Perché la Puglia cresce in tempo di crisi

Pochi giorni fa l’Istat ha certificato che nel terzo trimestre del 2012 l’occupazione in Puglia è cresciuta di 21mila unità, piazzando la regione al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. È un dato in lieve controtendenza rispetto al panorama nazionale (dove gli occupati sono scesi dello 0,2 per cento, pari a 45mila unità) e in forte controtendenza con il dato del Mezzogiorno dove, in Campania gli occupati sono diminuiti di 12mila unità, in Sicilia di 23mila, in Calabria di 22mila, in Sardegna di 13mila. Il risultato della Puglia lo si evince dalla distribuzione di questi nuovi posti di lavoro, che attraversa tutti i comparti storici dell’economia ma che all’interno di essi, coinvolge esclusivamente realtà economiche che hanno risposto alla crisi investendo in innovazione e sviluppo. Le imprese che, in ogni settore, hanno avuto il coraggio di investire piuttosto che ridurre i costi fissi, sono state premiate. Ma, accanto all’investimento, vincono nel panorama pugliese, al punto di compensare e sopravanzare i saldi occupazionali negativi fatti segnare dalle imprese in crisi, le imprese che esportano e che si consorziano per meglio approfittare delle opportunità offerte dai finanziamenti europei che la Regione Puglia ha messo a bando in diverse forme fin dall’inizio della crisi, nel 2008, con una manovra ad hoc che ad oggi è arrivata alla somma di 1 miliardo e 200 milioni di investimenti in supporto al sistema produttivo.

I dati sull’occupazione registrati nel terzo trimestre del 2012 in Puglia fanno piazza pulita anche dell’assioma per il quale il futuro dell’economia pugliese sarebbe legato al binomio agricoltura e turismo. Infatti se l’agroalimentare è certamente un comparto in crescita, in forte recupero risulta il comparto manifatturiero, piccolo, medio e la grande industria, data più volte per spacciata nel Mezzogiorno.

Nei settori della meccanica avanzata, per esempio nell’industria dei serramenti, è in atto una vera e propria specializzazione produttiva (una azienda pugliese è la seconda produttrice in Italia di maniglie ed esporta in tutto il mondo). Così nell’automotive e nel settore dell’aerospazio la Puglia presenta molte imprese che investendo riescono a guadagnarsi altri mercati all’estero e a vendere.

Per ciò che riguarda l’agroalimentare la Regione ha finanziato progetti di investimento in tutti i pastifici, come fece tre anni fa con tutte le cantine per il vino. I marchi Divella, Riscossa e Oropan sono importanti aziende locali che continuando a produrre in Puglia (e dunque rinunciando a una delocalizzazione delle produzioni) vendono in mercati stranieri, che hanno utilizzato fondi regionali per potenziare la ricerca per mantenere le proprietà organolettiche del prodotto o per specializzarli all’interno di nicchie come gli alimenti per celiaci.

Ma se gli investimenti in innovazione garantiscono la permanenza, e l’espansione, delle attività di impresa in Puglia e un conseguente aumento dei posti di lavoro, c’è da chiedersi se il collegamento tra il finanziamento pubblico e le nuove assunzioni produca occupazione stabile o temporanea.

L’assessore allo Sviluppo economico della Regione, Loredana Capone, dice che all’interno di quei 21mila posti di lavoro guadagnati nell’ultimo trimestre, “ci sono contratti di tutti i tipi. Certo quando la Regione Puglia finanzia un investimento parte dall’assunto che quell’incentivo deve essere un valore aggiunto verso l’occupazione. Sulla base di questo ragionamento noi diamo un vincolo alle imprese che ne beneficiano: che assumano a tempo indeterminato”

I principali finanziamenti regionali ai quali le imprese (medie e grandi) che in Puglia crescono hanno avuto accesso sono i Pacchetti integrati di agevolazione (Pia) e, per le aziende più grandi, i Contratti di programma. I primi sono  stati (finora) 88 milioni di euro di finanziamenti in conto impianti o per consulenze in materia di innovazione dei processi produttivi. I Contratti di programma hanno invece permesso di destinare 130 milioni di euro alle grandi imprese per cofinanziare investimenti per l’innovazione.

I settori che vanno giù clamorosamente come il Tac salentino sono i settori che storicamente non hanno investito, e continuano a non farlo, in ricerca e sviluppo. Tant’è che anche nell’abbigliamento e nel tessile, laddove si investe in ricerca, in Puglia non si è mai smesso di produrre e di vendere in altri mercati. La “Canepa tessiture” di Maglie è un caso. Ha avuto un finanziamento regionale di 3 milioni per investirne 12 in ricerca e sviluppo al fine di studiare e cominciare a produrre nuovi tessuti. A Barletta il settore della calzatura di lavoro, quella dedicata alla sicurezza dei piedi di chi svolge lavori pesanti, esporta in tutto il mondo. Quindi anche in quei settori chi investe in ricerca e sviluppo riesce a competere, anche in tempo di crisi.

 

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