Il Salento del turismo e l’amaro prezzo da pagare

Casino Mongiò

Resort, piscine, parcheggi a due passi dagli Alimini. Resort, piscine, parcheggi vicino a Torre Santo Stefano, poco a nord di Otranto. Saranno pronti tra qualche anno e già dal prossimo li si comincerà a costruire, con l’aiuto di un finanziamento regionale e grazie a un forte investimento da parte di un consorzio di aziende edili locali. Il futuro dell’industria turistica del Salento – ma esiste una industria turistica nel Salento? – passa dalle mega strutture riservate a clienti dalle tasche gonfie e dalla ristrutturazione, a beneficio di chi potrà permettersele, di antiche dimore e masserie vista Adriatico. Tutto regolare. Tutto sul limitare di zone Sic e all’interno dei paesaggi più suggestivi che il Salento può offrire. È questo il modello che le amministrazioni pubbliche (diciamolo, anche in mancanza di iniziative imprenditoriali di diverso segno), nel Salento, si trovano ad assecondare.

L’ultima iniziativa che va in questa direzione è quella del consorzio Costa del Salento. È formato da cinque ditte edili (Edilsud, Turismo Verde, Edilcostruzioni, Gest Resort, Thema Servizi Turistici di De Santis Raffaele&C.) che beneficeranno di un finanziamento pari a 7.383.839,68 euro per la realizzazioni di cinque strutture turistico-alberghiere, tra il 2013 e il 2015, nel territorio di Otranto e di Santa Cesarea Terme, per un investimento totale di 16.408.533,28 euro.

Alberghi lussuosi e resort provvisti di piscine, club house, campi da golf, sale riunioni, sala convegni, ristoranti e solarium. Tre di essi saranno ricavati da antiche Masserie e Casini locali (Masseria Muzza e Casino Mongiò a Otranto e Casino Donna, in località Serpi, a Melissano), uno da un vecchio fabbricato sito in Via Pola a Santa Cesarea Terme e l’ultimo da una lottizzazione di terreno in Zona Fanghi, a Otranto, dove verranno costruiti ex novo 16 residence turistico-alberghieri. Di tutto un po’, insomma, per un intervento inserito nella pratica denominata “Turismo rurale” (L.R.20/1998) che prevede finanziamenti regionali per il recupero e la valorizzazione di beni immobili situati in aree rurali.

Due degli interventi previsti balzano agli occhi di chi conosce la zona, perché perseguono il modello dell’insediamento di prestigio in zone ad altissimo valore paesaggistico. Sono Masseria Muzza e Casino Mongiò, a pochi chilometri dal centro abitato di Otranto, direzione nord: tra vecchie stradine di campagna e il profumo del mare in lontananza, in un paesaggio nel quale le antiche masserie riempiono lo scenario, incatenando lo sguardo dei passanti. Tra queste, anche le due strutture che a breve lasceranno spazio a cemento e un “recupero” che renderà la zona degli Alimini ancor più “riservata” al turismo di pregio. Si trovano qui:

Masseria Muzza e Casino Mongiò sulla cartina

Masseria Muzza è un antico fabbricato il cui nucleo principale risale al 1700. Si estende per circa due ettari di terreno, dei quali 1700 mq ca. sono coperti da fabbricati rurali. Accanto al nucleo più antico, vecchi recinti a corte, in pietra a secco, si confondono con l’orizzonte e raccontano un passato dedito alla pastorizia. Gli abitanti del posto, con gli occhi un po’ malinconici, ricordano le vecchie proprietarie di quella struttura, “le doi soru zite”, le chiamano così, e gli antichi rituali legati all’allevamento e alle pratiche agricole. Intorno, solo verde, arbusti e vegetazione tipica della macchia mediterranea. Siamo, infatti, a pochi metri da quella che è L’Oasi protetta dei Laghi Alimini. Lo sguardo segue il perimetro della Masseria, a sud della struttura, a pochi metri, uno specchio d’acqua avvolto dal verde, conosciuto come “Lu Strittu”, il canale che collega i due laghi Alimini, anche esso habitat di numerose specie animali.

L’area in questione dista pochi metri dalla zona SIC (sito di importanza comunitario europeo) e ricade in ambito B (valore rilevante) secondo la classificazione paesaggistica fatta dal regionale P.U.T.T. (Piano Urbanistico Territoriale Tematico). Il Comune di Otranto è ancora sprovvisto di un P.U.G., ma le bozze presenti sul sito ufficiale parlano di una struttura adiacente alla zona Sic Alimini, collocata in un’area naturalistica dal valore rilevante e sottoposta a vincolo idrogeologico (P.U.T.T./b serie 3).

Qui Gest Resort s.r.l presenta a febbraio del 2008 un progetto “con il preciso fine di fornire un salto di qualità del complesso”. L’offerta turistica che viene proposta vuole ricalcare, grazie a un investimento complessivo di 6 milioni di euro circa, il modello lanciato da Acaya Resort, garantendo “un turismo di nicchia e di qualità” (un vero e proprio turismo rurale, insomma). Perché quel che oggi resta di Masseria Muzza sarà l’habitat perfetto per costruire un albergo a quattro stelle con 38 camere doppie, un centro benessere dotato di Spa, un ristorante, una sala convegni da 200 posti e una piscina. Il progetto definitivo è stato presentato il 16 luglio di quest’anno e ha già attenuto tutti i pareri necessari per dare il via ai lavori, riuscendo a superare i due no avuti dalla Soprintendenza dei Beni architettonici che aveva negato, in un primo momento, l’autorizzazione paesaggistica. Favorevole anche il Sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che riconosce a questi interventi imprenditoriali il merito di “recuperare strutture ormai vetuste”, senza volere polemizzare sulle modalità di intervento “poiché a esclusiva discrezione delle ditte”.

Masseria Muzza, Otranto

Se ci si lascia alle spalle Masseria Muzza e si prosegue per le stradine strette di quell’oasi che conserva ancora un sapore quasi incontaminato, in direzione Nord, area Fontanelle Est, in prossimità di Torre Santo Stefano, si incontra Casino Mongiò, l’altra struttura interessata dai progetti di “recupero”.

È più difficile da raggiungere ed è facile perdersi tra il verde delle campagne: qui la vegetazione si infittisce, avvolge, e l’erba supera l’altezza delle ginocchia poiché ci si avvicina sempre più all’area protetta. In lontananza, un vecchio casale color mattone, ormai in stato di degrado, risalente agli anni ’20 e dedito all’allevamento di pollame. La struttura, composta da due fabbricati, rispettivamente di 204 e 156 mq, e un terreno circostante di 2.262 mq complessivi, è  situata  proprio sulla linea di confine dell’area che i Piani Regionali di Tutela Ambientale indicano come “Sic Alimini”. E a sottolineare i dettagli geografici che consentono, legalmente, un simile intervento anche in questa zona, questa volta, ci pensa l’incaricato dell’Ufficio Tecnico di Otranto, il geometra Giuseppe Tondo, che precisa come la struttura ricada proprio sul confine della zona Sic e non all’interno della stessa. Ignorando però, viene da pensare, l’area di rispetto prevista (che si aggira intorno ai 100 metri). Perché se è vero che la ditta Turismo Verde s.r.l. non ha potuto progettare interventi che aumentino il volume dei fabbricati, ha inserito nel progetto la costruzione di nuovi tracciati stradali (alcuni carrabili) larghi 4 metri, una zona parcheggio e altri passaggi pedonali. Un “recupero” di non poco conto che, seppur consentito per legge, avrà una forte ricaduta sul piano paesaggistico. L’ok è arrivato, infatti, il 22 febbraio 2010: Casino Mongiò sarà trasformato in una struttura alberghiera formata da bilocali e trilocali autonomi, dotata di piscina di 162 mq collocata a sud del complesso e di una zona solarium, per un intervento complessivo di 1.849.575 euro. E benché, anche questa volta, la struttura ricada in zona ATE B (secondo la classificazione fatta dal PUTT/p), benché sottoposta ai vincoli paesaggistici ai sensi della legge n.1497/39 e ai vincoli idrogeologici come precisato nella relazione paesaggistica allegata al progetto, il nuovo complesso si farà.

Dopo la visita alle strutture e al paesaggio intorno a esse, fare i conti con la realtà, bizzarra, del nostro territorio è quasi d’obbligo. Queste zone sono tra le più belle del Salento. Qui verranno costruiti dei resort con piscine enormi, camere confortevoli, parcheggi di cemento e tutto quello che serve per far star bene il turista. Tutto questo si fa per far girare l’economia, per puntare sullo sviluppo turistico del Salento. Ma tutto questo ha un prezzo. E solo passeggiando e andando a vedere con i propri occhi quello che c’è e non ci sarà più, lo si comprende appieno.

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One thought on “Il Salento del turismo e l’amaro prezzo da pagare

  1. Mio padre risiedette alla Muzza per qualche mese con i soldati della sua compania mitraglieri (che egli porto' sani, salvi ed armati indietgrto dal Montenegro) alla fine della seconda guerra mondiale.
    Quello che mi raccontava quand'ero un ragazzo era che la Muzza era "un paradiso", e che se mai potessi averne la possibilita' dovrfei visitarla. Ed infatti ho il progetto di farlo, se possibile, prima della costruzione degli alberghi, venendo dalla California dove abito da circa 30 anni.
    Quello che piu' mi preoccupa dei progetti sono le sale di riunione, le piscine e le Spa, che richiedono una vasta quantita' di spazio e si rtivolgono chiaramente ad un tipo di turismo che chiartamente non sembra amare, rispettare ed apprezzare pienament le bellezze naturali e le tradizioni styorico-culturali della nostra bella Italia.
    E sulla base delle esperienze precedenti di zone costiere favolose ridotter a colate di cemento, devo riconoscere che un certo reralismo pessimista mi suggerisce che sara' difficile realizzare quel sogno di andare dove mio padre era rimasto incantato dalla bellezza dei luogh, e goderne anch'ioi, a meno che ci riesca assai prontamente prima dell'inizio dei lavori….

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