I kebabbari entrano nella Treccani e Lecce li consacra

foto paride de carlo

Qualche giorno fa l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani ha assicurato al suo prestigioso Vocabolario On-Line il termine, di origine certamente laziale, “kebabbaro”.

Derivato dal s. m. inv. kebab (dall’arabo kabāb, “carne arrostita”) con l’aggiunta del suffisso –aro, il lemma sta appunto ad indicare il venditore di kebab. Nella voce viene messa in evidenza la prima attestazione della parola, avvenuta in un articolo di Checchino Antonini sul quotidiano Liberazione il 2 marzo 2006 («[nel quartiere Braida di Sassuolo] c’è una Rosticceria Idriss, la macelleria del Frignano che ha mutato il nome con il nuovo proprietario, marocchino anche lui. Poi c’è il bazar, un altro call center, il kebabbaro»

Lecce dimostra di essere città in regola col il numero procapite di kebabbari degno di una piccola capitale meridionale del melting pot gastrointestinale. Ed è significativo che, proprio nei giorni della definitiva consacrazione linguistica del relativo lemma, si sia nettamente intensificata la presenza di rivenditori di kebab proprio nella nostra città.

Visti da alcune pie massaie come uno dei chiari segni del fatto che Sant’Oronzo ci ha abbandonati e che moriremo tutti, i kebabbari secondo altri sono un simbolo della necessaria integrazione etnica fra leccesi purosangue di Mesagne ed egiziani con leggero accento barese. Alcuni innamorati hanno cominciato a dare una certa importanza al kebab come rito di passaggio nella vita di coppia. “Come va con la tua nuova ragazza, Gustavo?” – “Non c’è male, stiamo insieme da 6 mesi e siamo già al kebab insieme. Se continua così entro l’anno arriveremo ai pireti”.

Sul kebabbari di riferimento sulla piazza leccese, ci siamo già espressi in passato. Le ultime due aperture sono del tipo döner, quello più “commerciale” e da passeggio. Ma con molta sostanza. Si trovano su due traverse attigue di via Trinchese, a riprova della densità di questo tipo di esercizio.

Una è gestita da timidi ed educatissimi cingalesi. L’altra è inseritissima: con un fairplay che rasenta la sudditanza psicologica, la blasonata rosticceria “La sirena” le ha permesso di dotarsi di una panchina identica alla sua, pur essendo le due rispettive vetrine separate solo da un negozio di moda.

E’ bello passare in bici e maschera anti-gas per via Fabio Filzi e scoprire, così, tra un suv parcheggiato rasente-vetrina di Raho Avangarde e una, quell’oasi di educazione e di gentilezza del nuovo kebabbaro, gestito da una coppia di origine mediorientale.

Ma la consacrazione del kebab come viene da Criben (via San Domenico Savio), forse la migliore paninoteca “accasata” di Lecce. Non contenta di fornire il miglior servizio di farcitura di panini (forte anche di ben 3 tipi diffenti di hamburger), questo indirizzo in grande ascesa tra gli zozzi non stradali, fin dalla sua apertura, è in grado di servire un goloso (e quasi perverso) kebab di cioccolato. Ovverossia: scaglie di cioccolato tagliato al coltello, da un blocco simulante spiedo verticale, disposte in una crêpe simulante piadina.

Più integrati di così, si muore (di acetone).

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