A Lu Cafausu la Festa dei Vivi celebra Leandro

foto paride de carlo
E’ culminata oggi pomeriggio a San Cesario, tra Lu Cafausu e il Santuario della Pazienza, la terza volta per un evento che riformula, in chiave artistica e territoriale, la tradizionale celebrazione dei morti. E’ dal 2010 che un collettivo di artisti (Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce) celebra la festa dei morti alla sua maniera diffusamente fuori dalle consuetudini. Il 2 novembre per loro è la “Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte)”.

Tutto cominciò due anni fa, quando i lavori furono decisamente all’insegna del minimalismo logistico. Era quasi una nanomaratona del pellegrinaggio laicista. Il più lungo e lento della storia: partito e finito a Lu Cafausu, una kaffeehaus inizionovecentesca scoperta dai 5 e rimasta in piedi, senza che la villa di riferimento fosse mai terminata, nella periferia di San Cesario.

L’operazione, nel 2011, fu invece un po’ più complessa, e siccome è molto importante capirla per capire quella di quest’anno ve la spiego, una volta tanto, con ordine. I fasti cafausiani 2011 sono al centro del documentario che Muud (regia di Corrado Punzi e montaggio di Mattia Soranzo) ha presentato in anteprima proprio oggi, nel mezzo delle celebrazioni che si sono tenute ancora un volta dentro e fuori da Lu Cafausu, dove “pensieri, analogie e coincidenze” hanno trovato eco nelle voci suscitate dall’incontro con defunti scelti, in un happening in cui ciascun partecipante, come in un seduta spiritica informale (anche all’impiedi, ovvero in modalità buffet, per dirla in termini di catering, tra l’altro fiorente industria sancesarese), poteva entrare in contatto con i suoi cari attraverso un rituale, un gesto, un pensiero, una musica, un documentario (appunto). Un documentario che sarà proiettato nella sua forma integrale all’Ammirato Culture House alla fine di questo mese.

La Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte) dell’anno passato ha conosciuto tre momenti, tre luoghi, ordini di realtà: un laboratorio di scultura, un viaggio-convegno, una festa in senso stretto. I tre luoghi sono stati: un giardino di Venezia, la periferia di un paese salentino, un pullman di linea sotteso tra il Veneto lagunare e la Puglia ancestrale.

LEANDRO E LU CAFAUSU – promo documentario from MUUD produzioni video on Vimeo.

Il 31 ottobre 2011, a Venezia, presso la Serra dei Giardini, gli artisti Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce riprodussero, nel corso di un laboratorio aperto a un piccolo pubblico, il “Polipo” di Leandro, una scultura che gli artisti portarono con con sé dal Santuario della Pazienza di San Cesario (un giardino dimenticato da diverse generazioni di giardinieri che Leandro, pittore, scultore ma anche architetto paesaggista naif extraordinaire, rese la moderna Bomarzo del Salento).

Il giorno successivo – 1° novembre – ensemble di artisti e piccolo pubblico, partono alla volta del profondo sud per 12 ore di viaggio in bus. Sul bus, lanciando di tanto in tanto un occhio di riguardo all’originale di Leandro, sistemato insieme col bagaglio del gruppo, si trova il tempo di ospitare un convegno itinerante dedicato al tema della Morte e delle varietà di rapporti che con essa si trovano ad intrattenere i cosiddetti Vivi.

Si giunge a San Cesario e vi si pernotta. Senza risvegli traumatici, il giorno dopo si passa ai fatti. Si visita tutti insieme Lu Cafausu e il Santuario della Pazienza, dove l’Octopus Leandrinus viene opportunamente ricollocato.

Dove ancora oggi si trova. E dove proprio oggi il suo autore, il grande Ezechiele Leandro, è stato fra i defunti più illustri su cui si è riflettuto.

Lu Cafausu è un luogo assai ribelle alle definizioni. Per non arrivare subito alle parole con cui provano a imbrigliarlo i suoi scopritori, che altri non sono che i 5 del viaggio di cui sopra, io direi che Lu Cafausu è il tempietto del Bramante della rinuncia alla simmetria, la Delo della mancanza di preveggenza e, al tempo stesso, lasciatemelo dire, il Partenoncino di tutti e tre gli ordini architettonici classici più uno (il disordine).

Fatto sta che per Fantin, Negro, Norese, Pietroiusti e Presicce Lu Cafausu è:

Un luogo immaginario che esiste per davvero, anomalia architettonica ed esistenziale, sistema di potenzialità che produce metafore e narrazioni, perché non può essere definito senza provocare un nonsenso, perché esso è evidentemente portatore di una storia e di un qualche significato, ma nessuno sa esattamente quali siano.

E come dargli torto. L’altra cosa bella de Lu Cafausu è che somiglia molto da vicino a una di quelle costruzioni chiamate bagnarole, che sopravvivono ancora sul lungomare di Santa Maria di Leuca, e che servivano alle dame più costumate della zona per immergersi nel piacere più completo del mare senza rinunciare a un solo quarto della loro apparente nobiltà. Solo, ne Lu Cafausu, come potete aver intuito, ci si bagna solo di nettari divini, ideali mutaforma e affini.

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