Se il vero nemico della politica non è l’antipolitica

Sembra oramai che la discussione sul “caso italiano” sia tutta concentrata sul tema dell’antipolitica. Lo stesso domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica conteneva affermazioni d’insolita ferocia contro “gli ispiratori del grillismo”; e in particolare contro il direttore di Micromega (rivista, come il quotidiano Repubblica, del gruppo L’Espresso di De Benedetti). Io diffido di tanta indignazione.

Non avverto alcun disagio morale di fronte ai profili umani e politici dei 15 giovani eletti alla Regione Sicilia nel Movimento 5 Stelle; anzi penso che siano enormemente più dignitosi di quei figuri (Cuffaro, Lombardo, Musumeci e Miccichè) con cui la politica tradizionale era solita trescare.

La verità è che l’antipolitica non è riconducibile a patologie irrazionali. Essa è riscontrabile nel cuore del sistema; sta nelle aristocratiche insofferenze per la politica da parte dell’attuale governo dei tecnici (non solo nelle dichiarazione dei suoi ministri, ma proprio nel senso complessivo della sua ragion d’essere).
L’antipolitica è semplicemente figlia della crisi che ha corroso le forme vigenti (e tradizionali) della mediazione politica.

Abbiamo imparato a conoscere la politica a partire dalle istituzioni (statali), dalle organizzazioni rappresentative (i partiti) e dalla rispettiva capacità di collegare la verticalità delle decisioni con la orizzontalità del consenso. E’ proprio questo meccanismo essersi inceppato da tempo, e probabilmente in maniera irreversibile.

Allontanata la sede delle principali decisioni dall’ambito dello Stato nazionale – e sempre più trasferita in organi tecnici internazionali, quali la Bce, la Commissione europea, il Fondo Monetario Internazionale – le forme tradizionali della rappresentanza si sono svuotate delle funzioni alte di mediazione e decisione accentuando una morbosa preoccupazione per la propria sopravvivenza materiale.

E’ un processo concretissimo che oramai è percepito non da fasce elitarie di popolazione. Un recente sondaggio indica che solo l’8% degli italiani ha ancora fiducia nei partiti. La fine della centralità dello Stato ha voluto rimettere radicalmente in discussione la presunzione di superiorità delle istituzioni politiche sulla complessa e molteplice realtà di quelle sociali.

Un tempo lo Stato era l’unica “scatola” del sociale; e su questo molto ceto politico ha costruito i propri interessi. Oggi il carattere complesso e globalizzato del sociale sfugge alla riconducibilità in una sola “scatola”. Ma sfida la politica sulla sua capacità di risolvere in modo nuovo il problema classico: come connettere decisione a consenso, come risolvere la verticalità con l’orizzontalità della politica.

In passato le soluzioni si erano trovate. La mediazione (tra Stato e società) avveniva attraverso l’esasperazione dei conflitti ideologici e lo smisurato ricorso alla spesa pubblica. Oggi lo stesso schema non è più percorribile.
Per questo non credo che il tema d’attualità sia l’antipolitica, quanto piuttosto quale politica nella crisi della statualità.

Da questa prospettiva si colgono come inadeguate sia le soluzioni orientate a ricondurre sotto la cappa della politica tutta la complessità sociale, sia quelle che s’illudono che questa possa sopravvivere senza politica.
Diceva anni fa un intellettuale cattolico: “La negazione della politica è un’ingenuità sociale. Evitare la fatica della raccolta del consenso, o restare sul terreno della mera indignazione non rende più forti, ma tutti più deboli”. Ecco, io partirei da qui.

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One thought on “Se il vero nemico della politica non è l’antipolitica

  1. Ho letto con molta attenzione l' articolo..lei ha analizzato secondo me il problema in modo molto efficace senza dire cosa è giusto o sbagliato ma spiegando la situazione attuale. Penso che sia compito della Politica, mettendo in campo il senso del amministrare per il BENE COMUNE,far tornare i cittadini ad avere considerazione dei partiti lasciando a Grillo il ruolo del comico e non del politico. è umiliante vedere che un comico (con tutto il rispetto ) diventa protagonista di una cosa così seria ,un esame di coscienza e un bagno di umiltà farebbe bene a "questa politica" . Spero che queste mie considerazioni vengano lette in modo costruttivo ,per la passione che ho di seguire la Politica, stanco però di questa politica.

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