Primarie aperte per i parlamentari: Pd e Sel alla prova

La cosa davvero interessante sarà osservare quale connotazione assumeranno le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento nelle file del Pd. Se queste saranno rivolte dal partito al maggior coinvolgimento possibile degli elettori (quindi primarie aperte) o se saranno sostanzialmente uno scontro tra personalità locali, più o meno forti di un bacino elettorale consolidato. Nel primo caso sarebbero un confronto tra profili e proposte politiche da parte dei singoli candidati, che dovrebbero fare lo sforzo di convincere i loro elettori attraverso la chiarezza delle loro posizioni sui grandi temi del dibattito politico, ma anche attraverso possibili proposte di legge da presentare una volta a Roma, attraverso impegni da stringere con il territorio e con le categorie sociali che lo compongono. Nel secondo caso, quello delle primarie chiuse ai soli iscritti al partito, queste sarebbero poco più che una resa dei conti interna tra “papabili” e una corsa ad accaparrarsi la fiducia e il sostegno di dirigenti e seconde file con relativi seguiti elettorali. E il fallimento dell’idea di una partito progressista aperto, che non appartiene più alla nomenclatura, ma che sceglie di appartenere alla sua gente. Con interventi, articoli e interviste sui giornali locali del Salento, anche gli esponenti locali del Pd hanno cominciato a parlarne. Per primo Salvatore Capone, il segretario provinciale, che ha lanciato la proposta. Lo hanno seguito a ruota Cosimo Durante, il presidente provinciale del partito (e probabile candidato) Cosimo Durante, poi i parlamentari Maritati e Bellanova. Tutti favorevoli. E come potrebbe essere diversamente, in questa fase. Tanto più che qualche settimana addietro è stato il segretario regionale Blasi ad annunciarle. “Primarie per tutti, salvo una piccola riserva di posti in lista dedicati alla società civile”, ha detto Blasi. Nel Pd salentino, dunque, tutti le vogliono, almeno a parole. Nel Pd nazionale molti le vogliono, più di qualcuno tace perché le teme. Ma il dibattito è aperto e se Bersani – proprio lui – vuole dare seguito alla promessa fatta, dovrà darsi da fare, perché il tempo per organizzare la consultazione, stilare un regolamento e approvarlo e per dare la possibilità ai vari candidati di fare un minimo di campagna elettorale, è strettissimo. Un compito che spetta necessariamente al Pd nazionale, al quale le segretarie provinciali dovranno adeguarsi. Organizzare in fretta e bene primarie aperte per la scelta dei candidati al Parlamento sarebbe una decisione necessaria anche a fronte del naufragio dei mille disegni di riforma del Porcellum. E per il Pd salentino sarebbe ancora più importante perché permetterebbe alla futura rappresentanza parlamentare di non essere frutto di giochi di corrente e degli scontri personalistici coperti e scoperti che in queste ore si stanno consumando. E depotenziarebbe definitivamente il totocandidato che cominciato da mesi e che vede teoricamente in lista una serie volti vecchi, nuovi e seminuovi, rappresentanti di interessi di corrente insieme a politici appassionati, candidati designati da Roma e candidati ereditari di pacchetti di consenso interno. A proposito: siamo sicuri che le primarie per i Parlamentari debbano riguardare solo il Pd? Potrebbe trattarsi di un fatto democratico che coinvolge tutto lo schieramento progressista che ha preso parte alle primarie per la premiership. Quindi anche Sel, il partito di Vendola. All’interno del quale si sussurra già di candidature prenotate da anni, di uomini e donne forti che il governatore avrebbe già scelto in Puglia come compagni di viaggio verso Roma. Per Sel, che, a dispetto delle auto rappresentazioni, è uno dei partiti politici italiani a più forte impronta verticistica, scegliere di fare le primarie per le candidature al Parlamento sarebbe il primo passo per mostrarsi, a sua volta, un partito aperto, disposto a cedere lo scettro delle decisioni che contano dal “cerchio magico” de vendoliani della prima ora al “popolo” al quale il governatore, a ogni elezione, si rivolge. Un consigliere regionale della Puglia, Michele Ventricelli, le ha già proposte.

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One thought on “Primarie aperte per i parlamentari: Pd e Sel alla prova

  1. improvvisamente tutti i big vogliono le primarie, sono diventate di moda! i "riCircoli Democratici", con una lettera del primo Agosto, inviata in forma privata al Segretario Provinciale, al Presidente dell'Assemblea, le invocavano, unitamente a regole certe per la partecipazione, senza che ci fosse una risposta concreta! le primarie non basta volerle è necessario organizzarle e in fretta! già nell'assemblea provinciale di ottobre si sarebbe dovuto approvare il documento presentato dai "riCircoli Democratici" con il quale si chiedeva di impegnarsi sulle primarie per la scelta dei candidati, ma si ritenne di non esprimersi rinviando il tutto ad una non precisata assemblea! Ora tutti sono favorevoli alle primarie! l'occasione per uscire sulle pagine dei giornali è ghiotta! ed ecco tutti i notabili (anche quelli che di notabile hanno ben poco) del partito che fanno a gara per avere la primogenitura della proposta! ma intanto il tempo passa e gli organismi collegiali deliberanti (Assemblea e Direzione) non sono stati ancora convocati! Bisogna fare in fretta le festività sono alle porte e si sa è il peggior periodo per pensare alla politica!
    Giovanni Leo

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