ meno autocelebrativa la mediocrità, probabilmente nelle classifiche del Sole 24 Ore Lecce andrà su e lui giù. Ma sarà a quel punto che il primo cittadino avrà di che festeggiare. E con lui i leccesi.

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3 thoughts on “Leccesità e consenso. La sfida impopolare di Perrone

  1. Grazie Francesco Lefons,
    perché leggere questo articolo mi ha consentito di riprovare le emozioni e le sensazioni della scorsa campagna elettorale, lo stesso "brivido felino" di quando 20Centesimi era solito screditare la mia immagine e il mio progetto politico, a favore della sua candidata favorita: Loredana Capone. A proposito della mediocrità di cui parli e delle classifiche cui fai riferimento, vorrei precisare un paio di cose.
    La prima: la classifica dello scorso novembre che vede Lecce al 91esimo posto in Italia non fa riferimento alla città capoluogo, ma all'intera provincia. Quindi, è quanto leggo nell'articolo a tua firma non risponde al vero. Secondo: sono stati i leccesi a portare il sindaco "beggione" al nono posto, in una graduatoria di 101 sindaci italiani. Quegli stessi leccesi che tu definisci "mediocri". Un dato di fatto che, ed è visibile, di certo non ti allieta..
    Caro Francesco, mi sento di darti un consiglio: ti invito a fare una bella passeggiata per la Puglia, per valutare lo status quo nelle altre città: Brindisi, Foggia, Taranto e cosi via..
    Forse soltanto allora potrai redigere una pagella un po' più attinente alla realtà. Chissà, forse proprio allora, quasi come per magia, Lecce e il suo sindaco improvvisamente ti sembreranno un po' meno "mediocri".

    Paolo Perrone

  2. Caro sindaco,
    l'obiettivo dell'articolo non è attaccare lei. Tutt'altro. Alla sua figura, semmai, è affidata una grande responsabilità: quella di rendere questa città una città moderna ed europea. I termini di paragone, quindi, devono essere con città che rispetto a Lecce sono più avanti in questo processo di sviluppo e non il contrario.
    Che il dato del Sole 24 Ore sia provinciale cambia poco le carte in tavola. La provincia leccese non sta peggio del suo comune capoluogo, tutt'altro. Tanto è vero che il brand che si fa strada a livello internazionale, e su cui è necessario lavorare, è il Salento.
    Il suo consenso è indiscutibile e indiscusso. Il Sole 24 Ore non fa che registrare un dato che i leccesi hanno determinato con il voto di maggio. Da qui la responsabilità di cui sopra. Il consenso, però, può essere un'arma a doppio taglio, perché tende all'autoconservazione. Ovvero, chi ce l'ha corre il rischio di lavorare per preservarlo. E questo a scapito dell'interesse generale, che spesso passa attraverso scelte impopolari. E Lecce, a nostro avviso, ha bisogno di scelte impopolari.
    Se anni fa, ad esempio, l'unica amministrazione di centrosinistra che questa città abbia conosciuto non avesse deciso di chiudere al traffico il centro storico, oggi probabilmente vivremmo un'altra Lecce e non sarebbe una Lecce migliore. Si ricorderà, però, quanto impopolare fu quella decisione e quanti benefici ne trae oggi la città e in primis chi un tempo la contestava. Quanto alla mediocrità non è attribuita a nessuno in particolare, ma a una certa mentalità di provincia che mi auguro lei possa lavorare per modificare. Questo, oltre che una speranza, è un augurio: per lei, per noi e per la città. Continui a seguire 20centesimi – ci fa molto piacere – e le assicuro che le sapremo regalare altri "brividi felini". Grazie.

    francesco lefons

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