Dopo l’Ilva, il 12 dicembre tocca alla centrale Enel di Cerano

Mentre la drammatica vicenda dell’Ilva continua a vivere nell’incertezza tra la fermezza della Procura tarantina (che ha disposto la chiusura degli impianti senza facoltà d’uso) e l’altrettanto energica perseveranza, di segno opposto, del ministro dell’ambiente Clini (che ha concesso l’autorizzazione integrata ambientale, provvedimento che dovrebbe scongiurare il loro spegnimento), il 12 dicembre prossimo si aprirà a Brindisi un’altra pagina storica sul lacerante e lacerato rapporto industria-ambiente: 13 dirigenti della centrale Enel Federico II di Cerano e due imprenditori incaricati della pulizia e della gestione del carbonile saranno chiamati davanti ai giudici per difendersi dall’accusa di “concorso continuato in getto di cose pericolose”, “danneggiamento delle colture e insudiciamento delle abitazioni” (articoli 674, 635 3 e 639 del codice penale), per aver compromesso la salubrità di circa 400 ettari di terreno a ridosso della centrale.
Ancora una volta è stata la magistratura a compiere quel passo che la politica locale non ha voluto o saputo compiere per mancanza di coraggio o per mero opportunismo. Sarà un giorno speciale, quello della prima udienza, soprattutto per le famiglie di agricoltori di Cerano, private dei due beni più preziosi: la terra da coltivare e l’acqua da bere. Condizioni di vita al limite della sopravvivenza testimoniate da un documentario, come i lettori possono ricordare, realizzato dal movimento No al Carbone e di cui ci occupammo qualche mese fa.

***

Proprio dalla denuncia degli agricoltori, infatti, sono partite le indagini. Ebbene, nell’isolamento e nel disinteresse di gran parte delle istituzioni, gli agricoltori hanno potuto contare esclusivamente sul sostegno di alcune associazioni particolarmente sensibili ai temi ambientali (No al Carbone, Medicina Democratica e Salute Pubblica) che da anni si battono per fare finalmente chiarezza sulle condizioni ambientali della città e sullo stato di salute della popolazione.
L’ultimo contributo realizzato in ordine di tempo è un reportage fotografico (guarda) del 31 agosto scorso che documenterebbe come le operazioni di movimentazione di materiale scuro e polveroso (probabilmente ceneri pesanti) siano condotte in modo molto free con una pala meccanica da un container scoperto su una nave ormeggiata al molo carbonifero di Costa Morena. Il dossier, insieme ad altre foto, sarà probabilmente inviato in Procura. Intanto, in vista della prima udienza del processo, No al Carone, Medicina Democratica e Salute Pubblica hanno dato avvio alla campagna “Siamo tutti parte offesa” con cui si invitano i cittadini a costituirsi parte civile contro i dirigenti Enel in un processo che si configura, tuttavia, per il suo valore simbolico più che penale. “L’imputazione –  spiega Stefano Palmisano di Medicina Democratica – è getto pericoloso di cose e prevede una pena di un mese di arresto o in alternativa 206 euro di ammenda. L’altro reato contestato è quello di danneggiamento aggravato con una pena da sei mesi a tre anni di reclusione. Parliamo, dunque, di ipotesi di reato che definirei simboliche rispetto agli effetti reali prodotti e che sono oggetto di un altro e distinto procedimento penale (sulla morte di alcuni operai in cui quattro manager dell’azienda sono indagati con l’accusa di omicidio colposo e lesioni personali)”.

IL RUOLO AMBIGUO DELLE ISTITUZIONI
Con due delibere di giunta Comune e Provincia di Brindisi hanno deciso di costituirsi parte civile aggiungendosi a 23 aziende agricole e a 33 persone residenti nell’area di Cerano.
L’ente provinciale ormai morituro, presieduto dal dimissionario Massimo Ferrarese, ha chiesto ad Enel un risarcimento di 500 milioni di euro, tramite l’avvocato Rosario Almiento “salvo maggiori somme che dovessero risultare accertate a seguito dei procedimenti giudiziari”. É stato uno degli ultimi atti dell’ex presidente della Provincia, patròn, tra l’altro, della squadra di basket della città, che milita attualmente in serie A2, sponsorizzata proprio dallo stesso colosso energetico. Una partnership che, però, non è mai stata vista di buon occhio in alcuni ambienti della città e che pone molti dubbi sulla concretezza dell’azione istituzionale avviata.
Ma a lasciare perplessi è anche la scarsa prontezza del Comune. Di recente il dottor Maurizio Portaluri di “Salute Pubblica” ha puntato l’indice sul mancato avvio da parte delle istituzioni locali di un’indagine epidemiologica nonostante la consegna il 25 luglio scorso di oltre 10ila firme direttamente nelle mani del sindaco Mimmo Consales:

Non abbiamo contezza sulla presenza di mercurio intorno all’area industriale o sulla sicurezza degli alimenti; non abbiamo notizie sullo stato di salute dei lavoratori che pure avrebbero diritto ad una sorveglianza anche dopo il pensionamento per i rischi a cui sono stati esposti, rischi che spesso manifestano i loro effetti anche a distanza di decenni; non abbiamo notizie sul particolato registrato dalle centraline che risulta essere nei limiti di legge ma la cui composizione chimica non è nota, ma è quella che poi incide maggiormente sulle determinazione degli effetti sanitari. Le istituzioni stanno svolgendo, in tal senso, un ruolo molto efficace di “contenimento” della conoscenza verso i cittadini. I dati ci sono e non vengono elaborati. Il dato nazionale rivela che la l’incidenza di tumori nel Paese, dove esistono dei registri, diminuisce, mentre qui a Brindisi non essendoci non possiamo stabilirlo con certezza.

IL PROCESSO
Quanto al processo del 12 dicembre, il decreto di citazione diretta a giudizio è stato firmato il 31 luglio scorso dai pm Giuseppe De Nozza e Myriam Iacoviello. Gli imputati sono accusati di aver omesso di adottare le misure necessarie affinché le polveri da carbone superassero i confini della centrale termoelettrica. Sotto la lente d’ingrandimento, in particolare, il famigerato nastro trasportatore e il carbonile scoperto, esteso su un’area di 125mila metri quadrati e capace di stoccare 750mila tonnellate di minerale.
Dalle indagini preliminari sarebbe emersa una evidente consapevolezza da parte dei dirigenti Enel dell’inadeguatezza delle misure di sicurezza degli impianti (nastro trasportatore privo di tenuta stagna, la movimentazione del carbone condotta mediante procedure discutibili, l’uso continuativo del fog cannon per abbattere le polveri all’interno del carbonile).
Nel 2007 un’ordinanza dell’allora sindaco Domenico Mennitti impose il divieto di coltivazione, raccolta e consumo delle produzioni di parte dell’area agricola di Cerano in quanto considerata contaminata in seguito ad alcune analisi condotte su disposizione del commissario straordinario per l’emergenza ambientale della Puglia. Una decisione che rischiava di mettere in ginocchio molte famiglie. Per questo gli agricoltori si organizzarono per protestare davanti al Comune, decidendo di rovesciare davanti al municipio la loro uva annerita da una strana polvere di colore scuro: vennero convinti però a desistere. Alcuni investigatori decisero di prelevare dall’auto di Teodoro Cosenti, uno dei manifestanti, l’uva che aveva accatastato nel bagagliaio e che fu poi sequestrata. Nei giorni successivi gli inquirenti si presentarono nel vigneto dell’agricoltore per effettuare alcuni prelievi sull’uva da sottoporre ad analisi. Il referto del Dap Arpa di Brindisi, giunto con un certo ritardo, rilevò sull’uva “polvere nerastra non separabile” senza specificare di cosa si trattasse. A svelare il “mistero” fu il consulente tecnico della Procura di Brindisi, Claudio Minoia, al termine di una serie di prelievi (nove in tutto) condotti per sette giorni nel 2009: quella sostanza nerastra che cospargeva abbondantemente colture e abitazioni era polvere di carbone proveniente dalla centrale di Cerano.
Gli inquirenti e i pm De Nozza e Iacoviello, dopo aver passato al setaccio gli hard-disk dei pc dei dirigenti Enel indagati sequestrati a Roma e a Brindisi, analizzato i file, acquisito video, foto e documenti, sono stati in grado di ricostruire un quadro fosco sulle modalità di dispersione delle polveri tra il 2000 ed il 2011: modalità che, secondo l’accusa, Enel non avrebbe saputo o voluto governare.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *