Primarie per i parlamentari, per Sel rischio maionese impazzita

Se nel Pd è scattata la corsa al totocandidati, in Sel, in Puglia e soprattutto nel Salento, è scattato il panico. Ieri Vendola ha fatto questo annuncio, su Twitter:

Logico che, all’interno di un partito “movimentista” e poco attento all’organizzazione, il cinguettìo abbia suonato come un potente gong. I giochi sono finiti, si fa sul serio, insomma. Certezze non ce ne sono, a partire dalle regole:  chi si potrà candidare, chi no, se ci sarà un “listino” per permettere alle figure centrali dell’intellighenzia vendoliana – poco avvezze al confronto con il consenso degli elettori – una corsia preferenziale, se saranno candidature riservate agli iscritti o se potranno essere inclusi i non iscritti, se si voterà su base provinciale o regionale.

Un mare di interrogativi nei quali il popolo dei vendoliani più che navigare, rischia di affondare. Perché se organizzare e svolgere primarie per i parlamentari in due settimane è difficile per il Pd, che ha circoli e base organizzativa in tutti paesi, figuriamoci per Sel, che di circoli ne ha pochi e di iscritti anche. Ma Vendola con quel tweet non sembra essersi preoccupato della razionalità del gesto quanto della rincorsa “propagandistica” – nel senso buono – ai democratici. Restare indietro sul terreno della partecipazione e dell’apertura, sul terreno delle primarie, sarebbe stato come perdere (ancor di più) di mano lo scettro di campione (ammaccato) del popolo che lo caratterizza.

E allora avanti tutta. Anche in Puglia, la regione vendoliana per eccellenza, dove nonostante il buon 9 per cento incassato alle ultime regionali Sel è ancora una creatura politica poco organizzata, con un gruppo di dirigenti regionali e provinciali evanescenti, una rappresentanza istituzionale forte (i consiglieri regionali) che detiene il bastone del comando e un cerchio ristretto coagulato attorno al leader che di fatto decide tutto, dalla linea politica alle candidature. Decideva. In teoria le primarie dovrebbero sparigliare questo schema, gettando il partito di Vendola (come forse era tempo di fare) nelle mani di chi lo vota o avrebbe voglia di votarlo se solo non fosse organizzato in maniera feudale.

In teoria, però. Perché è ovvio che ad essere avvantaggiato in una competizione dai tempi così ristretti sarà chi ha già un elettorato consolidato (i consiglieri regionali) da mandare alle urne. Perché se è vero che Vendola intende portare con sé in Parlamento un bel pezzo di quella “Puglia migliore” con la quale governa dalla rielezione, a battere le carte saranno Introna, Ventricelli, Losappio, Pastore, Sannicandro che, per inciso, sono già entusiasti all’idea delle primarie. E dovranno scontrarsi con i “tecnici” Fratoianni, Barbanente, Godelli, che hanno carisma ma non si sa se hanno voti. Questo per fermarsi agli “organici”. Certamente un posto in lista sarà anche assicurato a chi ha lavorato dall’esterno di Sel per portare a Vendola e al governo regionale il gradimento dei settori moderati della società. Un nome su tutti, dato per certo tra i candidati al Parlamento: Dario Stefàno.

E il partito? Pochi conoscono i nomi dei dirigenti politici locali di Sel. Pochi sanno se al loro interno ci siano ambizioni. Pochi hanno registrato collegamenti significativi tra l’attività degli eletti alla Regione e le strutture dirigenti. Le tre gambe del consenso vendoliano, le fabbriche di Nichi (l’elettorato d’opinione), il partito (i militanti), e l’attività istituzionale (gli elettorati consolidati di consiglieri e assessori), in queste primarie, insomma, potrebbero cercare di sgambettarsi a vicenda. Quelli che sono stati gli ingredienti vincenti di una serie di vittorie elettorali, mescolati male, senza l’amalgama decisivo della leadership di Vendola da sostenere, potrebbero  entrare in conflitto. E impazzire, come una maionese mal preparata. Sarà interessante seguire, in Puglia, l’evoluzione politica di queste due settimane sulle regole e sul coinvolgimento della base. E sarà interessante capire se sarà guerra fratricida o il leader sarà capace di fare sintesi, contenere i contrasti e le ambizioni. Anche perché, ed è il punto principale della discussione, ragionevolmente dalla Puglia i deputati di Sel che partiranno alla volta di Roma si conteranno sulle dita di una mano se Vendola non troverà il modo di spostare sul suo partito, almeno in misura significativa, i voti che alle primarie del 25 novembre sono andati alla sua persona.

Un piccolo passaggio sul Salento: sono anni che gli elettori salentini di Sel sono chiamati a fare da zattera per traghettare pezzi del consenso vendoliano (organici al leader ma non al partito) nelle istituzioni. È capitato alle ultime regionali con due esponenti socialisti. Potrebbe ricapitare con Stefàno alle politiche. A meno che queste primarie, in particolare a Lecce, non finiscano per strutturarsi nella dialettica tra l’espressione del partito e dei suoi militanti e le designazioni dall’alto.

Tutto si capirà attraverso il regolamento, quando ci sarà. E dall’ampiezza dei collegi (regionali o provinciali?) nei quali gli elettori di Sel saranno chiamati a votare. L’unica indicazione sul senso politico di queste primarie per i parlamentari l’ha voluta dare lui stesso, rivolgendosi al Pd, con un altro tweet:

Alla luce di questa volontà, oggi più che mai, sarebbe meglio che Vendola prestasse più attenzione a quello che accade in casa propria.

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