Il tramonto di Berlusconi visto dal Pdl del Salento

Antonio Gabellone ha imparato la parte e da quella non si schioda. Da giorni non fa che parlare di rinnovamento del Pdl. Formattazione? Rottamazione? Nossignore, rinnovamento: vecchie e nuove generazioni ben assortite per il futuro del partito. Lo ha ribadito anche oggi pomeriggio a Casarano nel corso dell’assemblea degli amministratori locali, senza però specificare in che modo tale rinnovamento andrebbe perpetrato. Primarie? Forse. Volti nuovi? Dipende. Largo ai giovani? Con moderazione. Rinnovamento. Punto. E basta.

Paolo Perrone, al suo fianco, annuisce come chi con la testa sta in un altrove ancora non ben definito, ma che assomiglia a una sorta di olimpo degli amministratori locali savi e stravotati, interpreti sul campo del consenso politico pidiellino, pronti a fiondarsi nella politica che conta al grido “l’Italia chiamò”. Il tutto mentre Alfredo Mantovano tesse tele nel sottobosco destro del Pdl, Raffaele Fitto se va in giro come un cane da tartufo in cerca di ispirazioni democristiane; e Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa post condanna convocata a Villa Gernetto (Milano), spiega che i giudici lo costringono a rimanere in campo, benché non da candidato premier. Risultato: nel Pdl pugliese nessuno sa esattamente cosa sarà del partito e del proprio futuro. L’atmosfera che si respira è quella del momento prima che la campanella del “liberi tutti” cominci a suonare.

Perché il collante “Silvio” è ormai scaduto. E anche la – a tratti schizofrenica – conferenza stampa appena conclusa non ha fornito alcuna indicazione circa il futuro politico del Pdl, né ha modificato di una virgola lo scenario. Rumore mediatico, ultimi fuochi di un leader già tramontato. Da queste parti sembra che Perrone, Fitto, Mantovano e anche Gabellone, al netto del suo mantra rinnovatore, lo abbiano compreso da tempo. E l’avessero, in qualche modo, preventivato da mesi.

Resta da capire come si concilieranno l’euforia democristiana di Fitto e Perrone, la determinazione post-missina di Mantovano con l’incertezza dello scenario nazionale. Per i primi due c’è un pacchetto consistente di consenso da spendere in questo scenario, visto che hanno fiches preziose, in termini di voti, sindaci e “fedelissimi amministratori locali” (quelli salentini si sono riuniti oggi a Casarano) da giocarsi sul tavolo di un nuovo rassemblement moderato o di un Pdl post-berlusconiano. Per Mantovano la soluzione non può essere che “politica” e la tentazione, che è anche la tentazione di Gianni Alemanno, con il quale ha fondato “Nuova Italia”, è di tentare a loro volta un rassemblement di destra. Con buona pace di Berlusconi.

In attesa di scoprire ciascuno le sue carte, di giocarsi ciascuno le sue fiches e di avere le idee chiare su scenario e legge elettorale, la verità la dice solo Gabellone. E la sua cantilena non è che un modo garbato per prendere tempo. D’altra parte, se del doman non v’è certezza meglio dire che le cose, in un modo o nell’altro, cambieranno. Sapere in che modo cambieranno, è tutta un’altra storia. E lo stesso Gabellone, per quanto garbato, non ne ha la più pallida idea.

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