La nuova Puglia delle quattro province

Il piano di riordino delle Province è stato approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri. Comincia così la fase di riforma, introdotta con l’articolo 17 della manovra di Natale 2011 che ha eliminato le giunte e i consigli provinciali eletti dai cittadini trasformandoli in organi di secondo livello, e proseguita dalla spending review che ha delegato le autonomie a presentare le proposte di riordino lasciando l’ultima parola al governo. Esecutivo che, oggi, si dice soddisfatto.

Le vittime dell’“irreversibile riordino” – usando le parole del ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi – in Italia saranno 35 province, 2 in Puglia. Da sei a quattro la geografia delle nuove Province della Puglia è stata così ridisegnata dal governo centrale: Barletta, Andria e Trani (BAT) saranno accorpate a Foggia, Brindisi a Taranto, Lecce resterà autonoma, mentre Bari sarà promossa Città Metropolitana con l’aggravio di doversi fare carico delle funzioni della Provincia ma anche di quelle sovra comunali proprie dei singoli comuni.

Per la Puglia, quindi, confermati i cambiamenti già ampiamente annunciati la scorsa settimana, adesso, bisognerà soltanto rispettare l’iter temporale. Secondo quanto deciso dal governo la prima scadenza è datata novembre 2013 quando si terranno le elezioni per decidere i nuovi vertici. Gli stessi che, secondo quanto previsto dal decreto Salva-Italia, potranno esprimere un consiglio provinciale e il presidente della Provincia con la relativa Giunta.  La riforma sarà poi attiva a partire da gennaio 2014 quando sarà anche avviata l’operatività delle Città Metropolitane.

Una riforma che all’assessore regionale agli Enti Pubblici Marida Dentamaro non è piaciuta “per via dei criteri imposti e di una tempistica che non ha consentito di tenere conto delle effettive vocazioni territoriali dei singoli Comuni”. Di fatto, però, oggi diventa realtà, e come tale, va affrontata.

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