Primarie senza entusiasmo. Cercasi politica disperatamente

Sarà che il Salento è la periferia della periferia dell’impero, sarà che Vendola a parte gli annunci non sembra aver abbassato il freno a mano, sarà che Grillo ha ragione su tutta la linea, fatto sta che a parte qualche rigurgito social-mediale non sembra di vivere i tempi arcigni di una campagna elettorale. Eppure tra venti giorni si celebreranno – così si dice, neanche fosse un rito religioso – le primarie del centrosinistra. Bersani, Renzi, Vendola, Puppato, Tabacci. Davvero? Davvero.
La verità è che se non ce lo ricordassero i giornali, i siti e le tv, ogni giorno, più volte al giorno, nessuno ci crederebbe. Cercasi politica disperatamente.

In compenso, oggi a Bari hanno dato i numeri su regole, obiettivi e aspettative. 278 seggi (in Puglia), 2mila 780, 2 euro da versare e un grosso grasso sogno: battere l’affluenza (per nulla torrenziale) delle primarie del 2010 tra Vendola e Boccia, quando si scomodarono 205mila pugliesi. Utopia? A giudicare dall’entusiasmo percepito in questi mesi parrebbe di sì.
In un capoluogo come Lecce sono stati aperti solo due comitati: quello pro Bersani – in via Cavallotti – e quello pro Renzi – in via Cosimo di Palma. E, incredibile ma vero, non sembrano essere fucine di entusiasmo. A divulgare il verbo dell’oppurevendolismo sarà invece l’attuale quartier generale di Carlo Salvemini, in via Nazario Sauro, donato alla causa su gentile concessione di Giulio Aresta. Ma per vederlo in azione occorrerà aspettare fino a martedì prossimo. E chissà a che spettacolo assisteremo. I tempi delle Fabbriche di Nichi, benché siano trascorsi poco più di due anni, sembrano lontani ere geologiche e attorno al governatore non sembra essersi coagualato lo stesso entusiasmo “dal basso” dei tempi migliori. Non a Lecce, almeno.

Insomma, le primarie del centrosinistra stentano a riscaldare i cuori dell’elettorato. Eppure, mai come questa volta siamo di fronte a quelle che in gergo scientifico vengono definite “primarie vere”, caratterizzate da una forte dose di opinionismo, potenzialmente intriganti per via di un risultato non scontato, cariche di risvolti interessanti sul piano politico. Contestualmente, però, troppo ingessate sul piano della regolamentazione; che di questi tempi non aiuta.

Ma il punto è un altro. A fronte della grande necessità di politica, a cui nessun Movimento 5 stelle potrà mai sopperire, proprio la politica sembra aver tirato i remi in barca. Ha paura. Percepita come il male assoluto e consapevole di tale percezione, non fa che abdicare se stessa farfugliando un non meglio identificato “rinnovamento”. Così improvvisa un approccio alla “società civile” che la fa sembrare ancor più goffa e distante. Non sarà stato proprio l’avvento della cosìddetta “società civile” nei luoghi delle istituzioni a legittimare la decadenza della politica? Chissà. Certo è che le primarie sono un momento squisitamente politico. Ma la politica e i suoi interpreti sembra l’unica a non essersene accorta. Così, anche dalla periferia della periferia dell’Impero, l’America non è mai stata così vicina. Forza Obama.

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