Lupiae Servizi, storia di una azienda divorata dalla politica

L’immagine più efficace che descrive la Lupiae Servizi è quella di un grosso quadro posto all’ingresso dell’edificio direzionale di via Giammatteo. Una specie di gigantografia che raffigurava, nel suo splendore di sindaco aennino di Lecce, Adriana Poli Bortone. Fu lei a dare vita alla società e sotto il suo governo cittadino la società crebbe grazie agli affidamenti di servizi da parte del Comune di Lecce. Ragionevolmente a lei molti dei primi dipendenti della società –disoccupati, Lsu e Lpu – guardavano con gratitudine per averli salvati dalla disoccupazione.

Ma l’incertezza verso il futuro oggi torna ad affacciarsi nelle vite di quegli operai. In rosso da molti anni, più volte sull’orlo del fallimento, la Lupiae ha bisogno, per essere salvata, di un “risanamento definitivo”. Così hanno annunciato Paolo Perrone, il sindaco di Lecce e il suo assessore al Bilancio Attilio Monosi. E del risanamento non potrà che farne le spese l’abnorme dotazione di personale di cui soffre l’azienda, cresciuta anno dopo anno in numero di addetti – tutti assunti per chiamata diretta – fino a non poterne più sostenere il costo. Un costo, beninteso, a carico della collettività, pagato per mantenere uno dei patrimoni elettorali più cospicui per i partiti del centrodestra leccese e i loro maggiorenti.

Alla costituzione, nel 1999, la Lupiae Servizi s.p.a. era di proprietà del Comune di Lecce per il 51 per cento e per il 49 per cento di Italia Lavoro spa, società del Ministero delle Finanze. A capo c’era un amministratore unico che gestì, di concerto tra i soci, l’assunzione di 90 persone tra Lsu e Lpu e disoccupati a causa di fallimenti. Persone senza lavoro reimpiegate per svolgere servizi di pubblica utilità. Ma appena sette mesi dopo, all’avviamento effettivo della prima convenzione da parte del Comune di Lecce, la Lupiae contava già 200 dipendenti. Nel corso degli anni ha continuato ad assorbire manodopera fino a raggiungere la somma stratosferica di 380 dipendenti, tutti assunti – come da legge – senza concorso pubblico, alcuni per brevi periodi, la maggior parte a tempo indeterminato. Dal 2004 il Comune di Lecce ha acquisito il 46 per cento delle quote di proprietà di Italia Lavoro, che aveva precedentemente ceduto il 3 per cento al Comune di Novoli. Recentemente il Comune di Lecce ha acquisito anche queste, trovandosi ad essere, oggi, l’unico azionista della società. Da quando Italia Lavoro, e il suo potere di controllo, è uscita di scena, ogni freno all’utilizzo dell’azienda come “dependance” della politica cittadina è venuto meno.
È un processo che ha caratterizzato moltissime aziende municipalizzate in Italia. La particolarità leccese sta nel fatto che gran parte del personale è stato assunto su chiamata diretta anche a svolgere servizi propri degli uffici comunali, i quali, per assumere, avrebbero dovuto svolgere concorsi pubblici. Ad oggi lavorano per conto dell’amministrazione comunale, fianco a fianco con i dipendenti pubblici negli uffici del Comune di Lecce, 55 dipendenti della Lupiae. Così è all’Ufficio Casa che gestisce l’assegnazione delle case parcheggio e la complessa questione delle case popolari e che fino a poche settimana fa vedeva tra i suoi tre impiegati targati Lupiae anche Luca Pasqualini, neo assessore al Traffico dopo un sorprendente exploit di voti ricevuti alle elezioni amministrative. Così è per l’Ufficio Annona, per alcuni dipendenti dell’ufficio Urbanistica e dei Servizi sociali, ai quali si aggiungono ben 23 dipendenti Lupiae che negli uffici del Comune di Lecce si occupano genericamente di “supporto amministrativo”.

L’attività amministrativa è il settore dove i dipendenti della Lupiae sono maggiormente impiegati. A questa seguono i Servizi Sociali (44 dipendenti), la custodia (39), le pulizie (37), il verde pubblico (26), i trasporti (19), il bidellaggio (18), i servizi cimiteriali (17), la vigilanza (15) e la manutenzione delle strade e degli arredi urbani (13). Tutti servizi svolti in convenzione per il Comune di Lecce.

Tutte le assunzioni alla Lupiae sono state effettuate senza concorso. La legge lo consentiva. E la politica leccese ne ha seguito il corso, affidando la municipalizzata ad amministratori (quasi sempre fedelissimi di politici o politici “trombati” alle elezioni) che la hanno portata, a colpi di assunzioni e di una dubbia organizzazione del personale, più volte sull’orlo del dissesto.

Nel 2005 il Comune di Lecce fu costretta a deliberare lo stanziamento di 3 milioni e 890mila euro per ripianare le perdite accumulate nei due esercizi precedenti. Nel marzo del 2006 ci fu bisogno di altri 2 milioni e 733mila euro per ricostituire il capitale sociale. La Corte dei conti scrisse chiaro e tondo della “insufficiente produttività ed utilità per il Comune di Lecce socio di maggioranza” della Lupiae Servizi nella sentenza sullo sforamento del Patto di stabilità in sede di bilancio preventivo 2006 (link). Le cose non cambiarono, nonostante la censura dei giudici contabili. Il Comune, l’anno dopo, dovette ripianare ulteriori perdite della Lupiae per 2 milioni e 376mila euro, alle quali nei primi sei mesi del 2007 si aggiunsero altri 1milione 123mila euro. E la Corte dei conti, in una sentenza successiva, tornò sull’argomento Lupiae, scrivendo di una “situazione patologica” e del rischio che le perdite dell’azienda potessero intaccare l’equilibrio economico complessivo del Comune di Lecce.

A mandare in tilt i bilanci della municipalizzata è il costo del lavoro. Gli stessi sindacati non hanno remore nell’ammetterlo. Oggi la Lupiae emette fatture (per i servizi resi al Comune di Lecce) per circa 9milioni e 700mila euro. E spende per il personale circa 9 milioni di euro, impiegati per gli stipendi dei suoi attuali 297 dipendenti. Restano appena 700mila euro all’anno per i mezzi, la benzina, il materiale per la pulizia degli edifici comunali (compresi gli edifici giudiziari), la sistemazione del verde pubblico, tutti gli strumenti e i materiali per la manutenzione degli arredi, delle strade, delle buche nel manto stradale. Decisamente troppo pochi, e lo dimostrano lo stato misero dei mezzi con i quali gli operai della Lupiae sono costretti a lavorare.

Ma oltre ad essere troppi, i dipendenti della Lupiae sono stati, negli anni, anche organizzati male. Nelle sedi sindacali, dicono dalla Filcams Cgil, i lavoratori hanno raccontato di sentirsi suddivisi in categorie. La serie A, B e C. E la collocazione nella categoria migliore, da cui dipende l’assegnazione in mansioni più o meno pesanti, sarebbe collegata alla pesantezza dell’imprinting politico ricevuto al momento dell’assunzione. Le tracce di una discutibile organizzazione del lavoro sono visibili nella dotazione di personale di cui godono le diverse convenzioni: per curare il verde pubblico – mansione pesante – di una città di 94mila abitanti vengano impiegati in tutto 26 addetti. Così come per la pulizia di tutte le sedi comunali e degli uffici giudiziari di Procura e tribunali appena 37. Ma la cosa più incredibile è il numero di dipendenti dedicati alla manutenzione di tutto ciò che è arredo urbano nella città (il settore Fis): (solo) 13 operai.

Cifre che fanno riflettere se confrontate con la dotazione di altre convenzioni, più “leggere” come carico di lavoro: per la manutenzione del cimitero la Lupiae impiega 17 operai. Altri 15 dipendenti sono addetti a “vigilare” sulle sedi comunali. Ben 39 alla custodia. E poi c’è la stampella dell’amministrazione: i 55 dipendenti impiegati negli uffici comunali. Le cifre parlano chiaro: Lecce spende più per pagare i lavoratori che custodiscono i pochi edifici comunali (1 milione e 45mila euro l’anno) che per la manutenzione del verde pubblico (1 milione 22mila).

Ne consegue che tra le dieci convenzioni stabilite con il Comune alcune si reggano economicamente, altre no. Come il “supporto amministrativo” agli uffici comunali, per la quale l’azienda percepisce 1.401 mila euro impiegando 55 dipendenti. Altro settore non redditizio sono i servizi per il trasporto (scuolabus e trasporti di utilità sociale), che impiega 19 persone per 639mila euro nei quali sono inseriti l’acquisto e la manutenzione dei mezzi, la benzina e le riparazioni. Poi i 18 bidelli, che costano 758mila euro e i servizi cimiteriali, che costano 460mila euro.
La storia della Lupiae cambia quando Paolo Perrone (Pdl) diventa sindaco e sostituisce il direttore generale della società, portando il manager Pietro Scrimieri al vertice della municipalizzata. Un cambiamento soft, visto che al vertice della società viene comunque mantenuto un Consiglio di amministrazione “politico”. Contemporaneamente arrivano i rilievi della Corte dei Conti sull’insostenibilità del bubbone per il bilancio leccese e – fatto decisivo – la rottura politica tra Perrone e il precedente sindaco Adriana Poli Bortone. Il sindaco si trova davanti al dilemma: tagliare il costo del personale e non inimicarsi un cospicuo patrimonio di consenso ereditato da Poli Bortone. “Non si licenzia nessuno”, questo l’ordine di scuderia. “Il centrodestra continuerà a difendere i vostri posti di lavoro” dice Perrone ai dipendenti. Ma chiede a tutti di rinunciare a una parte dello stipendio con un “contratto di solidarietà”. Lavoro a paghe ridotte per lavorare tutti. Il sacrificio però, contestano i partiti della – eterna – opposizione cittadina, non viene compensato con il ritorno, al livello dei vertici aziendali, all’amministratore unico in luogo di un Cda da tre membri ( che costa in tutto circa 100mila euro l’anno). In sostanza i sacrifici li fanno gli operai ma non i colletti bianchi nominati dalla politica.

La cura dà comunque i suoi benefici e nel 2009, seguendo il piano di risanamento del manager Scrimieri (già direttore delle risorse umane di Natuzzi, Ares, Bosh e Acquedotto Pugliese), la società chiude il bilancio addirittura in attivo di qualche migliaio di euro. Nel 2010 il risultato viene confermato incentivando all’esodo qualche dipendente e tagliando drasticamente sulle consulenze. Se nell’epoca del management di Gino Siciliano (fedelissimo di Adriana Poli Bortone) il ricorso a professionisti esterni aveva raggiunto la cifra record di 600mila euro all’anno, Scrimieri le riduce a 220mila. E promette di fare di più.

Il dilemma del numero enorme di dipendenti si ripresenta nel 2011. In tutta la sua drammaticità. Basta infatti che la Lupiae perda la gestione del canile comunale e, per una gara d’appalto andata male, la gestione di due asili nido, il “Nicolas Green” e l’ “Ilaria Alpi”, che la politica del “non si licenzia nessuno” si rivela deficitaria. Accanto alla maturazione degli interessi passivi con le banche e all’aumento ulteriore del costo del lavoro per il venir meno di una parte dei benefici contributivi fino ad allora goduti dalla società, a fine luglio il Consiglio comunale di Lecce si trova a dover ripianare nuovamente un passivo di esercizio di 3 milioni e 800mila euro.

A questi si aggiunge poco più di un milione e 600mila euro di debito “fuori bilancio” che il Comune ha maturato dal 2007 al 2011 verso la Lupiae al di fuori delle convenzioni sottoscritte. I consiglieri di minoranza sono riusciti ad ottenere le lista delle fatture Lupiae relative a questi lavori. Si tratta soprattutto di lavoretti di piccola entità, commissionati in autonomia dai dirigenti (soprattutto Lavori Pubblici), senza alcun controllo né stanziamento di poste di bilancio apposite. Praticamente, ed è quanto ipotizzano dalle opposizioni, si tratterebbe di problemucci risolti su segnalazione dei cittadini al politico di turno. Il quale gira la palla al dirigente che chiama la Lupiae a intervenire. Il cittadino vede risolto il problema in poche ore. Il politico incassa la gratitudine del cittadino, il suo consenso. La Lupiae emette fattura. E il Comune (cioè tutti) paga, fuori bilancio. Un milione entro il 31 dicembre 2012, il resto in due rate nel 2013 e nel 2014.

Quello che è evidente, a parte le pezze a colore, è il fatto che la Lupiae sia tornata ad essere una gatta da pelare che Perrone, Monosi e Scrimieri stanno cercando di risolvere all’insegna del “lavorare meno per lavorare tutti”. Il piano firmato il 13 settembre scorso tra Lupiae e sindacati prevede un totale, da qui alla fine dell’anno, per 15 settimane, di 65mila ore di cassa integrazione per 292 dipendenti. Praticamente tutti tranne il Cda. E, altro fatto interessante, la piramide dei dipendenti Lupiae, si rovescia. A fare più cassa integrazione saranno gli amministrativi, tutti, e i servizi di custodia (13 ore a settimana) che praticamente diventeranno dei part-time. 12 ore di cassa integrazione per bidelle, vigilanti e servizi di trasporto. 10 ore per altri 108 dipendenti sparsi tra vari servizi. Con questi orari la Lupiae potrà recuperare il disavanzo. Ma molti dei lavoratori saranno costretti a guadagnare praticamente la metà. Che sia l’inizio della fine di un idillio (tra centrodestra e dipendenti della municipalizzata) che dura da tredici anni?

Tra due settimane Scrimieri presenterà il Piano industriale della società per i prossimi anni. E a quel punto, se gli interventi straordinari di cassa integrazione diventeranno un piano stabile di riduzione del monte ore garantito ai lavoratori, la politica della spesa pubblica come carburante del consenso elettorale segnerebbe un primo, drammatico, fallimento nella roccaforte del centrodestra pugliese.

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One thought on “Lupiae Servizi, storia di una azienda divorata dalla politica

  1. …e dire che coloro che lavorano(si fa per dire), nei vari uffici, si lamentano dello stipendio, e molti si sono trovati impiegati per magia e frettolosamente hanno dovuto acquistare(?) un diploma e almeno farsi dire da qualcuno come si accende un computer….a Lecce se dice….se ccitenu de fatia!!!!!

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