Come vota la cittadella delle case popolari

Una famiglia occupa abusivamente una casa popolare di via Don Giacomo Alberione, a Lecce. Come da legge, riceve un ordine di sfratto. Come prevedibile resiste, oppone il proprio bisogno, mostra alle telecamere della tv i bambini piccoli. Poi rivela che un politico locale, per farsi votare alle elezioni amministrative, gli ha promesso di risolvergli il problema, di trovare lavoro al marito della coppia e gli consegna 120 euro in contanti e 3 buoni benzina da 30 euro, chiedendo in cambio un voto di preferenza. Una dichiarazione fatta a telecamere accese a Telerama, dalla quale è nata una inchiesta della Procura della Repubblica. La donna che ha rivelato il presunto voto di scambio, però, davanti ai magistrati non ha fatto il nome di chi, in cambio di pochi euro, gli ha estorto il voto, probabilmente per pura di ritorsioni. Presto il provvedimento di sfratto che ha colpito la sua famiglia sarà esecutivo. E la denuncia pubblica, probabilmente farà in modo che il politico in questione non si metterà a fare le barricate contro gli ufficiali giudiziari, accanto alla coppia di sfrattati.

D’altro canto la voce della giovane donna ha portato alla luce una condizione che in almeno in un paio di aspetti è comune a molte famiglie leccesi. Il primo aspetto è il bisogno di casa che a Lecce è drammatico. Più di mille famiglie hanno partecipato al bando per l’assegnazione di una casa popolare, ma gli alloggi disponibili sono poche decine. In più, ci sono in città 100 alloggi popolari occupati abusivamente, che vengono così sottratti dagli occupanti ad altre famiglie che ne avrebbero ugualmente bisogno. Una classica, triste, guerra tra poveri, all’interno della quale si inserisce, nel modo più squallido la politica cittadina. Il secondo aspetto è il tipo di rapporto che queste fasce bisognose della popolazione intrattengono spesso con la politica cittadina, quella più prossima ai loro bisogni. Un rapporto che si basa spesso sull’incontro tra il bisogno e l’offerta di aiuto. In cambio di voti.

La competenza sugli stabili destinati all’edilizia residenziale pubblica, come quello di cui un appartamento è stato occupato dalla coppia di cui sopra, è ripartita tra Comune e IACP (Istituto Autonomo per le Case Popolari) tramite la legge regionale 54/1984. Tale legge stabilisce che i provvedimenti di assegnazione delle case spettano al comune, quindi tutta la materia riguardante la pubblicazione dei bandi di concorso, presentazione e pubblicazione delle graduatorie è di competenza dell’amministrazione comunale. L’ IACP invece si occupa della gestione tecnica del patrimonio dello Stato. In questo ambito rientrano compiti come la manutenzione degli stabili, gestione del canone, realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, di programmi di edilizia sociale e delle relative infrastrutture.

A parte via Pistoia, dove vi sono stabili di proprietà del comune, assegnati in maniera discrezionale come case parcheggio, tutti gli edifici della 167 A e della 167 B di Lecce sono dell’ IACP. Dunque l’80% delle case popolari leccesi si trovano in questa zona della città. Il rimanente 20% è dislocato nel quartiere di Santa Rosa, le case INCIS di viale Gallipoli, quattro palazzine in via Oronzo Massari più 82 alloggi nei pressi di Via de Mura.

Ma all’interno della 167 A-B, l’area che comprende la quasi totalità delle case popolari, come è stato ripartito il voto durante le ultime elezioni comunali? Qual è stata la mappa del consenso? Chi sono stati i candidati più suffragati? La zona è una vera e propria “cittadella delle case popolari” ed è rappresenta una significativa base elettorale per intere generazioni di politici leccesi. Sul bisogno di casa, e sulle sue soluzioni emergenziali, si sono fondati interi patrimoni elettorali e non sarà un caso che gli assessori alla Casa uscenti, a Lecce, abbiano ottenuto tutti, nelle consultazioni comunali degli ultimi due decenni, rielezioni da veri e propri campioni del voto.Dunque, analizzare i dati elettorali delle ultime amministrative nell’area in questione restituisce un quadro nel quale la vittoria del centrodestra si fa schiacciante, con risultati in alcuni casi bulgari.

Le sezioni prese in esame sono quelle che vanno dalla 17 alla 35, dalla 83 alla 86, dalla 91 alla 93 e la 95. Tutte quelle insediate nelle scuole di Piazza Palio. Nella sezione 23 la coalizione che usciva da quindici anni di governo della città e delle politiche abitative, pur con risultati modesti sul piano della risposta al bisogno di casa dei leccesi bisognosi, parliamo del centrodestra raggiunge l’83,4 per cento dei voti. Nella 24 l’80,3, nella 25 l’82 per cento. E ancora: nella 92 il 78,4. Nella sezione 32 il 79,6 per cento, nella sezione 22 il 78,5 per cento. Si tratta di sezioni nelle quali votano gran parte degli abitanti delle case popolari Iacp. Grazie a questi risultati, alla 167 il centrodestra leccese raggiunge il 70,44 per cento.

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