Miccolis verso le dimissioni. Laforgia barcolla ma non molla

Tra le poche certezze che vi sono nelle tristi vicende dell’Università del Salento c’è che il rettore Domenico Laforgia ha ormai scaricato il direttore generale Emilio Miccolis. Idillio finito. Stamane il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo ha chiesto all’uninanimità (rettore in testa), attraverso un’apposita delibera, le dimissioni di Miccolis entro e non oltre il 31 ottobre prossimo e, contestualmente, ha formalizzato la nomina di Claudia De Giorgi in qualità di direttore vicario. Qualora Miccolis non dovesse rassegnare le sue dimissioni entro i termini stabiliti si attueranno le procedure per il licenziamento, ma c’è chi è pronto a giurare che l’ormai ex direttore generale non abbia nessuna intenzione di opporsi alla volontà del Consiglio (che poi sarebbe la stessa dell’intera struttura accademica). A questo punto l’Università del Salento è una polveriera. L’uscita di scena di Miccolis non è che un piccolo focolaio che si spegne a fronte di una moltitudine di potenziali incendi pronti a scoppiare. Molto dipenderà da come il rettore Laforgia deciderà di gestire la situazione.
Chi lo conosce sa bene che la tranquillità dispensata in queste ore è solo apparente. Non è tipo abituato a subire senza colpo ferire, il rettore. Eppure il momento suggerisce prudenza. La vendetta, ammesso che di vendetta si tratterà nei confronti dei dissidenti con la passione per le registrazioni, è pietanza da servire fredda, dicono gli esperti del contendere.
E poi oggi sono in molti, forse troppi, a chiedere le sue dimissioni. E, per certi versi, non a torto. Perché se è vero che a mettere le mani nel liquame accademico è stato Miccoli è pur vero che nella migliore delle ipotesi Laforgia ha peccato di “omesso controllo”. Nella peggiore, era perfettamente a conoscenza delle manovre ardite del suo direttore generale, quindi artefice di questa gestione “fognaria” (giusto per rimanere all’interno della stessa metafora da lui utilizzata) dell’Università. Delle due una. Così come il rettore dovrebbe far pace con se stesso e chiarire se Miccolis lo ha scelto per le sue doti manageriali (come ha dichiarato il giorno della sua sospensione) o se non ha potuto “conoscere le sue doti professionali a pieno” (come ha dichiarato oggi). Dettagli.
La verità è che il rettore alle dimissioni non ci pensa nemmeno per scherzo. Un po’ per indole orgogliosa, un po’ perché non esiste al momento alcuna responsabilità diretta con l’operato di Miccolis. E poi ci sono da allocare qualcosa come 100 milioni di euro legati ad appalti per l’edilizia. Soldi (e appalti) che fanno gola a molti.
Laforgia tutto questo lo sa bene e non è disposto a lasciare ad altri il frutto del suo lavoro. Dalla sua ha la solidarietà della gran parte del corpo docente (con eccezione dei giuristi) e gode anche del sostegno degli studenti. E per un Alfredo Mantovano che gli fa la guerra (chissà perché?) c’è un Michele Emiliano pronto a prenderne le difese (chissà perché?). Insomma, Laforgia, fino a prova contraria, continua a godere della fiducia della maggior parte dell’Università. E questa non è cosa di poco conto.
Per il resto, della triste vicenda dell’Università del Salento restano tanti dubbi e qualche piccola casualità. Come quella che vede le crisi dell’Università scoppiare sempre in coincidenza dei grandi progetti e dei grandi appalti. Anche Oronzo Limone, il predecessore di Laforgia, cadde allorquando era in cantiere il Polo Umanistico. Mai realizzato. E per quanto le due vicende siano del tutto differenti per tempi e modi (Laforgia, sia chiaro, per quanto sia indagato per abuso d’ufficio, non è caduto), vero è che quando c’è da mettere un mattone sull’altro le schegge impazzite di un territorio altrimenti dormiente si risvegliano come l’amore in primavera. Benché per Laforgia stia per cominciare un duro e rigido inverno.

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