I Magnifici 5 e la catalessi del #csxfacor leccese

Tra la foto di Vasto e la foto dei Magnifici 5 del #csxfactor negli studi di Sky c’è una bella differenza: la stessa che passa tra il trapassato remoto e il futuro prossimo, là dove il futuro è rappresentato dal tentativo di unire il litigioso centrosinistra italiano sotto la bandiera del riformismo.
Al di là di chi eri abbia vinto (chi era vestito meglio? chi ha utilizzato al meglio il fatidico minuto e trenta? chi è sembrato più convincente?), le primarie del centrosinistra stanno facendo intravedere la possibilità di una nuova stagione; che può vivere mediaticamente lontana dai posticci salotti di Bruno Vespa e che può basare la propria dimensione politica sullo strutturalismo di Bersani, sulla narrazione di Vendola, sul pragmatico giovanilismo di Renzi, sul ragionevole centrismo di Tabacci e sulla francescana interpretazione politica della Puppato. La ricetta è complessa ma possibile.
Tant’è che lo scenario che si sta profilando con queste primarie appare più lontano dal sottobosco politico locale che dalla pancia dell’elettorato. E questo per un’endemica incapacità da parte del sottobosco politico di interpretare le stagioni del cambiamento, di tradurle in una pratica politica quotidiana.
A livello cittadino, ad esempio, tanto i meccanismi di selezione quanto le dinamiche del palcoscenico politico rispondono ancora a logiche arcaiche, poco intelligibili e orfane di uno sguardo d’insieme che si assuma la responsabilità di fornire una traccia. O, perché no, di proporre un nuovo format comunicativo che esca dalla logica della conferenza stampa e crei nuova aggregazione. L’unico ad averci provato, tra alti e bassi, è stato Carlo Salvemini, per quanto il suo tentativo è per lo più legato all’impegno di un singolo e intercetta una ben identificata fetta di cittadinanza, quella a lui più prossima (e non potrebbe essere altrimenti), e agisce (con efficacia) all’interno di uno spettro tematico limitato.

Inutile dire che il grosso del lavoro spetterebbe al Pd, che oggi è il primo partito d’Italia e può contare su una struttura organizzata. Ma avete provato a passare dalla segreteria cittadina in via Milizia? Se no, non fatelo. Viene la depressione.
E mentre a livello nazionale si fa strada la necessità di un rinnovamento di idee e interpreti – e si procede per tentativi ed errori verso quella direzione – a livello locale questo rinnovamento non viene favorito. Vuoi per la pigrizia di far germogliare nuove idee, vuoi per le insopportabili rendite di posizione dei cosiddetti “big”, che continuano a perpetrare lo stesso schema utilizzando le stesse parole e proponendo gli stessi stanchi rituali di sempre. In altri termini, manca il coraggio di mettersi in discussione.
Si fa presto a ripetere la filastrocca che la politica deve tornare tra la gente quando il vero problema è proprio l’assenza della politica. E si fa presto a dire certe cose in quanto si tratta della locuzione più povera di significato di cui la classe politica locale si sia dotata negli ultimi tempi. Così come la facile etichetta di “antipolitica” affibbiata al Movimento 5 Stelle; se quella è antipolitica gli illustri interpreti locali di Idv, Pd e Sel si dedicano alla non più edificante pratica della non politica. O della solita politica.
Se è vero che il vento sta cambiando, se è vero che i Magnifici 5 del #csxfactor ieri hanno detto qualcosa che va al di là della lezioncina impartita dai rispettivi spin doctor e se è vero che il centrosinistra italiano sta lavorando alla costruzione di una traccia nuova per il futuro di questo paese (proponendo un’iconografia lontana anni luce dalla foto di Vasto), allora qualcosa deve muoversi anche nel sottobosco politico locale; fosse anche un semplice sussulto di vitalità, un guizzo, un’ideuzza, che offra la possibilità di scattare la foto-simbolo di una stagione politica, anche solo potenziale. Anche perché quella dei gloriosi ‘Anni 90 del centrosinistra leccese è ormai ingiallita.

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