I dolori post berlusconiani del giovane Raffaele

E così anche per Raffaele Fitto è arrivato il tempo del tormento delle scelte.
La possibilità di ricondurre la crisi del PdL, senza alcuno spargimento di sangue, verso le più solide sponde del polo moderato è naufragata in pochi giorni.
Il PdL è Berlusconi; e Berlusconi è la sua storia.

Con le sue recenti dichiarazioni, Berlusconi ha voluto ricordare ai suoi ingrati seguaci, che solo dentro questa storia ciascuno di loro ha avuto, ieri, onori e potere e oggi, possibile impunità. In sostanza Berlusconi si è andato convincendo che l’approdo “dolce” verso il montismo non lo avrebbe messo al riparo dal bilancio che comunque le aule giudiziarie faranno della sua storia. Ma non avrebbe messo al riparo nemmeno il PdL da una serie d’inchieste sulla corruzione, che rischiano di avere, per quel partito, lo stesso effetto devastante di quelle che scandirono la fine della Prima Repubblica e la scomparsa del Psi e della Dc.

Intorno alle vicende delle tangenti Efim, infatti, si stanno concentrando differenti ipotesi investigative, tutte concordi, però, nel ritenere che il pagamento per importanti commesse d’armi (India e Brasile) prevedeva un contorno di liquidità che finiva regolarmente alla Lega, alla Compagnia delle Opere e a settori dell’ex Forza Italia del Nord. E’ stata questa la base del rinnovato feeling di Berlusconi con Maroni, e le dichiarazioni concordate in conferenza stampa, contro Monti.

Un accordo tanto più necessario perché, specie dopo queste dichiarazioni del vecchio satiro, nessuno si siederà con il PdL a discutere di nuove leggi elettorali.
E con quelle attuali contano le coalizioni. Senza la Lega, il PdL (o quel che resterà dopo le inchieste) si trasformerebbe in tutto il Nord, in una forza di marginale testimonianza e nel centro sud, di semplice ruota di scorta del partito di Casini.
Da qui i tormenti del giovane Fitto.

Seguire Berlusconi nella sua spietata strategia di sopravvivenza significa la sicura fine politica; rompere subito, con l’uomo che l’ha fatto ministro, potrebbe condannarlo comunque a ruoli marginali nell’interno dell’inconsistente galassia democristiana. Lui, a mio avviso, vorrebbe per il momento non decidere e rimettere in piedi il suo vecchio progetto di un partito regionale, radicato sul territorio, in attesa che passi ‘a nuttata.

A questo del resto serviva la Puglia prima di tutto; un paracadute sempre pronto alla bisogna. Solo che i tempi sono cambiati.
Trattenere, in questo contenitore, deputati, amministratori, professionisti e imprenditori, senza controllare più alcuna leva del potere (nazionale o regionale), appare pia illusione.
Non è un mondo quello che si tiene sulla base della forza di un progetto; è gente pratica abituata negli anni a scambiare e a misurare su questo il consenso.
Insomma siamo arrivati alla frutta.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

One thought on “I dolori post berlusconiani del giovane Raffaele

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *