La comunicazione di Nichi. Oppure Vendola

L’oppurevendolismo ci colse tutti sulla via delle primarie, ci sorprese. Dapprima non lo capimmo, così lo guardammo con attenzione. Poi lo facemmo nostro. Lo capimmo. In sostanza: tutto il male del mondo, oppure Vendola. Sagace. Di sicuro l’ennesima dimostrazione della creatività di Proforma, agenzia barese di consolidata esperienza, ideatrice delle due vittoriose campagne di comunicazione del governatore pugliese per le Regionali del 2005 e del 2010.
Ebbene, questa campagna elettorale, come le due precedenti, Vendola la gioca di rimessa. Da outsider. Come di chi è costretto – un po’ dagli eventi, un po’ per vocazione naturale – a fare l’impresa. Ogni elezione è una montagna e ogni campagna elettorale una scalata. E Nichi, nei panni del Walter Bonatti della politica, si sente a suo agio. A farne le spese, nell’ordine: Francesco Boccia (due volte, nel 2005 e nel 2010), Raffaele Fitto (due volte, nel 2005 e, indirettamente, nel 2010), Massimo D’Alema (più o meno direttamente nel 2010).
Ma nell’eterna lotta di Davide contro Golia, del bene contro il male, del “ma” contro il “però”, esiste un momento in cui anche la narrazione reiterata dell’impresa stanca. Non affascina più per il semplice fatto che non sembra veritiera. E il senso del posticcio ha nella comunicazione politica lo stesso effetto che la criptonite ha per Superman: la rende inefficace.

E’ forse questo il limite – e che limite – dell’oppurevendolismo e, in generale, dell’intera campagna di comunicazione. Per la terza volta consecutiva, il già due volte governatore della Puglia cerca di accreditarsi all’elettorato in qualità di outsider, come fosse
un rivoluzionario che armato di sola fionda sfida le pluridecorate armate dell’impero. Uno di noi, insomma. Ma siamo sicuri che le cose stiano effettivamente così? Quanti di noi possono raccontare di aver guidato per quasi 10 anni la Regione Puglia?
Altro punto forte dell’oppurevendolismo è l’ “umanità del presidente”, aspetto a cui Vendola ha sempre dedicato grande attenzione in tutte le sue campagne di comunicazione. Non a torto: l’umanità del potere è una formula vincente. Un classico. Ma tanto più è forte il potere tanto meno l’umanità appare veritiera. Soprattutto in campagna elettorale, periodo in cui la dose di opportunismo cresce per definizione, figurarsi per un professionista del settore qual è il governatore. E allora: tanto più Vendola è governatore tanto meno è figlio, fratello, compagno, amico. Tanto più Vendola governa tanto meno la foto con la mamma, che di tanto in tanto viene fuori sul suo profilo Facebook, torna utile alla causa elettorale. Tanto più Vendola è Vendola, tanto meno è Nichi.

A questo punto l’obiezione potrebbe essere che una buona strategia di comunicazione serve proprio ad avvicinare l’oggetto e il soggetto, Vendola e Nichi. Vero. Il problema, però, è che l’oppurevendolismo non accorcia davvero la distanza tra la dimensione pubblica e quella privata del leader, semmai annuncia di volerlo fare. E’ una dichiarazione di intenti che non trova sfogo se non nella sua ostentazione. Della serie: lo dico ma non lo faccio; niente di più controproducente.
Risultato: Nichi non è mai apparso così distante dalla comunicazione che il suo staff offre di lui. Questa sì che è una novità: Nichi. Oppure Vendola.

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