Ma perchè il Pd non parla dell’Università del Salento?

Ho letto l’articolo di Alberto Maritati sul Quotidiano di oggi sulle vicende universitarie; articolo, che per altro traeva spunto da uno precedente (uscito domenica) del professor Boero. Mi sembrano entrambi degli ottimi punti di partenza per ricominciare a sperare sulle tristissime vicenda del nostro Ateneo. Io personalmente sono assolutamente convinto che la Politica si debba occupare di una delle principali “eccellenze” della città. Guai se non lo facesse.

Certo; c’è anche una “cattiva politica”. Quella di chi vorrebbe allungare le manine sui futuri appalti, quella che si presta a una continua resa dei conti tra dipartimenti e potere accademico e infine quella che sembra inconsolabile orfana delle vecchie pratiche sparitorie (tra istituzioni governate dalla destra e dalla sinistra) di cui ancora si scontano i danni. Io appartengo a una “vecchia guardia”. Quella che ritiene che non solo è possibile ma è assolutamente doveroso che la politica indichi idee, progetti; insomma si occupi del “destino” di questa città e non accetti impotente il suo evidente declino. Del resto se non fa questo, di cosa mai si occupa la politica cittadina?

E’ una domanda che volentieri rivolgerei al nuovo segretario del Partito Democratico e ai suoi sostenitori.
Insomma voi di cosa vi occupate? Qui non è in discussione se prendere le difese di Laforgia contro i sindacati o viceversa. (Anche se vorrei ricordare ai giovani democratici che il “900” è stato il secolo che ha insegnato che il grado di democrazia di un apparato si misura con il rispetto delle relazioni tra questo e i lavoratori)
Certo degli aspetti concreti si occupi la Magistratura e il Senato Accademico. Ma appunto la Politica si occupa d’altro.

In primo luogo dovrebbe interessarsi del generale discredito che sta travolgendo una delle più importanti istituzioni cittadine e del prezzo che l’intera città ne sta pagando. Possiamo accettare insomma che l’Università del Salento diventi ogni giorno l’argomento preferito di campagne giornalistiche che hanno il merito di portare alla luce imbarazzanti particolari degni più di una “repubblica delle banane”, che della principale istituzione culturale cittadina? E dopo questo mare di “fango” che ha travolto tutto e tutti delegittimando anche quello che di buono si è fatto non resterà solo un profondo disgusto o peggio un rassegnato disinteresse su quello che rappresentava un pezzo significativo dell’identità di questa città?

E’ tutta qui la questione politica, che con l’articolo di Lefons abbiamo cercato di porre. Impedire che il “declino” della città diventi un fatto scontato e irreversibile. Ragioniamo su questo, senza partigianerie o ossequi reverenziali. Chi ha in qualche modo consentito che si determinasse questa situazione non ha più le carte in regola né per restituire il decoro necessario né per favorire il clima idoneo per un confronto interno di civiltà.

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