In cerca di Profumo. Il curioso caso di Laforgia e Mantovano

L: “Il ministro è amico mio”.
M: “No, il ministro ascolta quello che dico io”.
L: “Il ministro verrà all’inaugurazione dell’anno accademico”.
M: “No, il ministro ti manderà gli ispettori”.
L: “Facciamo che io sono il rettore e tu sei l’ex sottosegretario”.
M: “No, facciamo che io sono il rettore e tu sei l’ex sottosegretario”.
L: “L’Univesità è mia e decido io”.

Se il dialogo fosse vero sarebbe quello, grottesco, tra Domenico Laforgia (rettore dell’Università del Salento) e Alfredo Mantovano (ex sottosegretario agli Interni), nel giorno in cui il ministro in questione, Francesco Profumo, conferma che non sarà presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ateneo salentino (in programma a Brindisi lunedì prossimo) e temporeggia in merito alla richiesta di invio degli ispettori presentata da Mantovano attraverso l’interpellanza del 18 ottobre scorso.

Che lo scontro tra contrapposti poteri – più o meno legittimi, più o meno manifesti – avrebbe portato l’Università del Salento a bruciare in pochissimo tempo il margine di credibilità in dotazione a un’istituzione accademica era stato preannunciato. Si trattava solo di capire in quanto tempo ciò sarebbe avvenuto e quale sarebbe stato il giorno dell’annuncio ufficiale. Ebbene, quel giorno è oggi; in concomitanza del materializzarsi dello scontro a distanza tra Laforgia e Mantovano: scontro a tratti grottesco, intriso di opacità e non detti.

Com’è noto Mantovano ha deciso di tuffarsi nella mischia accademica all’incirca un mesetto fa, venendo allo scoperto un giorno prima che la Gazzetta di Lecce pubblicasse i primi stralci della registrazione di un colloquio tra il sindacalista Manfredi De Pascalis e l’ex direttore generale Emilio Miccolis. E lo ha fatto in grande stile, l’ex sottosegretario, presentando un’interpellanza coofirmata da ben 55 deputati (nessuno pugliese), con la quale si invitava il governo a decidere se non fosse il caso di avviare “un’indagine ispettiva per valutare il comportamento del rettore e del direttore amministrativo, a prescindere dalle vicende giudiziarie penali che riguardano entrambi, già sulla base del danno arrecato al personale tecnico amministrativo, al corpo studentesco ed ai docenti dell’università del Salento a causa dei comportamenti prima descritti, e duramente censurati sia dalla magistratura ordinaria che da quella amministrativa”. Il rettore, da parte sua, ha replicato a distanza di qualche giorno ventilando l’ipotesi che l’intromissione della politica nelle vicende accademiche fosse legata alle gare d’appalto in corso d’opera all’ateneo. In particolar quella da oltre 7 milioni per l’affidamento dei serivizi di pulizia. Poi Mantovano è sparito dalla scena; e con lui la sua interpellanza. Fino a oggi pomeriggio, quando cioè il governo ha rotto un silenzio lungo tre settimane per bocca di Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione; il quale ha spiegato che:

Il Ministro sta seguendo con particolare attenzione, da vicino, l’intera vicenda (per quanto riguarda le sue visite, non sono state in alcun modo confermate, come l’onorevole Mantovano sa perché siamo in continuo contatto come Ministero su questa questione delicata ed importante) e si adopererà nei prossimi giorni ed entro i limiti previsti dalla normativa vigente (così come è stato peraltro riportato dall’interpellante) per attuare le iniziative necessarie al fine di accertare la situazione in esame.

Come avviene in un incontro di pugilato, sia Mantovano che Laforgia hanno alzato le braccia al cielo in segno di vittoria. Il primo dicendosi molto soddisfatto della risposta del governo – che a suo modo di vedere sostanzia le sue preoccupazioni per la gestione amministrativa dell’Università -, il secondo ha celermente inviato una nota in cui spiega come da parte del governo (sarà lo stesso?) “non vi è stata alcuna indicazione di irregolarità nell’azione amministrativa della nostra università”.
Insomma, siamo all’anno zero della comicità, con due rappresentanti delle istituzioni a contendersi, con fare fanciullesco, un ministro. Ci sarebbe da ridere se non fosse che in questa storia in cui tutti esultano non vi è alcun vincitore. Semmai, solo sconfitti, oltre che una lunga lista di feriti. Cos’altro dovrà avvenire prima che i liquidi reflui della fogna accademica assumano le sembianze di un meleodorante tsunami?

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