Vendola resta un leader pugliese, il Pd non può farne a meno

Questa volta Vendola non ce l’ha fatta. Il campione delle primarie deve registrare a livello nazionale un ridimensionamento severo delle proprie ambizioni (le stesse che lo hanno portato negli ultimi anni a mettere un po’ in secondo piano l’impegno alla Regione Puglia) e, a livello regionale, un risultato al di sotto delle proprie aspettative di vittoria. Il dato che interessava di più, osservando le primarie dalla Puglia, era proprio quello del governatore. Una sorta di verifica della validità del suo progetto di leadership del centrosinistra nazionale e del gradimento dei pugliesi verso il suo progetto politico di una sinistra di governo.

Si può dire che sul secondo punto, seppure con una intensità minore rispetto alle aspettative, Vendola tiene. In Puglia è ancora lui il leader, è ancora il personaggio politico di centrosinistra le cui scelte pesano più di quelle del resto degli altri e degli altri partiti. Il voto espresso dal 37,1 per cento dei pugliesi nei confronti del governatore racconta ancora un capitale di consenso  che va al di là del radicamento del suo partito (Sel) o dei suoi uomini sul territorio. Ma l’impressione, se si guarda al 39,2 per cento di Bersani (il più votato nella nostra regione) e ancor di più al 20 per cento di Matteo Renzi, non può che essere quella di una stagione – il “vendolismo” – che ha cominciato il suo percorso discendente, venendo a mancare il “motore” trainante del carisma del governatore, quelle ambizioni nazionali che ne hanno rafforzato l’immagine e la consistenza.

Vendola, a livello nazionale, ha conseguito lo stesso risultato che conseguì Bertinotti alle primarie nazionali del 2005. Alla luce di ciò c’è da chiedersi se la sua lunga marcia finirà – curiosamente – con la presidenza della Camera. Sull’ipotesi che Vendola prenda atto del risultato nazionale e si convinca a rimanere in Puglia a terminare il suo lavoro, sono in pochi a scommettere.

La vittoria di Bersani, comunque vada, consegna l’iniziativa politica a livello regionale nelle mani del Partito Democratico. E Michele Emiliano non ha perso tempo, nelle interviste a caldo del dopo voto, per avanzare la sua interpretazione del futuro prossimo (in Puglia si potrebbe votare a marzo, se Vendola deciderà di lasciare la Regione): il Pd e Sel in Puglia devono cominciare a considerarsi una unica comunità politica dopo anni caratterizzati da una dialettica forte, risolta solo in parte dalle primarie del 2010. La mossa di Emiliano, che da candidato in pectore alla Regione non può che essere contaminata da un certo calcolo, sembrerebbe rivolta a bypassare le primarie su base regionale a favore di una indicazione diretta sul suo nome. L’uomo giusto per tenere insieme il Pd e i vendoliani, insomma, sarebbe lui medesimo.

Vedremo come reagirà il Pd regionale, che, per inciso, con queste primarie sembra ormai caratterizzarsi come un partito forte in provincia e più debole, battibile, nelle città, a partire da Bari, il capoluogo, nel quale  il governatore è riuscito a cementare il consenso (Vendola ha il 47,7 per cento a Bari città) e una certa egemonia. L’equazione è sempre la stessa: dove il Pd presenta deboli presidi organizzati, Vendola sfonda.

Anche il litigioso Pd della provincia di Lecce ha scontato questa sua debolezza, riscontrabile in due forme: la vittoria, seppur di misura, di Vendola. E l’avanzata, al 20 per cento, di Renzi. La situazione di Lecce è emblematica, con il Pd cittadino che sembra preda di un disimpegno di massa a un mese dal congresso. Il risultato è un Vendola avanti di 600 voti su Bersani. E un Renzi sorprendentemente staccato dal segretario del Pd, che aveva dalla sua praticamente tutta la segreteria, soli 135 voti. È utile scrivere ancora, per l’ennesima volta, che a Lecce città, all’interno del Pd c’è da riflettere per tutti, non solo per chi, temporaneamente, si trova al vertice del partito? Mah. Forse è più utile registrare un altro significativo risultato di quel fronte di impegno civile che si è costituito e che va consolidandosi intorno a Carlo Salvemini. E che con questo risultato conferma di avere in mano il pallino dell’iniziativa politica in città, seppur con numeri risicati (ieri hanno votato a Lecce 3.500 persone in meno rispetto alla primarie delle amministrative).

Ma nel resto della provincia a farla da padrone sono le piccole patrie dei singoli leader locali e una iniziativa complessiva, confermata da risultati omogenei, non c’è. In altre parole, i risultati elettorali seguono gli umori dei singoli esponenti locali del partito. Nei due centri più popolosi, Lecce e Nardò, Bersani è sconfitto (a Nardò, dove vince Renzi, è addirittura terzo). Renzi si afferma a Cursi (paese d’origine di Antonio Rotundo), Racale (dove governa il giovane sindaco Donato Metallo), Presicce e San Cassiano. Consegue ottimi risultati anche a Galatina, Lecce, Monteroni. Dove il Pd è dilaniato da dissidi interni, Renzi sfonda, a conferma di quanto il messaggio di contrasto all’establishment da parte del sindaco di Firenze sia riuscito, anche in chiave locale, a far presa nell’immaginario degli elettori.

Vendola nel Salento vince in grossi comuni, in molti dei quali governa il centrodestra, come Calimera, Campi, Casarano, Cavallino, Copertino, Cutrofiano, Galatina, Galatone, Gallipoli, Lecce, Leverano, Maglie, Melendugno, Monteroni, Otranto, Poggiardo, Surbo, Taviano, Tricase, Ugento.

La sfida ora è rimandata a tra una settimana. A guardare i risultati del primo turno in Puglia e nel Salento non dovrebbe esserci storia tra Bersani e Renzi. Ma il radicalizzarsi dello scontro, l’effettiva possibilità di farcela che Renzi è riuscito a costruirsi a livello nazionale, rimescolano le carte in maniera clamorosa. E i giochi in evoluzione della politica pugliese, comprese le incertezze circa il grado di impegno con il quale Vendola deciderà spendersi a favore del suo “cugino” politico Bersani, dicono che ci sarà ancora tanto da capire in questi lunghi sette giorni.

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3 thoughts on “Vendola resta un leader pugliese, il Pd non può farne a meno

  1. Mi auguro che Vendola decida, finalmente, di correre da solo… il pd per lui è solo causa di problemi, da sempre! Il suo nome non può essere più accostato ad un emiliano o un chicchessia qualunque del solito vecchio pd, LUI è troppo 'oltre'! 😉

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