Inaugurazione anno accademico: la festa mesta dell’Università del Salento

Il 58esimo anno accademico dell’Università del Salento è ufficialmente partito. Felicitazioni. Speriamo solo possa essere più interessante della liturgia messa su oggi pomeriggio al teatro Verdi di Brindisi per la sua inaugurazione. E’ come se, colti da un moto di penitenza rispetto ai poco edificanti accadimenti accademici, gli ermellini abbiano voluto autoinfliggersi una punizione. Il problema è che l’hanno inflitta a tutti i presenti senza risparmiare nessuno. Nemmeno Emilio Miccolis, presente in platea in qualità di delegato dell’Università di Bari. (vedi gallery fotografica)

Non che ci fosse qualcosa da festeggiare (non quest’anno), ma riuscire ad arrivare fino in fondo alla cerimonia è stato più difficile di sempre. Ci sono riusciti a stento un centinaio di persone, poliziotti inclusi. Già, i poliziotti. Va bene la prudenza, ma lo spiegamento di forze dell’ordine presente dentro e fuori il teatro è sembrato quanto meno eccessivo; tanto più che il ministro Profumo, come noto, non ha potuto (o voluto) onorare l’impegno precedentemente assunto con l’amico Domenico (Laforgia), e i sindacalisti e i giuristi (quelli più incazzati, per intenderci) hanno dato forfait.
Ma se la polizia è riuscita comunque a dare un senso alla sua massiccia presenza impedendo a due (pericolosi?) ragazzi di Link (ex Udu) di esibire uno striscione con su scritto “Anche se Profumo non c’è la puzza permane”, al povero giornalista non è rimasto che ascoltare le tonnellate di retorica accademica intervallate dalle arie del coro sinfonico dell’Università. E dispiace davvero molto non aver assistito alla Lectio Magistralis del professor Jean-Robert Armofathe, docente dell’École de Hautes Études di Parigi, al quale l’ateneo salentino ha conferito la laurea honoris causa, ma la strada per arrivarvi con lucida partecipazione era davvero troppa e troppo irta di noiosi ostacoli oratori.

Forse, visti i presupposti, c’era da aspettarselo. L’entusiasmo accademico è oggi ai minimi storici. Parola d’ordine: austerity. Non economica, quella è ormai data per scontata, ma emotiva. Tuttavia, con un po’ di coraggio in più si sarebbe potuto dare senso a questa inaugurazione al tempo della crisi di moralità. Solo Massimiliano Gira, coordinatore di Link intervenuto fuori programma, ha tirato fuori questo coraggio; il coraggio di partire dalle macerie per offrire alla platea accademica un elemento di rinnovato vigore. Di fiducia. Il messaggio, in sostanza è stato del tipo “fate tutti un passo indietro e ripartiamo – insieme – dal bene comune”. Cosa che avrebbe potuto (o dovuto) dire Laforgia se non avesse preferito ripiegare sulla “speranza”; che è tutt’altra cosa. A suo modo di vedere, “guardare al futuro con speranza implica la volontà di raggiungere i propri obiettivi anche in situazioni difficili, significa prendere un impegno verso la realistica possibilità di successo dei propri percorso, significa contare sulle proprie forze e le forze altrui per fare sistema, significa avere il coraggio della responsabilità, così come l’ha definito il tedesco Hans Jonas”.
Ma dare mandato di un futuro migliore alla “speranza” è come demandare la missione a qualcun’altro o a qualcos’altro. Un po’ troppo ecumenico come messaggio. Un rettore che fa appello alla speranza è un rettore che ammette implicitamente (e involontariamente) di non poter essere lui a traghettare la comuntà accademica verso un futuro migliore.

Ma dopo la parentesi irrazionale rappresentata dalla fiducia, Laforgia si è poi tuffato nel puro cognitivismo. Il che ha avuto lo stesso effetto di una secchiata di acqua gelida in una sauna. Ha fatto riferimento, il rettore, alla “plasticità” come condizione esistenziale – necessaria ma non sufficiente – per affrontare il tempo che viviamo. Plasticità che si contrappone alla rigidità: “Se mi è consentito fare un riferimento alle leggi della fisica, un’istituzione rigida è un corpo destinato a rompersi, mentre un’istituzione plastica si può plasmare, trasformare, potenziare, senza traumi, senza rotture irrimediabili”. Ma se così stanno le cose, avere speranza che le cose si plasmino al meglio è scommessa troppo ardita da intraprendere. Un azzardo. L’unica cosa di cui non si sente davvero la mancanza. Nemmeno in una festa mesta come quella di oggi pomeriggio.

La gallery fotografica di Paride De Carlo

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One thought on “Inaugurazione anno accademico: la festa mesta dell’Università del Salento

  1. "… la cultura!
    Quante colpe abbiamo rispetto al nostro passato e al nostro presente?"!
    Riccardo MUTI dal TG1 RAI ore 13,30, 13 novembre 2012.

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