La leggenda del fungo palla di viale Otranto

Circa una settimana fa, la forma di vita che vedete nella foto qui sopra, ha deciso di stabilirsi sulla corteccia di uno dei ficus leccesi che fotosintetizzano all’incrocio tra viale Marconi e viale Otranto.

Mezzo metro quadro di tronco era quello che ci voleva perché questa palla gialla entrasse negli incubi dei leccesi che usano percorrere a piedi la zona, senza uscirne più. Perlomeno, per i leccesi a digiuno di nozioni di botanica o di anatomopatologia aliena.

I testimoni oculari dei primi avvistamenti della forma di vita, che fanno capo alla comunità di habitué della Cotognata Leccese, fin da subito hanno espresso il più totale disaccordo su che diavolo potesse essere.

Un melone giallo, magari usato come pallone al posto del consueto Super Tele, e finito incastrato fra i rami, è parsa subito una proposta debole, anche fra i meno riflessivi tra i bambini che dell’area. Ovviamente, la cosa non ha impedito che i più uastasi del gruppo – gli stessi che tendono a toccare lucertole o comunque cose per terra – si arrampicassero sull’albero fino a stabilire un rapporto tattile con l’essere. Che fine abbiano fatto non è dato saperlo, anche se i sospetti gravitano intorno a una punizione biblica per parte di madre.

Per tanti altri osservatori è semplicemente “il fungo palla”, una definizione affettiva dal sapore retrò che riporta ai fasti del Blob, il gelato Algida anni ’80.

Siccome nella sua parte bassa (il lato B?) paiono aprirsi tre buchi, girano leggende sul fatto che possano servire al mostro per riprodursi, oppure per essere correttamente impugnato come una palla da bowling. Ma la bava traslucida che l’oggetto emette lascia poco spazio a ipotesi che prendano in considerazione un’eventuale ergonomia di rotolamento.

Non mancano le allucinazioni visive di estrazione gastronomica, soprattutto all’ora di colazione, che agli occhi dei più golosi in un pasticciotto magnum da svariati chili.

Per altri, leggermente suggestionati dalla visione di Prometheus, il film sull’origine di Alien, non c’è dubbio: si tratta di uovo extraterrestre, che è destinato a fecondare le passanti attraverso delle spore che hanno imparato perfettamente il dialetto leccese, e dunque indistinguibili dagli impiegati delle vicine banche.

Un personaggio molto amato dei dintorni, Salvatore ‘N’Euru, ha dato un altro nome al fungo palla, che comincia a sudare la sua sostanza resinosa solo verso le 17 del pomeriggio, impeccabilmente all’ora del té. Lo chiama Wilson, dalla palla da volley con cui dialoga Tom Hanks in Castaway, il film in cui l’attore naufraga su un’isola deserta, e non ha nessun altro con cui parlare per intere, meravigliose giornate.

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