Bersani stravince in Puglia e nel Salento. Comincia la corsa del csx verso il governo

Nel Salento Matteo Renzi ha vinto a Cursi, Martano, Otranto e Racale. Negli altri 81 comuni nei quali si votava Bersani ha dominato. A Patù, dove hanno votato 612 persone, Bersani ha preso il 99,5 per cento (3 voti a Renzi e una bianca). In tutto in provincia di Lecce hanno votato 26.601 persone. Il 70,8 per cento ha votato per il segretario nazionale del Pd.

Anche grazie al voto dei salentini Bersani è ufficialmente tornato ad essere il candidato premier del centrosinistra, dopo aver messo in discussione l’investitura che lo Statuto del suo partito gli offriva ed essere riuscito grazie alle primarie ad unire le molte anime e le molte istanze che compongono quel soggetto politico complesso chiamato “centrosinistra”. Questo soggetto politico da oggi dovrà battersi in maniera compatta e coesa per diventare maggioranza nel Paese, affermandosi come alternativa credibile al grillismo e al montismo  e come definitivo motore di una svolta politica che il Paese (la sua parte progressista) non ha smesso di aspettare dall’inizio degli anni ’90.

A questo proposito è bene comprendere, per chiunque oggi alza i calici, che una onesta analisi del voto di queste primarie dice che l’elettorato del centrosinistra va allargato. Che il centrosinistra deve porsi l’obiettivo di essere inclusivo, accogliente. Deve accettare quegli obiettivi che Renzi non è riuscito a raggiungere (motivo per cui ha chiesto scusa ai suoi sostenitori): parlare ai delusi della politica, a chi si astiene, ai delusi del centrodestra e a chi vota Grillo solo per rabbia.  Tutto questo è necessario perché il centrosinistra diventi maggioranza in Italia ed esca dalla sindrome minoritaria nella quale cinquant’anni di storia repubblicana l’hanno confinato a parte brevi parentesi. Un dato solo rende l’idea della sfida che attende Bersani: nel 2005 alle primarie vinte da Romano Prodi parteciparono al voto un milione di persone in più rispetto a queste primarie. E Prodi vinse le elezioni di strettissima misura. Allora il centrosinistra lottava contro una corazzata che oggi è allo sbando. Questo però non vuol dire che Bersani debba accontentarsi di costruire una vittoria sulle debolezze degli avversari politici. Essere maggioranza nel paese, nella società italiana, ed esserlo realmente al di là dei “premi” che la legge elettorale gli riserverà, sarà la precondizione per costruire un progetto di governo credibile e duraturo. Da oggi, il compito di tutti, Bersani, Renzi, Vendola e relativi sostenitori deve essere questo.

La Puglia ha premiato Bersani con il 71 per cento dei voti. Un consenso larghissimo che rafforza ancor di più il Partito Democratico e la segreteria regionale. Già il risultato del primo turno, con Bersani che riuscì a superare anche il governatore della stessa regione, Nichi Vendola (anche lui candidato alle primarie), aveva reso chiaro a chi spettasse dettare la rotta per l’immediato futuro del centrosinistra pugliese. Oggi i bersaniani pugliesi incassano una ulteriore iniezione di fiducia (e di responsabilità) a favore della leadership di quelli che saranno i processi politici che si svilupperanno nel dopo-Vendola (se ci sarà, già nei prossimi mesi, un dopo-Vendola).

I risultati comune per comune nel Salento

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