Le verità secretate sull’uranio a Torre Veneri

Il poligono di Torre Veneri è inquinato dall’uranio impoverito? La verità a questa scomoda domanda è oggi in possesso di pochi parlamentari e di fonti militari che hanno partecipato il 24 luglio scorso alla “Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito”. Solo una delle 50 sedute della stessa tenute nel 2012 e ad oggi l’unica i cui verbali sono stati secretati dal presidente della Commissione, il senatore (salentino) Rosario Giorgio Costa.

In quella seduta il capitano dell’esercito Paride Minervini riferiva i risultati dei rilievi in loco di cui era stato incaricato. Rilievi riguardanti il possibile inquinamento da uranio impoverito dell’area del poligono e del vicino tratto di mare nel quale spesso e volentieri vengono sparati proiettili di carro armato e altre munizioni utilizzate nelle esercitazioni. Oggi in conferenza stampa Gabriele Molendini, esponente del movimento politico Lecce Bene Comune, ha chiesto al senatore Costa che i risultati dei rilievi di Minervini vengano resi pubblici al più presto.

Una esigenza che deriva in primo luogo da due morti sospette, avvenute negli ultimi anni e delle quali Molendini ha scritto su 20centesimi (leggi), di soldati di leva proprio nel poligono avvenute per malattie (linfoma di Hodgkin e un tumore osseo) che colpiscono chi si espone in maniera continuativa all’uranio impoverito. E in secondo luogo da una intervista rilasciata al Tacco d’Italia lo scorso 20 ottobre dallo stesso Costa che ha riferito

“presso il poligono di Torre Veneri, nei pressi di Lecce … è stata verificata la presenza di zone  dove  si sono  accumulati residuati  delle attività  di esercitazione,  che  richiedono  presumibilmente importanti  interventi  di  bonifica,  finora  evidentemente  non  attuati,  sia  a  terra  sia  nel  mare circostante …   Nell’Area Bersaglio Carri non risulta che sia asportato il materiale di risulta prodotto all’esplosione dei colpi in arrivo, e durante le analisi e stata rinvenuta sul terreno una notevole quantità di materiale inerte affiorante. Per quanto concerne l’area marina, le immersioni subacquee effettuate hanno evidenziato la presenza di numerosi relitti inerti, di  proiettili da esercitazione, di un barcone metallico  e  di  penetratori  in  materiale  attualmente  in  fase  di  identificazione”. “Dalle  informazioni raccolte  risulterebbe  altresi  che  l’area  sia  marina  sia  terrestre  –  attualmente  interdetta  –  sarebbe frequentata da recuperanti clandestini di metalli per scopi commerciali. Tale attivita, ove confermata, risulterebbe altamente pericolosa, sia per il rischio di esplosioni sia per i danni alla salute”

È evidente che in caso di inquinamento da uranio impoverito a correre dei rischi potrebbe essere non solo la salute di ladri di bossoli ma anche quella del resto dei cittadini di Torre Veneri e dei borghi vicini, come Frigole. Nel suo intervento Molendini ha ricordato anche un precedente significativo, che ha coinvolto i responsabili militari di un poligono simile, quello di Quirra, in Sardegna, dove dopo aver accertato una anomala diffusione di tumori e patologie del sistema linfatico, la Procura ha aperto una inchiesta indagando, tra gli altri,  sull’ex comandante di quel poligono, ora generale in pensione, Tobia Santacroce per i reati di disastro ambientale e omicidio volontario.

A Torre Veneri, nel marzo del 2012, una delegazione della Commissione parlamentare ha ascoltato il colonnello Capraro, riferisce Molendini, che ha negato qualsiasi uso di proiettili all’uranio impoverito. Ma poi, ugualmente, si è voluto incaricare il colonnello Minervini di effettuare rilievi e riscontri. I cui risultati sono stati secretati immediatamente dopo l’audizione in Commissione.

Leggi il documento redatto da LBC su Torre Veneri in pdf

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