Municipalizzate, la politica locale prova a salvare l’insalvabile

Si annunciano tempi duri per i lavoratori delle municipalizzate. Ma anche per i politici che hanno utilizzato queste società per piazzarci clientele, assegnare consulenze ad amici e amici degli amici, nominare Cda pieni zeppi di politici trombati. Questa mattina i lavoratori di Alba Service, Salento Energia e Lupiae servizi, le municipalizzate della Provincia di Lecce e la municipalizzata del Comune di Lecce si sono ritrovati davanti alla Prefettura per protestare contro il decreto per la Spendin review. C’erano decine di uomini in tuta, le bandiere dei sindacati, il blocco stradale e tante facce incazzate. Quelle di chi si vede catapultato dalla realtà di un lavoro stabile verso un futuro di incertezza.

Il clou della manifestazione si è avuto quando, dopo un breve colloquio con il vice prefetto, i manager delle società di cui sopra e qualche politico (tra cui il sindaco Perrone, assenti invece rappresentanti della Provincia), i sindacalisti sono scesi a comunicare l’esito dell’incontro: “Abbiamo ottenuto che il prefetto si faccia portatore verso i partiti politici e la deputazione parlamentare salentina dell’esigenza di modificare le norme del decreto”. Insomma, i partiti politici e i deputati dovrebbero impegnarsi a salvare società pubbliche sovradimensionate che costano ai bilanci pubblici svariati milioni di euro un anno dopo l’altro. Soldi che vengono “pompati” grazie a ripianamenti delle perdite e ricapitalizzazioni finanziate dai soci unici, o di maggioranza, come Comuni e Province. Difficile che il commissario Bondi ci senta, da quell’orecchio.

foto di paride de carlo
Salvare questi posti di lavoro è una impresa ardua. E per i lavoratori che questa mattina hanno occupato via XXV luglio e litigato con gli automobilisti, il risultato del vertice non può che essere deludente. Un pannicello caldo. In realtà la politica, secondo le norme del decreto, potrebbe tentare di bonificare queste società prima che il 31 dicembre del 2013 piombi come una mazzata sulle teste dei lavoratori.
La spending review prevede infatti che a quella data le società vengano sciolte e le quote finiscano sul mercato, in cerca di investitori privati. Difficile, anzi impossibile, sarà trovare sul mercato qualche investitore disposto a comperarsi quote di società che i cui indici di produttività sono bassissimi e che spendono in stipendi quote enormi del proprio fatturato (Alba Service circa l’80 per cento, Lupiae più del 90 per cento), a scapito della qualità dei servizi offerti.

E qui potrebbe intervenire la politica, attraverso l’azione degli enti che controllano le municipalizzate in qualità di soci unici o di maggioranza. Il comma 3 sexies dell’art.4 della Spending review invita gli enti locali a

“predisporre appositi piani di ristrutturazione e razionalizzazione delle società controllate”

In sostanza c’è un anno di tempo, nel nostro caso per Comune di Lecce e Provincia, per realizzare ristrutturazioni aziendali che rendano un po’ più appetibili queste società al mercato. La Lupiae servizi lo sta già facendo, predisponendo casse integrazioni drammatiche per i dipendenti e, probabilmente, trasformazioni di contratti full-time in contratti part-time per centinaia di dipendenti. Lavorare meno per lavorare tutti. Questa risulta al momento la via più semplice per “salvare” i duemila posti di lavoro a rischio nel Salento . A meno di fantasiose operazioni di cessione di singoli rami di attività o di creazione di nuove società che raccolgano i servizi in house providing e che si salverebbero dalla mannaia della spending review. La politica locale sta già lavorando anche a questo.

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