Essere donna su Facebook: prove tecniche di sopravvivenza

Sopravvivere a certi uomini su Facebook è un’impresa per donne in tuta gialla stile Uma Thurman in Kill Bill. D’altra parte, cos’altro fareste se non impugnare la spada di Hattori Hanzo per liberarvi della categoria dei social stalker seriali?

Ma prima di farlo è bene conoscere il nemico.

Ognuno ha il suo stile: c’è chi lo fa con disinvolta maestria, chi con discrezione, chi con l’aria del salvatore caduto sul web per liberarti dal male, chi, ancora, con parole talmente sdolcinate da far venire il diabete anche agli ipoglicemici. La differenza la fa il grado di fastidio che il messaggio riesce a procurarti. In molti casi, però, per fortuna, è direttamente proporzionale all’entità del sorriso che riesce a strappare.

Si tratta, in fin dei conti, di innocue decerebrazioni operate dagli ultimi sopravvissuti all’amor proprio che, però, costringono le donne della rete a destreggiarsi, ogni giorno, tra status, fotogallery, tag, poke, e messaggini istantanei che si autodistruggeranno nel giro di 30 secondi dall’arrivo. Ma come fare, allora, per riuscire a sfuggire definitivamente a queste incresciose avance virtuali?

Facebook ti permette di segnalarle. E la procedura ha inizio: segnala, blocca, poi, il momento della categorizzazione del fastidio:

  1. questo utente finge di rappresentare qualcun altro o è falso;
  2. copertina inappropriata;
  3. immagine del profilo inappropriata;
  4. un mio amico mi sta molestando o prendendo in giro

A questo punto la domanda è sempre la stessa: “E adesso?”. Il fatto è che non c’è mai da spuntare la definizione che fa al caso nostro.

Per esempio, in quale categoria potrebbe ascriversi un messaggio del tipo:

Per non parlare di tutta quella delicatezza e quel ‘savoir faire’ ascetico che ci riservano alcuni nuovi arrivati:

E magari, come foto profilo, hanno anche la faccia di Fabio Cannavaro.

Irriducibili, poi, i poeti della rete, quelli che pensano, cioè, che per conquistare una donna non ci sia nulla di meglio di un po’ di belle parole magari, perché no, mutuate dai migliori numeri di Harmony, o eHarmony, per stare al passo coi tempi.

All’appello anche quelli che tentano l’approccio in stile “ti ascolto, bella mia, a me puoi dire tutto”. Tra l’ecclesiastico, il dottore, il migliore amico o, più semplicemente il ‘rattuso’ dei tempi di guerra.

Ma dulcis in fundo, lui, quello che non manca mai e salta da un’interfaccia social a un’altra: il social stalker di professione. Colui, cioè, che utilizza sempre lo stesso approccio: quello informale, che si lascia andare alla casualità dell’incontro in rete e la butta lì così, con un semplice e amichevole…

Talmente amichevole che ti verrebbe da rispondere: “Ma a te che ti frega scusa”.

Insomma, nella sua giovane e gloriosa vita Facebook non ha soltanto centrifugato ogni forza e ogni slancio reale, riempito ogni crepa e occupato ogni spiraglio della nostra giornata, ma ha anche regalato all’universo femminile la possibilità di sentirsi Uma Thurman almeno per un giorno.

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2 thoughts on “Essere donna su Facebook: prove tecniche di sopravvivenza

  1. Mah è un articolo simpatico, ma un pò troppo generalizzante.
    Anzitutto, dipende da come una donna utilizza il suo Facebook: se aggiunge solo i suoi amici probabilmente non si ritroverà mai e poi mai dinanzi a profili con la foto di Cannavaro o ad avances spinte (tuttalpiù potrà arrivarne qualcuna… facilmente controllabile da una donna con un minimo di personalità).
    Inoltre credo che le donne siano spesso molto prevenute nei confronti dei loro "amici" virtuali: fermo restando che il 90% delle mie amiche è offline pur non avendole mai neppure salutate sul web (e dire che pubblicano stati e foto ogni 2 minuti), assai spesso quando si inizia un'innocentissima chat di compagnia si viene etichettati come il marpione di turno.
    Infine un'ultima, personalissima considerazione: se anche l'amico che ti scrive "ciao come stai oggi?" è un social stalker, come si potrà mai utilizzare questo social network… e ripeto, SOCIAL network? :)
    Alla Uma Thurman di turno l'ardua sentenza…

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