In Puglia il Terzo settore piange. Arriva la scure di Monti

Il disegno di Legge Stabilità contiene, tra le altre cose, l’aumento dell’Iva dal 4 al 10% per i servizi resi dalle cooperative sociali. Detta così, ai non addetti ai lavori, la cosa fa poca impressione. Ma se si pensa che, in base al principio di sussidiarietà, in Italia, le cooperative sociali offrono una mole impressionante di servizi alle persone più bisognose, soprattutto in ambito socio-sanitario, questa penalizzazione fiscale comincia a far paura. Di più: comincia a far temere per la tenuta complessiva del settore dei servizi sociali e della solidarietà, su cui ha già gravato in maniera drammatica l’azzeramento del Fondo nazionale per le politiche sociali e di quello per le non autosufficienze.

In Puglia, poi, la situazione è particolarmente grave. Elena Gentile, assessore regionale al Welfare, dice che questo provvedimento colpisce un settore nel quale stava maturando una grande imprenditorialità:

La cooperazione incide sul Pil in maniera significativa tanto da essere uno dei principali motori del sistema di impresa pugliese. Molte nuove strutture che la Regione Puglia ha realizzato sono state volute e promosse dalle cooperative che hanno cofinanziato gli interventi stessi. Parliamo, quindi, di un sistema che non vive solo di economie pubbliche ma che ha deciso di investire in questa grande scommessa rispondendo alle necessità dei più fragili e, al contempo, costruendo nuove prospettive occupazionali.

La scelta del governo, insomma, a detta dell’assessore, è per la Puglia un doppio colpo mortale: al sistema dei servizi, e a quello del lavoro.

Se aumentano i costi i comuni non avranno le risorse sufficienti per garantire la prosecuzione degli interventi e noi, correremo il serio rischio di veder implodere l’intero sistema dei servizi sociali della nostra regione.

A rischiare la crisi sono quelle cooperative che gestiscono le residenze sociosanitarie assistite, che si occupano dell’assistenza domiciliare e di quella ai disabili a scuola e nei centri sociali, e ancora molti asili nido. A rischiare di scomparire, insomma, sono quei servizi ‘sociali’ che lo Stato non riesce a coprire con risorse (umane ed economiche) in proprio, e di cui si è fatta carico la rete delle cooperative sociali.

La posta in gioco è dunque alta. In mancanza di modifiche da parte del Parlamento, un aumento di sei punti percentuali sull’Iva sul terzo settore metterebbe in seria difficoltà molte piccole aziende che, rivolgendosi a target di utenza collocati in basse fasce di reddito, potrebbero, semplicemente, non riuscire a stare più sul mercato.

Gianluca Budano, portavoce del Forum del Terzo Settore pugliese, dice a proposito:

Molti di questi servizi, soprattutto quelli che riguardano l’assistenza sanitaria, lo Stato dovrà comunque renderli e ‘accollarli’ alla gestione pubblica potrebbe significare una aumento dei costi almeno due volte superiore a quelli sostenuti dalle cooperative sociali. Superiori anche agli introiti preventivati dall’aumento dell’Iva.

Forse sarebbe più opportuno pensare a una alternativa capace di dare respiro al sociale e, al contempo, alle casse pubbliche. La proposta del Forum del Terzo Settore alle Istituzioni è quella di riposizionare la spesa.

Si potrebbe pensare, ad esempio di favorire delle forme di voucherizzazione dei servizi in cui si permette ai cittadini di riposizionare la spesa e, quindi, cantierizzare le risorse attraverso un circuito che, oggi, è totalmente privato, ma che può diventare pubblico rivedendo la matrice stessa dell’offerta dei servizi. Basta pensare a quanti anziani vengono oggi parcheggiati negli ospedali. Se questi potessero, invece, fruire di un’assistenza domiciliare il servizio sarebbe più efficace e ci sarebbe un recupero sulla spesa sanitaria di circa il 10%. Si potrebbe ancora stabilizzare il 5×1000. In questo modo si avrebbe un elemento di garanzia che consentirebbe a questo mondo di non andare in affanno e, magari, di potersi anche permettere un aumento dell’Iva a patto, però, della certezza di poter contare su un contributo dei cittadini a partire dal proprio gettito fiscale.

Per il portavoce del Forum del Terzo Settore pugliese, insomma, sul sociale c’è sì da avviare una grande riforma del Welfare ma non con l’accetta. Senza modifiche alla Legge di Stabilità le conseguenze saranno drammatiche. Dati alla mano, questa operazione porterà all’Italia una stangata economica di 500 milioni di costi in più, il 30% dei quali a carico proprio delle famiglie coinvolte. Drammatiche, e non è un fatto di secondaria importanza, anche le conseguenze sull’occupazione: secondo Federsolidarietà cooperative da un minimo di 20mila a un massimo di 42.800 persone.

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