Perché è importante andare a votare alle primarie in Puglia

Si gioca molto, in questi giorni, alle previsioni sul futuro politico della Puglia. E al ruolo che le primarie del 25 novembre avranno nel determinarlo. A proposito c’è da dire che in questa regione la partita somiglia più a un duello che vede Vendola contrapposto a Bersani, con Renzi relegato nella parte di terzo incomodo. Il punto è che se il segretario del Pd può contare sulla schiacciante maggioranza di dirigenti, amministratori e militanti del Pd e il leader di Sel sulla sua indiscussa leadership del centrosinistra pugliese, su molti uomini del suo governo regionale e su una nutrita pattuglia di militanti, dirigenti politici e opinion leader collocati nel corpo sociale del territorio, al terzo non resta altro che un generico – e non troppo motivato – elettorato d’opinione supportato da pochi amministratori e dirigenti politici. Insomma, la partita, in Puglia è soprattutto una partita a due, che disegnerà gli equilibri sui quali costruire la proposta del centrosinistra per continuare a governare la Puglia.

In effetti le primarie potrebbero segnare il primo, timido, passo in quel futuro incerto che nella vulgata politica si chiama “dopo-Vendola”. Perché se il presidente della Regione dice di puntare a una vittoria a livello nazionale (nonostante i sondaggi), figuriamoci se non punta, in Puglia, a fare il pienone a spese di Bersani. Per Vendola arrivare primo nella regione che governa è fondamentale non solo per marchiare definitivamente e senza sfumature una intera stagione politica cominciata nel 2005 ma anche per legittimare, con l’investitura del suo popolo, un suo prematuro abbandono della presidenza della Regione che i cittadini pugliesi gli avevano assegnato appena due anni fa.

Se fosse Bersani a prevalere in Puglia, Vendola faticherebbe non poco a far sembrare l’interruzione anticipata della legislatura qualcosa di diverso da uno “scatto di carriera” personale. Lasciare la presidenza della Regione per andare a fare il ministro o il presidente della Camera, in quel caso, sarebbe letto come la naturale conclusione di quella virata personalistica che il leader di Sel ha impresso alla sua azione politica (e di governo) in questi ultimi due anni. Come la conferma indiretta delle tesi di chi lo ha indicato più impegnato su una continua campagna elettorale personale piuttosto che sul governo della sua regione.

Anche per questo è chiaro che senza legittimazione da parte del popolo pugliese delle primarie, per Vendola sarebbe davvero difficile incidere in maniera significativa sul futuro politico del centrosinistra della sua regione. Il rischio, a quel punto, sarebbe un riflusso, di cui qualche segnale si può scorgere in questa campagna elettorale, da parte di tutte quelle persone che con il loro impegno disinteressato all’interno delle Fabbriche hanno rappresentato il vero valore aggiunto che ha consentito a Vendola di surclassare Boccia e al centrosinistra di dimostrare che la vittoria del 2005 è stata qualcosa in più di un episodio.

Dall’altro lato la vittoria di Bersani, una vittoria con un certo scarto, indicherebbe chiaramente una nuova leadership del Pd in Puglia. Una leadership ritrovata, collettiva, e la rivincita del partito sul carisma personale del singolo, dell’organizzazione strutturata sul leaderismo che di organizzazione ha dimostrato di avere poco o niente bisogno, campagne elettorali a parte. E sarebbe una indicazione chiara del fatto che spetterebbe al Pd esprimere il candidato alle prossime elezioni regionali. Con buon anticipo Massimo D’Alema ha già esercitato il suo endorsment “tattico” su Michele Emiliano, l’unico in grado di arginare il consenso di Vendola nelle lande baresi. Ma le alternative possibili, da testare attraverso le primarie, non mancano, a partire dal segretario regionale del Pd Sergio Blasi.

Le primarie, in Puglia, assumono dunque questa doppia valenza: il giudizio qualificato degli elettori di una regione che ha effettivamente testato un governo di centrosinistra a guida del “radicale” Vendola e l’indicazione, su base regionale, dello sbocco politico di questa esperienza. Anche per questo, per chiunque si sia sentito coinvolto nella lunga stagione del centrosinistra di governo in Puglia, è bene partecipare alle primarie, dire la propria attraverso il voto, indicare una strada sulla quale continuare il percorso.

Modesti risultati di partecipazione a queste primarie avrebbero il suono delle campane a morte non solo per quella che è stata la Primavera pugliese ma anche per la stagione di governo del centrosinistra in Puglia.

 

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