Addio al Fame Chimica Store dei leccesi

Ha chiuso definitivamente il PointShop24h di via Palmieri, la casa del distributore automatico alimentare. Se ne va così, in punta di piedi, il “Fame Chimica Store” dei leccesi: uno dei punti di riferimento in città per decine e decine di casi al giorno di aumento repentino dell’appetito e di soppressione temporanea della sensazione di sazietà. Ne hanno dato il triste annuncio i tanti segni di craniata sulla saracinesca, ahimé, abbassata. Come tanti zombie in cerca di merendine Bauli, gli aficionado dello Shop continuavano a sbatterci la testa contro. Qualcuno, anche fuor di metafora. Di qui i segni.

Per una persona strafatta o solo molto irregolare nei pasti, entrare in quell’anfratto di via Palmieri era un po’ come entrare nella grotta del tesoro del Conte di Montecristo. Quattro enormi distributori – il più piccolo dei quali era il corrispettivo automatizzato dei frighi a quattro ante di MediaWorld, che sono certamente le cornucopie del 2012 – ti aspettavano fra lo storico pub Orient Express e il resto della tua vita che ti stava appollaiato su una spalla come la scimmia di Dolce Remì.
Nelle caselle delle macchinette c’era di tutto: acque minerali fresche o, più spesso, a temperatura ambiente; tramezzini al tonno tenero, così tenero che si tagliava con un coltellino; Ringo al cioccolato e, cosa ancora più importante, Ringo alla vaniglia; pandorini fuoristagione, noccioline e noci Macadamia. Ogni cosa a portata di spicci, disponibile a qualunque ora del giorno e della notte. Se eri davvero fortunato, i soldi, una volta infilati nella fessura della macchinetta più prestigiosa del lotta, quella robotizzata, non ti venivano rubati. E allora sì che era una festa, vedere il tuo Bounty essere prelevato da quell’arto androide fedele ai tuoi comandi, come se una volta tanto uno di quei videogame col braccio meccanico, in cui t’illudi sempre che risponda ai tuoi comandi, e invece obbedisce soltanto alle dure leggi del mercato degli allocchi.

Con tanti ingredienti a disposizione, fu chiaro fin dall’apertura di PointShop24h che sarebbe stata solo questione di tempo e i gourmet della ristorazione automatizzata avrebbero prodotto le loro combo personalizzate: su tutte le Limited Edition Dragonfruit Cola (una lattina di Coca privata del suo nettare ed empita di orsacchiotti gommosi uniti bestialmente in sempre nuove creature mitologiche). Ma non si può non menzionare almeno la “Jacked Acerola”, realizzata sapientemente con un cartone di succo di frutta multivitaminico incapsulato a mano in un panino coi pezzetti di tarallo.

Ma il bello del “Fame Chimica Store” era che chi non possedeva la lucidità (o la mancanza di essa) atta a sperimentare nuove combinazioni tra bevande gassate e barrette al cioccolato, poteva sempre contare sulle materie prime grezze, democraticamente disponibili a qualunque ora, per qualsiasi classe sociale e di stupefacenza.
Il “Fame Chimica Store” lascia a Lecce un vuoto che difficilmente il bar della stazione potrà colmare. Certamente non lo rimpiazzerà quello che, finita l’era di via Palmieri, è diventato il distributore automatico alimentare più in voga della città.

Ovverossia: quello di Palazzo Adorno, nel sottoascensore della sala stampa e dell’archivio di questa prestigiosa sede della Provincia di Lecce. Disponibile solo in orari da ufficio, con prezzi da casta (la Coca-Cola ghiacciata a 90 centesimi di euro è un privilegio che farebbe gridare allo scandalo perfino un habitué della buvette di Montecitorio), la macchinetta “Adorno”, per via delle sua posizione altolocata, finisce per suscitare timore reverenziale in chiunque non sia assessore ai Trasporti. O comunque in grado di scrivere almeno un comunicato stampa al giorno a sei mani.

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