La sfida di Blasi: società civile nel listino, la politica alle preferenze

Le parole sono due, il concetto uno: società civile. Sarà questa la chiave di volta tanto per l’esito delle imminenti primarie del Pd, quanto per la corsa alla rappresentanza parlamentare. In sostanza, chi riuscirà a dare senso al concetto ancora astratto di “rinnovamento” – che in molti declinano al mero giovanilismo – coglierà appieno il senso di questa fase politica. La palla è nel campo del centrosinistra.

Sergio Blasi, che in Puglia si gioca una partita molto delicata per il futuro della leadership bersaniana del partito (quindi della sua tenuta in qualità di segretario regionale), mette in campo una mossa destinata ad aprire un ampio fronte di polemica nel ventre molle dei Democratici pugliesi. Una proposta che sa di sfida. In una probabile legge elettorale composta per metà da preferenze e per metà dal cosiddetto “listino”, Blasi propone che quest’ultimo venga riservato alle personalità della società civile – scelte  per competenza e merito – che intenderanno spendersi politicamente. Per i politici “di professione”, invece, la strada è quella del consenso, quindi della preferenza.

I politici devono tornare a ricercare il consenso dei cittadini, in un rapporto diretto di fiducia e di valutazione di come ci si è comportati durante il proprio mandato. Se, come si sta prefigurando, la nuova legge elettorale dovesse prevedere un listino e le preferenze, questa dovrà essere un’ottima occasione per la politica di dimostrare di sapersi mettere in discussione, fare autocritica e ritrovare un rapporto diretto con la gente.
Il mio impegno, come Segretario Regionale del Partito Democratico, sarà quello di promuovere, nell’eventuale listino, le energie migliori della società civile, scelte che saranno basate sul merito, sull’impegno civile e senza nessun mercanteggiamento. Sono convinto che solo in questo modo, con una scelta coraggiosa e di rottura con le vecchie cattive abitudini, potremo continuare quel lavoro di apertura e rinnovamento del Pd.

Il che avrebbe il duplice vantaggio di aprire il Pd alle energie della società civile e di fare all’interno del partito una profonda pulizia basata sul consenso elettorale. Insomma, Blasi fiuta il pericolo che una lotta intestina tutta interna alla classica nomenclatura possa stritolare il partito e, di riflesso, Bersani, nella consueta morsa autoreferenziale lontanissima da qualsiasi istanza di rinnovamento.

Nella partita a scacchi, a volte isterica, tra ambizioni personali e rendite di posizione, la mossa di Blasi ha la stessa consistenza di un ceffone in pieno volto. Un’azione, questa, che nel migliore dei casi provocherà una reazione altrettanto altisonante. Ma chi, tra i democratici, proverà a mettere in discussione la necessità che la politica torni a essere legittimata da un consenso popolare?

Senza contare che il tema del rinnovamento è quello su cui tutti e tre i candidati alle primarie – ognuno a suo modo – stanno tentando di costruire la rispettiva campagna elettorale. E, rispetto a Renzi e Vendola, Bersani è colui che ha più difficoltà nel rendere credibile la possibilità di un reale rinnovamento quantomeno nell’apparato che lo sostiene.

In Puglia, poi, la partita è ancor più delicata, in quanto l’ala bersaniana dei Democratici deve fronteggiare da un lato la forza elettorale di Vendola, dall’altro l’appeal mediatico – crescente – di Renzi. E per Blasi, che di quest’area è l’esponente politico di maggior rilievo, la faccenda è particolarmente sentita. Se dalla Puglia il supporto a Bersani non dovesse essere consistente, sarebbe in discussione la leadership stessa del partito. E Blasi, così facendo, si gioca il tutto per tutto.

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