Difendo Laforgia contro le doppie morali

Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di una ricercatrice dell’Università del Salento che difende l’operato dell’amministrazione di Domenico Laforgia.

 

Gli articoli riguardanti l’Università del Salento sbattuti sulle prime pagine dei giornali degli ultimi giorni sono l’emblema della triste realtà in cui viviamo. Triste perché si leggono interventi di vario tipo da parte di coloro che si definiscono politici, studiosi, intellettuali, i quali –paradossalmente–attraverso ovvietà filosofiche e il consueto “politicamente corretto” nascondono il loro non-essere e la loro pochezza. Gioire assistendo all’assalto di un’istituzione è atto di pochezza poiché rivela un occhio superficiale e acritico: non ci si accorge che il modo di agire non è solo eticamente inqualificabile ma è soprattutto amorale, ovvero, privo di ogni minimo principio di responsabilità.

Tutti possiamo ritenerci delle persone provviste di un’etica fino a quando rispondiamo al dovere di seguire una determinata condotta, la legge impostaci da un determinato contesto. Però, per definirci esseri morali è necessaria la responsabilità che è libertà e capacità di scegliere anche per l’altro: non solo per se stessi. Consegnare l’università alla gogna mediatica dimostra un esasperato egoismo e una spiccata a-moralità di chi, privo di qualsiasi scrupolo, non si è neanche posto il problema del danno che stava per apportare all’intera comunità accademica. Ripicche personali e bramosie di vendetta possono sventrare un’amministrazione che da tempo lotta e lavora duramente per sistemare decine di precari, per reperire fondi in una situazione nazionale e europea devastata economicamente e socialmente.

Altro che atti liberatori, esempi di coraggio e lealtà istituzionale. Di quali lealtà stiamo parlando? Coloro che sostengono questa tesi sono caduti nella trappola di chi da tempo cerca di fermare il rettore Laforgia e certamente hanno già un grazioso e sicuro posto al sole, una comoda e accogliente seggiola da scaldare magari ottenuta in tempi in cui le tessere sindacali servivano. Se qualcuno si fosse sentito veramente offeso dall’istituzione avrebbe agito scegliendo delle modalità differenti evitando di dare in pasto ai leoni l’intera università per beghe personali o per impazienza nel prendere di nuovo in mano le redini del potere.

Essere morali vuol dire essere responsabili, vivere per gli altri e non per sé, oltrepassando l’interesse privato. Ma il problema non è solo la sottile linea di confine tra bene condiviso e bene privato. Ciò che dovrebbe preoccupare è la convinzione di chi si fa paladino di una finta giustizia contro l’attuale amministrazione che ha dato prova di avere a cuore l’interesse dell’Università del Salento e del suo territorio. Ci siamo forse dimenticati che il nostro Ateneo è uno dei pochissimi in Italia ad aver chiamato tutti i vincitori di concorso degli ultimi 5 anni? O che dalla remota provincia salentina siamo quotati dalla prestigiosissima Times Ranking tra le prime 400 università al mondo? Ma quando mai avremmo avuto questi risultati se non attraverso un’amministrazione attenta e dedicata?

Il polverone che sta investendo l’Università del Salento si basa su giudizi gratuiti e privi di qualsiasi fondamento, costituisce un appiglio per chi –oramai da anni– sta cercando in tutti i modi di offuscare quell’operato che ha risanato e ridato lustro al nostro Ateneo. A conferma di ciò è il fatto che se a livello locale si tenta continuamente di minimizzare e appannare il grande merito di questa amministrazione, a livello nazionale la nostra Università ha ripreso credibilità, suscitando ampi apprezzamenti e l’invidia di molti colleghi. E se l’Università del Salento si è risollevata ed ora “conta” a livello nazionale lo dobbiamo a tutti quanti hanno lavorato per portare a casa questo risultato ma, soprattutto, alla gestione capace del prof. Laforgia.

Emma Palese
Dottore di ricerca in Ermeneutica del testo filosofico Università del Salento

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