Se Nichi Vendola non è più l’anti-Pd

Il fatto oramai evidente che, per la prima volta, Vendola non sia l’assoluto protagonista delle primarie, non fa assolutamente velo sul ruolo che il governatore di Puglia potrà avere nella politica nazionale. Anzi.
Quanto più appaiono secondarie le sue ambizioni personali tanto più diventano determinanti le sue idee politiche. E questo, per la storia del nostro personaggio, è un bel passo in avanti. Libero dall’ossessione di battere a tutti i costi uno dei due candidati del Pd, Vendola può agevolmente caratterizzarsi proprio sul progetto politico di governo del paese.
Insomma la sua sarà una campagna tutta “politica”; dall’uscita a sinistra dal governo Monti, ai temi europei per rilanciare sviluppo e stato sociale. Un pensiero tutto interno al dibattito della sinistra europea (dai verdi tedeschi, ai laburisti inglesi, dalla sinistra del partito socialista francese alla Coalizione della sinistra radicale di Tsipras, accreditata da tutti i sondaggi come il primo partito in Grecia).

Insomma oggi Vendola, in ragione della sua storia, può legittimamente aspirare a essere il protagonista del nuovo laboratorio del riformismo italiano, in un quadro europeo che guarda al cambiamento. Un nuovo soggetto politico che trae ispirazione programmatica dalla “Carta d’intenti” sottoscritta pochi giorni fa a Roma, dallo stesso Vendola con Bersani e Nencini, il segretario del PSI, e che rappresenta già oggi, di gran lunga, la maggiore forza politica organizzata del paese.
Certo un progetto così ambizioso pone sfide precise sia alle “vecchie” Fabbriche (su cui Vendola aveva costruito il successo in Puglia) sia alle sezioni di Sel che pare non godano migliore salute di quelle del Partito Democratico. Insomma il passaggio dai contenitori “piegati” alla vittoria del capo, a sedi di proposta politica e di partecipazione democratica. Non sarà facile: ma più Vendola riuscirà dare corpo a questa trasformazione più crescerà il suo peso politico e la sua legittimità di leader di governo.

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