STORMY MONDAY #23 – Quando il Filoblues passa

Su queste pagine più di sette mesi orsono piantammo la nostra personale bandierina, col piglio incuriosito dell’osservatore anche un po’ smaliziato, motivato a intraprendere un’attenta riflessione su ciò che di più musicale gli gravita nelle vicinanze. Una sorta di navicella inerziale dalla quale puntare i fari tutt’intorno, con l’intento di riprendere il filo di tante melense e a volte sdentate riflessioni musicali, mediandole con un sano sguardo critico. Il tutto con le antenne orientate a quegli effetti che la musica stessa riesce a provocare sull’ambiente e sulle persone.

Per dovere di connotazione geografica di questa attività, non potevamo che salire a bordo di quella che era – e a scanso di equivoci rimane – la più grossa contraddizione in termini degli ultimi tempi del capoluogo salentino: il filobus. Una volta a bordo, lo abbiamo subito promosso a filoblues, tanto per solleticare la fantasia dei più fervidi amanti dei giuochi di parole, mutuando al contempo dall’eredità musicale più grossa lasciataci dal secolo scorso. Un evidente tributo all’idea di movimento, che è per definizione nel dna della musica (se è vero che qualunque movimento crea suono, così come ogni suono crea movimento), e che pure deve essere nel metodo di chi ruota attorno alla musica; dai musicisti ai giornalisti, agli addetti ai lavori, nell’ottica di generare circolo di idee, scambio virtuoso di stimoli culturali nuovi, arricchimento reciproco, etc.

Un concept suggestivo che deve aver fatto strage di cuori persino in quel di via Rubichi, visto che proprio “Filoblues” è stato il titolo scelto per l’iniziativa pubblica che, giovedì scorso 8 novembre, è stata promossa dal Comune di Lecce, all’interno del progetto più ampio di “Studenti al Centro 2”, con la sponda di vari soggetti pubblici e privati, in un’ottica di pubblicizzazione del nuovo sistema di trasporto urbano. Siamo stati invitati a partecipare all’iniziativa, e a gentil invito non potevamo non rispondere, salendo a bordo di un filobus da noi promosso a filoblues e da altri elevato a palcoscenico. Eppure, non saranno stati in molti ad accorgersi dell’esistenza del siffatto blog, pur tra i partner risconosciuti, visto che sia nei comunicati che nella conferenza stampa il nostro lavoro è stato omesso e l’intera nostra presenza marginalizzata.

Ci avrebbe fatto piacere leggere, in una riga o in un enunciato istituzionale, che quel nome era “in prestito”. Meglio: che quel nome rappresentava un progetto già avviato e ben alimentato da un gruppo di giovani che a Lecce e nel Salento vive e lavora. In alcuni momenti ci siamo sentiti privati del riconoscimento che ci era dovuto. Sia chiaro: siamo e rimaniamo osservatori, e non ci arroghiamo né l’onere né l’onore di “portare la cultura nelle strade”. Ma come osservatori sappiamo fare bene il nostro dovere e osserviamo che, se l’obiettivo è quello di ripulire la facciata del filobus, portare i giovani a fare festa su quelli che sono stati i vagoni dello scandalo è una buona idea. Al contrario, se per realizzare l’evento si finisce per utilizzare il nome di un blog (curato peraltro da alcuni di quei giovani cittadini) senza citarne la fonte e gli autori, quella è un’idea pessima! Osserviamo quindi che agli amministratori della cultura può accadere di concentrarsi troppo sulla comunicazione, di tenere d’occhio il contenitore e non il contenuto. Così si finisce che alla facciata si dedica un’attenzione eccessiva, parte della quale andrebbe forse dedicata alla conoscenza dei progetti culturali che nascono e crescono (felicemente indipendenti!) nel proprio territorio. Partendo magari da quelli di cui si apprezza il nome.

Nonostante il malcelato malcontento, nel nostro piccolo, abbiamo continuato a fare il nostro dovere, e abbiamo contribuito alla realizzazione degli intenti di cui sopra: promuovere (al di là della paternità del nome) il filobus a filoblues, col desiderio di aggregare, e con la speranza di approfittarne per riflettere un po’ su musica e cultura.
Protagonista alla fine è stata la musica in movimento, con la carovana contagiosa di Claudio Prima e della sua Bandadriatica a esibirsi a bordo dei due vagoni del filobus, facendo capolino alle varie fermate nel tragitto da Porta Napoli alla stazione ferroviaria. Un’esigenza forte – per la musica – quella di muoversi, di raccogliere sensibilità lungo il suo percorso. E di unire, parafrasando le parole dello stesso Claudio Prima, che ormai da qualche anno è affezionato all’idea di un mare Adriatico sempre meno separatore, che più che dividere sponde opposte, getta un ponte fra culture e realtà gemelle, straordinariamente simili. Dal mare Adriatico ai quartieri di Lecce poca è la distanza: lo percepiscono bene i tanti giovani che fanno proprio l’entusiasmo della banda, e si lasciano contagiare da fotogrammi gitani, fra tempi dispari, melodie balkan e ogni tanto qualche canto di tradizione nostrana. Lo scenario ha un sapore tutto europeo e metropolitano, eppure per Lecce è così inedito. L’ensemble si esibisce a Porta Napoli, per poi dividersi in due gruppi a bordo dei due filobus: sull’uno la sezione fiati con Ovidio Venturoso alle percussioni, sull’altro Claudio Prima canterà e suonerà pezzi del repertorio della Banda con la complicità di Redi Hasa al violoncello, che per dovere di cronaca non possiamo non segnalare come uno dei migliori musicisti di casa nostra, che all’occasione si contende sia il comparto ritmico che quello armonico. Ci sarà spazio anche per un brano dei Manigold (My Tambourine), per alcuni pezzi di tradizione grika come Kalinifta – a cui darà manforte anche Enza Pagliara, acquattata fra i passeggeri – e persino per estemporaneità e baldorie da canzoniere italico (Azzurro, Vengo anch’io no tu no, Tu vuò fa l’americano).

A bordo del filoblues si balla e si traballa e per non perdere il filo. Verso il capolinea, ci sarà persino una briosissima e immancabile Bella Ciao, per la gioia di tutti i presenti. Per il combo diretto da Claudio Prima è anche un’occasione per fare ascoltare i brani dell’ultimo lavoro, “Arriva la Banda”, uscito pochi mesi fa per la Finisterre.

Il clima a bordo dei filobus, così come negli interventi a terra nelle varie soste, è stato quello di una vera e propria festa, piena di sorrisi e stupore dispensati con tutta la naturalezza del caso. Nel contagio che è proprio di ritmi e note di transito, che dal travalico delle tradizioni e delle culture trae linfa per generare nuovi percorsi, si è celebrato un evento che voleva parlare di possibilità di riqualifica, in tutte le sue accezioni, di una mobilità sostenibile ma ancora così difficile da digerire (e a ragione!) per chi ha seguito lo svolgersi di tutti gli eventi. Per più di qualcuno, è stata anche un’occasione per riflettere sulla musica, come ci auspicavamo potesse accadere, nonostante tutto.

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