Lecce è solo una piccola, torbida città

Lecce è solo una “piccola” città. Qui regna da sempre un ipocrita moralismo perbenista, che ha da sempre consigliato alla borghesia cittadina di nascondere sotto i tappeti buoni, i propri vizi privati, ed esibirsi soltanto attraverso le pubbliche virtù. Il moderatismo ha rappresentato la “cifra politica” di tutto ciò. Di questo si è sempre nutrita la tradizionale cerniera di complicità tra i rappresentanti di alcuni partiti moderati (DC prima e Pdl poi) e i vertici delle principali istituzioni.
Tutto avveniva sottotraccia; i conflitti non dovevano mai superare i livelli di guardia anche perché erano tante (visibili o oscure) le camere di compensazione che pronte si attivavano nell’azione di normalizzazione.

Da qualche mese, però, il velo si è squarciato. Le solite mediazioni sembrano oramai inadeguate a gestire scontri violentissimi negli apparati e fra essi. Lo scontro tra il rettore Laforgia e l’onorevole Mantovano è solo l’ultimo episodio. A chi è sfuggita la ragione del contendere legga Lefons sul nostro blog; praticamente Mantovano accusa Laforgia e i suoi di non essere nelle condizioni di “trasparenza”per gestire i futuri appalti dell’edilizia Universitaria (pari solo a quelli del nuovo ospedale!?).
Laforgia mi sembra abbia risposto per le rime; accusando in definitiva Mantovano e i suoi di sollevare un polverone politico col solo scopo di voler loro mettere le mani sugli appalti. E scusate se è poco. Solo pochi mesi fa avevamo assistito a uno scontro altrettanto violento tra ben due Prefetti leccesi (cioè i rappresentanti dello Stato sul territorio) e lo stesso Mantovano.

Guarda un po’, anche questa volta oggetto dello scontro erano i tanti milioni di euro che ruotavano intorno al confuso appalto per la nuova Questura. Tutti (ma noi no) sembrano, poi, aver dimenticato che circa un mesetto fa il capo della direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta, aveva iscritto nel registro degli indagati, per abuso d’ufficio”, nientemeno che l’attuale presidente del Tar Lecce, Antonio Cavallari. Insomma il massimo referente della giustizia amministrativa sul territorio. L’accusa era tale che sarebbero dovute venir giù le mura cittadine.

Il presidente del Tar avrebbe messo in atto procedure evidentemente “irregolari” (secondo la Procura antimafia) per “affrettarsi” a riaffidare (in tempi record) alla ditta Cogea l’appalto della gestione dei rifiuti a Casarano nonostante che ci fosse una doppia “interdittiva” antimafia, emessa sia dalla Prefettura di Lecce sia da quella di Roma, proprio nei confronti della stessa ditta e che l’aveva esclusa dall’aggiudicazione.
Insomma un vero Far West che non mette a riparo alcun vertice istituzionale e svela uno scenario torbido e preoccupate dagli esiti assolutamente incerti. Uno può coincidere con l’ulteriore declino di questa città; un altro invece con il “risveglio” della “buona politica”. Ma se questo non avviene è inutile farsi illusioni nel centrosinistra cittadino. Perché in questo clima alla fine l’unica mediazione politica che ricorderemo sarà quella dei vari Monosi, Frasca e Pasqualini. Aiuto.

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