Un paio di cose che un leccese non capirà mai dei panzerotti

Fra le cose più difficili che possano capitare a un leccese in trasferta a Bari – a parte trovarsi al San Nicola nella curva sbagliata – c’è mangiare correttamente un panzerotto fritto di Di Cosimo, la leggendaria pizzeria di via Giovanni Modugno, al numero 31.

Di Cosimo, che è il padre del panzerotto assoluto, sorge in un’amena stradina della periferia Sud del capoluogo di Regione più deliziosamente popolaresco che l’Italia conosca, giusto a un passo dal carcere di via Giulio Petroni, cosa che più volte deve aver fatto attendere qualche minuto supplementare – il tempo di procurarsi e ingoiare un paio di panzerotti d’ordinanza – qualche moglie di ex detenuto fresco di rilascio, il giorno dell’addio alla cella.

Il panzerotto di Di Cosimo è il migliore di Bari – e dunque del mondo – per tre motivi. Il primo è che è dotato di un’apertura alare come quella di un piccione ben messo o di un gabbiano di piccola taglia. Il secondo, è che pesa come un bambino di 8-9 mesi. Il terzo è che è preparato con la mozzarella e la salsa di pomodoro migliori del mondo – e dunque di Bari.

Il locale, d’altro canto, è grande come una creperia ambulante media di Gallipoli e lo spazio che non è perennemente occupato da gente in fila – da quando apre la saracinesca a quando chiude – è occupato da omini operosi interamente ricoperti di farina che si esprimono in una lingua incomprensibile ai non addetti ai dopolavori.

Di Cosimo è una delle prove che la baresità – ovverossia quel sentimento di centralità delle periferie (misto a perifericità dei centri e dei baricentri) – esiste ancora. Ora, la baresità è quanto di più lontano possa concepirsi dalla leccesità. Soprattutto se applicata ai fritti. Per intenderci, neanche se quei panzerotti costassero tre volte tanto e fossero serviti rigorosamente da personale in Hogan d’ordinanza, un leccese comprerebbe mai un prodotto del genere. Fossero matti! Schifati, correrebbero dal sushi più lontano possibile da quella sozzura, previa sosta al bancomat più vicino.

Un cartello culto appeso un paio di volte alle piastrelle della pizzeria recita: “L’ panzarott’ avit scii’ a mangiall daffor” (Fa d’uopo che il panzerotto sia mangiato all’esterno). Di qui il rituale antichissimo di cenare sui cofani delle autovetture parcheggiate anche in terza, fino alla quarta fila. Magari ospitandosi a vicenda. Un mondo ideale, si crea ogni sera, in cui non è detto che la macchina più costosa abbia poi il cofano più ampio, o comunque più parallelo al suolo.

Qual è il rischio maggiore che un leccese doc corre da Di Cosimo? La singola azione più sbagliata che potreste compiere è la seguente. Entrare, non badando alla mostruosa ma disciplinatissima fila, e chiedere: “Scusi, fate calzoni al forno?”. Se evitate questa combinazione di parole, ecco, la strada è già meno in salita.

Altra combo di errori madornali: “Scusi [dare del “lei” è sempre letale], potrebbe aprirmi una Peroni ghiacciata?”. Dovete sapere infatti che non solo nessuno può chiedere a un omino di Di Cosimo di aprirgli qualsivoglia birra (visto che un apribottiglie a disposizione dei clienti penzola appeso alla parete da tempo immemorabile). Ma, per di più, una “Peroni ghiacciata” è una ridondanza insopportabile per un vero barese, essere nella sua lingua la parola “birra” sinonimo di per sé di “Peroni ghiacciata”. Tutt’al più si può chiedere una Heineken fresca, suscitando ovviamente l’ilarità di un paio di ragazzine.

Godetevi il vostro panzerotto assoluto in silenzio. Magari, lasciate pure colare visibilmente parte del suo prezioso ripieno sull’asfalto di via Giulio Petroni o sui vostri indumenti griffati. Non verrà visto necessariamente come un punto a sfavore o come uno spreco dai passanti baresi. Ma come un segno di umiltà, un’ammissione implicita della vostra ammirazione per un luogo e un oggetto sacro e, al tempo stesso, la vostra coscienza di non esserne all’altezza.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

3 thoughts on “Un paio di cose che un leccese non capirà mai dei panzerotti

  1. non male…
    occorre secondo me aggiungere le istruzioni per mangiare il panzerotto e uscirne indenne:
    impugnare il panzerotto con entrambe le mani a destra e a sinistra del corpo pieno di sugo (attenti che scotta!) non stringere troppo se no si rompe. Le mani poste in posizione 9 e un quarto, per evitare che il sugo bollente che inizierà presto a colare dalla punta inferiore entri nella manica del maglione attraverso la carta zuppa.
    in piedi o seduti sul gradino a destra dell'ingresso della pizzeria: gambe leggermente divaricate e busto lievemente reclinato in avanti, per evitare che il sugo vada diretto sul maglione… ora siete pronti per addentare il panzerotto e potete iniziare!!

  2. Ragazzi non vale,per un barese lontano dalla sua città e che non mangia,da tempo immemorabile,un panzerotto,tutto questo può essere paragonato solamente al supplizio di Tantalo. Mo veng a Bar e v facc' nu riduin!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *