Uno straordinario congresso inutile

C’è stata una mezz’ora, ieri sera, al congresso cittadino, durante la quale si è concretizzata la possibilità di un cambiamento significativo per il Pd di Lecce. È stata la mezz’ora intercorsa tra il primo turno dell’elezione del nuovo segretario cittadino e il ballottaggio tra il candidato dell’area Letta, Andrea Imbriani e la candidata dei Giovani Democratici (ma anche di renziani, Puglia Futura e una parte dell’area Emiliano) Alessandra Pinto. La domanda, in quella mezz’ora, era: a chi andranno i voti (48) collezionati da Lidia Faggiano (la candidata sostenuta al primo turn0 da Loredana Capone)? Il risultato era in bilico: Pinto 91, Imbriani 107. La vicepresidente della Regione aveva in mano la possibilità di regolare i conti con un suo avversario politico storico, Cosimo Casilli, leader del lettiani salentini, tagliando le gambe a un dominio, in buona parte percepito come artificiale, della “destra” del Pd su Lecce città.
Dall’altra parte, però, a sostegno della candidata Pinto c’erano, giovani a parte, un folto gruppo di più recenti avversari politici della Capone. Teresa Bellanova, i nuovi “frisulliani” di Puglia Futura, i renziani. La scelta di Loredana Capone è stata quella di non dare indicazioni e alla fine è cambiato poco. Imbriani è diventato segretario, Fabrizio Marra è tornato a sorridere dopo le dimissioni di qualche mese fa e Sergio Signore, il consigliere Pd più votato alle scorse comunali, ha iscritto nel suo carnet un’altra vittoria inquadrata in una più generale sconfitta del partito in città.
Perché “sconfitta”? Questo congresso straordinario del Pd leccese, svoltosi in realtà tra pochi intimi in un hotel Tiziano semivuoto, ha messo in evidenza esattamente le debolezze strutturali del partito cittadino, in parte spiattellate da Giovanni Pellegrino nel suo intervento. Correntismo, posizionamenti strategici, incomunicabilità, scarsa partecipazione “di popolo”. Non solo. Anche un dibattito che solo di sfuggita si è concentrato sulla città, sui problemi di Lecce, sulle strategie per risolverli. O sul tema cruciale delle imminenti elezioni politiche e della rappresentanza del Pd leccese nel Parlamento che verrà.
Le stesse mozioni dei candidati sono state incentrate in primo luogo sul partito, sulla sua riorganizzazione, sulle frustrazioni e le aspettative deluse delle generazioni più giovani (a questo proposito è stato duro l’intervento di Sandro De Matteis). Una seduta di autocoscienza più che una discussione politica. E forse di più, da questo Pd tramortito dalla scoppola elettorale delle amministrative, non ci si poteva aspettare. Il buon risultato di Alessandra Pinto resta l’unica novità degna di nota, anche perché il giovane avvocato è riuscita a motivare con la sua candidatura il gruppo dei Giovani democratici e a galvanizzarli, spingendoli nei prossimi mesi a far sentire in maniera più incisiva la loro voce all’interno del partito cittadino.
La vera partita politica interna si giocherà però tra un anno, con un nuovo congresso cittadino che cadrà dopo le elezioni politiche. Quando a tutti i livelli le correnti si ricompatteranno (si voterà per rinnovare anche le segretarie provinciali, regionali e nazionali) e quando, probabilmente, anche il Pd sarà un partito diverso.

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