Lecce non è la Bulgaria e Perrone se ne è accorto

“Sarà una giunta politica”, disse Paolo Perrone poco dopo la chiusura delle urne alle amministrative di maggio. Fu una vittoria schiacciante, in alcuni seggi un plebiscito. Ma siamo proprio sicuri che sia stato meglio così per il sindaco di Lecce? Governare dopo aver ottenuto un larghissimo risultato non sempre si rivela più facile che gestire una vittoria risicata. Perché, sembra di capire, a Lecce per ogni punto percentuale in più conseguito nelle urne c’è una promessa in più da mantenere. Un equilibrio in più da assicurare. Un numero crescente di piccoli personaggi politici da accontentare.

Con “giunta politica” il sindaco Perrone si riservò di tener conto, nella formulazione del governo, dei risultati elettorali dei singoli eletti. I più suffragati sarebbero stati premiati. Così come i partiti più suffragati avrebbero avuto maggior peso nel governo della città. A tal fine fu facile per Perrone far passare la nomina di alcuni tra i suoi fedelissimi, risultati effettivamente i più votati nelle liste a lui collegate. L’assessore al Bilancio Attilio Monosi (Pdl), quello ai Lavori Pubblici Gaetano Messuti (Pdl), l’ex poliano (sottratto all’influenza della senatrice con una nomina assessorile nella passata amministrazione) Severo Martini (Pdl) all’Urbanistica, il giovane Andrea Guido, cresciuto politicamente nel movimento “personale” di Perrone Lecce Città del Mondo, l’emanazione del consigliere regionale Roberto Marti ed ex pezzo grosso dell’Ufficio Casa del Comune Luca Pasqualini e l’esponente di IoSud Luciano Battista. Si tratta di un cerchio di intoccabili che hanno guadagnato tanti voti e strettissima fiducia politica da parte di Perrone. E che oggi nessuno contesta.

Al cerchio degli intoccabili (dalle polemiche dei pidiellini leccesi) andrebbe aggiunto anche l’assessore al Turismo Luigi Coclite, risultato nientemeno che ottavo nella lista Pdl ma primo tra i “mantovaniani”, corrente interna che nella passata legislatura si distingueva con un gruppo consiliare a sé (“La città”) e che Perrone è riuscito a far confluire nella lista del Pdl ottenendo il risultato di annullarne ogni potere di trattativa in Consiglio comunale ma al prezzo di un posto in giunta.

Ad essere superati da Coclite, nonostante avessero ottenuto nella lista del Pdl un risultato migliore, sono stati Angelo Tondo, Lucio Inguscio e Fiorino Greco. Un altro poliano il primo, passato alla corte di Fitto – via Perrone – nella passata legislatura e nominato poco al vertice del consorzio Asi (infatti non si lamenta affatto). Il secondo è un ex assessore “dimesso” da Perrone nella passata legislatura (dopo un imbarazzante vicenda legata al bando per le case popolari), rifugiatosi nell’Udc per breve tempo e poi convinto (con quale promessa?) da Perrone a tornare come un figliol prodigo nel Pdl pochi mesi prima delle elezioni. Il terzo è uno che sta in Forza Italia dall’inizio, assessore nella passata amministrazione, malpancista nella precedente, tornato malpancista in questa.

Ma se Coclite rappresenta un mal di pancia tutto sommato sopportabile, altro discorso va fatto per il vicesindaco che Perrone ha scelto per sé, Carmen Tessitore. Esponente del cattolico Forum delle famiglie è stata chiamata in giunta, oltre che per le sue competenze, per due esigenze: coprire una casella “rosa” ed evitare a Perrone una scelta scomoda da compiersi tra i suoi più vicini assessori per l’incarico di vice.  Il problema è che questa figura tecnica se da un lato ha evitato una scelta difficile a Perrone, dall’altro ha finito per aggravare i dolori dei consiglieri comunali del Pdl, che si sono visti sottrarre un posto in giunta. Infatti non esitano, appena possono,  ad attaccare l’inesperta (rispetto alla cinica battaglia politica) vicesindaca.

Così come, in questi giorni, fanno con quello che sembra il vero parafulmine dello scontento interno al Pdl, Alessandro Delli Noci. Eletto con Fli senza che nessuno lo abbia avvistato né durante la fondazione, né nella sezione leccese del partito di Fini, ai consiglieri del Pdl sembra esser chiaro che la candidatura in quella lista sia stata solo una facilitazione per il giovane assessore, un modo per arrivare diritto filato in giunta senza passare dalla fossa dei leoni della lista Pdl (dove si sarebbe classificato, guarda caso, appena dietro i tre esclusi di lusso Tondo, Inguscio e Greco).

Se a ciò si aggiunge una buona esposizione mediatica su temi di facile ritorno mediatico nei quali Perrone ha voluto impegnarlo (vedi Politiche giovanili e soprattutto Innovazione), ai malpancisti (che, beninteso sono molti di più dei tre pidiellini esclusi dalla giunta) vedere Delli Noci un giorno sì e l’altro pure sulle pagine dei quotidiani locali o a presenziare a convegni in rappresentanza dell’amministrazione o, semplicemente, a partorire iniziative una dopo l’altra con il supporto convinto del suo sindaco, ecco, ai malpancisti non va giù neanche più il caffè.

Negli ultimi giorni la Tessitore è finita sotto il fuoco amico perché ha dovuto rivedere al ribasso gli importi che il Comune stanzia a favore delle ragazze madri (l’assegno baliatico). Delli Noci viene ripetutamente attaccato perché le Officine Cantelmo, di cui era presidente, che rappresentano il più corposo capitale di visibilità e di consenso dell’assessore, non siano state incluse nella torta del sottogoverno che il centrodestra leccese solitamente utilizza per ricompensare chi resta a bocca asciutta di incarichi istituzionali.

Perrone, dal canto suo, mostra di voler tirare dritto, ignorando le lamentazioni e gli assalti dei “malpancisti”, anzi, rispondendo loro a muso duro in difesa della Tessitore e di Delli Noci. Dal canto loro gli scontenti – pare che il più infervorato sia l’ex mantovaniano, ex udc, ormai ex figliol prodigo Inguscio – hanno fatto sapere ai giornali che nei prossimi giorni si vedranno in separata sede per decidere il da farsi. Allora potrebbe venir fuori in tutta la sua chiarezza la soluzione al problema di Perrone: la perdita di qualche pedina sullo scacchiere di una maggioranza troppo difficile da gestire ai tempi della spending review.

Se i consiglieri col mal di pancia decidessero di svincolarsi dall’obbedienza al partito e alla maggioranza, riducendo il capitale di consenso verso la giunta “politica” di Perrone per quest’ultimo non sarebbe comunque un grande problema, visti i numeri in Consiglio. Per i malpancisti mollare il sindaco potrebbe invece rivelarsi una mossa fatale, politicamente. Nel futuro di Perrone, e del centrodestra leccese, non è detto che ci siano gli Inguscio, i Greco, le Brandi e i Martella. Più probabile, invece, che ci sia Delli Noci (e anche la Tessitore), in quel progetto politico che verrà dopo che l’agonia del Pdl sarà completa e irreversibile. Tanto vale, sembra aver deciso il sindaco, tirare avanti e rischiare di perdere qualche pezzo di una maggioranza troppo affamata e troppo larga. E, la prossima volta (ma non ci sarà una prossima volta, visto che si tratta del suo secondo mandato), dedicarsi meno alla promesse in campagna elettorale. In fin dei conti, per Perrone, deve essere stato come rendersi conto all’improvviso che Lecce non è la Bulgaria.

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