La scialuppa di Silvio per i berluschini dell’ex An

La ridiscesa in campo di Berlusconi ha scosso dalle fondamenta un partito già indebolito ed in crisi di credibilità dopo l’ultima, fallimentare, stagione governativa. Quello che nel 2008 appariva una macchina mangiavoti difficile da fermare con oltre il 33% dei consensi  ha visto assottigliare sempre di più il suo bacino elettorale. L’ultimo sondaggio condotto da Swg per Agorà  attesta il Pdl addirittura sotto il 14% (13,8%). Il dibattito politico e giornalistico stava lentamente iniziando a scrollarsi di dosso il mantra berlusconiano. Così nel dibattito politico italiano, che sembrava aver smesso gli abiti dell’eterno referendum pro o contro Berlusconi, cominciava a parlarsi di contenuti (vedi le primarie del centrosinistra).

All’interno dello stesso Pdl l’annuncio delle primarie da parte del segretario Alfano per il 16 dicembre rappresentavano un chiaro segnale politico e simbolico di transizione verso il post berlusconismo, anche se cosa ne sarebbe stato del futuro del centrodestra senza il suo fondatore e padrone assoluto per 20 anni in pochi erano in grado di prevederlo tra possibili, paventati, “spacchettamenti” e la formazione di nuovi movimenti politici di opinione. Tutti processi che sono stati abortiti a causa dell’ennesima giravolta di Berlusconi, che ha scatenato un terremoto in un partito già fragile, dalle troppe radici storiche e ideologiche, che cercava di tenersi insieme alla buona, in attesa del cemento delle primarie. La debolezza della linea, l’indecisione e l’inesistente solidarietà tra le varie anime del Pdl ha portato i molti processi in nuce nell’ex maggior  partito italiano a risolversi nel peggiore dei modi: l’immobilismo. L’unico cemento per una classe politica tenuta insieme dall’unico interesse dell’autoriproduzione, è Berlusconi.

Ciò vale anche per molti ex An, che rappresenterebbero una destra ancora ideologizzata, con “valori” ai quali ispirarsi. Tra loro alcuni sono rimasti fedeli alla linea berlusconiana (Gasparri e La Russa) e altri hanno assunto le sembianze dei “frondisti” (Alemanno, Meloni, Mantovano). Chi di certo non vuole presentarsi come  frondista è il deputato brindisino Michele Saccomanno, ex An molto vicino a Maurizio Gasparri, che si dice favorevole alle primarie “anche con Berlusconi”, seppur il risultato sarebbe stato “certo” Si dice contento, tuttavia, dalla ridiscesa in campo che “ha sciolto tutte le stupidaggini su presunti spacchettamenti”. E la credibilità politica di Alfano? “Nessun discredito. Ha agito secondo la linea del partito”. Insomma, tutto va bene, madama la marchesa. Negare ogni difficoltà, a tratti anche la realtà, torna ad essere il modo migliore per continuare a galleggiare, sperando che prima o poi la tempesta passi e tutto torni come prima. Magari peggio.

 

 

Michele Saccomanno

On. Saccomanno, come valuta ritorno in campo Berlusconi?

Avrei preferito le primarie, anche con Berlusconi nonostante  il risultato  sarebbe stato certo. Sono contento che abbia contribuito a sciogliere tutte le stupidaggini sugli “spacchettamenti di cui qualcuno parlava. Io personalmente mi sento del Pdl. Non si tratta più di ex An o ex Forza Italia. Quelli che si fanno guerra sono gruppetti di vertice ma i militanti ed i parlamentari che lavorano quotidianamente  in Parlamento non notano differenze con il collega del banco accanto. Insieme vedremo come costruire il futuro del partito che non si basa sui nomi ma su un progetto.

Eppure tra gli ex An le spaccature appaiono evidenti. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno e Giorgia Meloni avevano chiesto e continuano a chiedere le primarie; mentre Gasparri e La Russa sembrano essersi adeguati alla linea berlusconiana

Ma anche la Meloni ha ripetutamente sostenuto che anche se ci fosse stato Berlusconi sarebbe stato importante fare le primarie perchè permettono di conoscere persone di valore.  Né lei né Crosetto  o gli altri candidati immaginavano certo di battere Berlusconi ma di presentare e  proporre un progetto autonomo, di segnalare la propria differenza.

 Lo sconfessamento del segretario Alfano che aveva annunciato pubblicamente “mettendoci la faccia” la data delle primarie per il 16 dicembre non rischia di aver distrutto in modo irrimediabile la sua credibilità politica?Già in passato è stato accusato eccessiva debolezza e mancanza di personalità

Ad una visione superficiale puo’ sembrarlo, ma se si fa un’analisi più approfondita no.  Alfano è stato lineare e coerente agendo in base a ciò che era stato deciso fino ad allora dal partito e dall’ufficio di presidenza. I dubbi erano solo di Berlusconi.

Nel Pdl di Brindisi nessuna frizione? D’accordo su tutta la linea?

Ripeto siamo tutti del Pdl. Non vedo lotte interne tra di noi. Il partire uniti rappresenta, comunque, un vantaggio. Resta da definire pero’ quale sarà il progetto del partito per il prossimo quinquennio.

Quindi non esiste il rischio “spacchettamento” di cui si sente tanto parlare?

No, assolutamente no.

 

(foto slider by Mihr)

 

 

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