Il bello di essere giornalisti faziosi. Dichiarati

Il Post, il superblog più influente in Italia, ha preso posizione. Ha invitato gli elettori del centrosinistra a votare Matteo Renzi alle primarie; e lo ha fatto in pieno stile Post, ossia con un condivisissimo articolo firmato non dal singolo giornalista ma dalla redazione tutta, per quella che si presenta ai lettori come l’elaborazione di un pensiero collettivo, frutto della sintesi di intelligenze differenti orientate verso la medesima direzione. Per quelli del Post l’unico in grado di schiacciare il tasto “reset” per l’Italia – in qualità di futuro presidente del consiglio – sarebbe proprio il sindaco di Firenze. E chissà se nella redazione del Post la pensano tutti effettivamente così e se tutti, domenica prossima, voteranno per Matteo Renzi alle primarie. Chissà. Ma in fin dei conti è secondario rispetto all’esempio giornalistico che il Post offre con questo articolo “schierato”. O, se preferite, “partecipato”.

La decisione di rompere lo schema retorico dell’equidistanza, così in voga nel giornalismo, è una scelta di campo, apprezzabile come chi confessa di avere un’idea rispetto a una causa più grande del “dare notizie”. L’outing del Post, esplicito, in fin dei conti, non meno degli outing domenicali pro-Bersani da parte del decano Scalfari su Repubblica, è ancor più apprezzabile perché supera in peso specifico l’opinione del singolo editorialista e si offre al pubblico come prodotto del pensiero di un gruppo. Espresso, per altro, attraverso un media innovativo, lontano per definizione dall’ “ipocrisia professionale” dell’equidistanza a tutti i costi.

Un bell’esempio, quello del Post, che lascia indietro i piccoli profeti dell’obiettività, i quali si aggirano per i meandri della carta stampata, della televisione e del web e dai quali ciò che emerge è una sterile terzietà annacquata in brodo di giornalese cucinato con consistenti dosi di comunicati stampa da citare tutti, dal primo all’ultimo, per dovere di obiettività. Detto altrimenti: se nelle redazioni, soprattutto sul web, il pensiero collettivo porta nessuno ad esporsi (e quando accade lo si fa con toni epici – da “guerriero” – o perbenistici – da “ometto”) bene che vada si finisce per perdere il treno della partecipazione. E la stampa – la nuova stampa, quella digitale – manda alle ortiche la possibilitá di essere quel motore della politica e dell’opinione pubblica che la vecchia stampa non sa essere più.

Sia chiaro, il Post con il suo articolo dichiaratamente renziano non tifa per Matteo Renzi in quanto tale, ma per un modello culturale aderente alla sua missione editoriale. Se questa è faziosità allora il problema è che ci sono troppo pochi faziosi dichiarati in giro. Cominciare a essere coscienti che non di rado si è faziosi, ma che sempre si è faziosi sarebbe un buon modo per girare alla larga dalla fiction dell’obiettività e rendere un servizio migliore ai lettori, quindi alla società.

Nel suo piccolo 20centesimi prova a essere fazioso da oltre due anni. Di una faziosità uguale e contraria a quella del Post. Di quel tipo di faziosità che domenica porterà i suoi interpreti a disseminare la propria preferenza elettorale tra Vendola, Bersani, Renzi (?). Perché tra loro tre, in fin dei conti, si gioca la reale possibilità di fuoriuscire dal freddo – obiettivo, appunto – decisionismo dei tecnici.

 

 

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