I veleni accademici nel caffè (amaro) del rettore Laforgia.

Domenico Laforgia

E’ stato un caffè amaro quello mandato giù questa mattina dal rettore dell’Università del Salento, Domenico Laforgia. Amaro quanto può essere finire sulla prima pagina del Nuovo Quotidiano di Puglia accompagnato da un titolo così: “Minacce e abuso, rettore indagato”.
Eppure, nella conferenza stampa da lui tenuta nel pomeriggio il Magnifico ha sfoderato una calma da giaguaro, sicuro del fatto suo, ossia che il fatto, così come riportato da Quotidiano, non sussiste. Legge serafico, Laforgia, una dichiarazione lunga appena una cartella nella quale precisa che:

Le informazioni pubblicate sono imprecise. C’è un’indagine su denuncia dell’ex delegato Melica sulle nomine delle Commissioni interne, ancora in fase di votazione da parte del Senato. Non si tratta di assunzioni. Né c’è stata alcuna perquisizione negli uffici del Rettorato, la Polizia giudiziaria ha chiesto le registrazioni delle due sedute del Senato durante le quali si è discusso delle Commissioni, registrazioni che serviranno al giudice per stabilire se ci sia stato da parte mia un abuso di potere. Anche l’accusa di minacce non è corretta perché il provvedimento parla solo di “tentato abuso di ufficio” (anche perché io non ho mai minacciato nessuno).

Insomma, il rettore minimizza. E non è il solo. Nel rettorato il clima è tranquillo. I ben informati sostengono che l’esposto alla Procura presentato da Melica non sta in piedi. Trattasi, sostengono, di una guerra di potere diramatasi tra rancori vecchi e nuovi. Una guerra che nemmeno i sindacati combattono compatti.
“Non c’è ragione”, spiega uno di loro che preferisce rimanere anonimo, “la verità è che esiste un ostruzionismo all’attuale amministrazione legato a singole rendite di posizione. Anche questa storia dell’esposto in Procura non sussiste”.
E la storia, nello specifico, sarebbe legata a una particolare riunione di Senato accademico durante la quale Laforgia avrebbe autoritariamente proposto i nomi per la nomina dei presidenti di alcune commissioni interne. Tre per ognuna, così come prevede lo Statuto dell’Università. La scelta della triade, sempre secondo statuto, è a discrezione del rettore, mentre il voto spetta poi al Senato. Ebbene, Laforgia sostiene di non aver fatto altro che essersi attenuto con minuziosa attenzione al regolamento. Questione di rigore.

C’è in atto, da mesi, un tentativo di far passare questo nostro rigore come eccesso di potere e gestione autarchica mentre, se di eccesso si deve parlare, è un eccesso di diligenza e la volontà ferrea di dare un’opportunità a tutti, indipendentemente dagli sponsor e dalle tasse tessere sindacali. Per mantenere fermo questo principio, ispiratore di tutta la mia attività di rettore, ho dovuto dire dei “no”, alienare amicizie che credevo sincere, passare persino per un prevaricatore.

Tutto il resto è noia, almeno per Laforgia. Il quale ammette di non avere un buon rapporto con i sindacati, ma al contempo fa spallucce come chi in buona sostanza non se n’è fatta una ragione da tempo. Anche perché più che con i sindacati, il problema sussiste con “alcuni sindacalisti” (leggi Manfredi De Pascalis, Flc Cgil, e Tiziano Margiotta, Uil-Ps). Li stessi che lo accusano di non aver rispettato le graduatorie in merito ad alcune assunzioni e che Laforgia presenta invece come “scorrimenti di carriera del personale già in servizio”. Questione di interpretazioni; questione di veleni il cui eco proviene dal recente passato dell’Università del Salento. Da quando nei corridoi dell’Ateneo c’era profumo di limone e per “alcuni sindacalisti” era davvero una pacchia. Ma è anche questione di veleni recentissimi, come quello di Melica, che un tempo era delegato di Laforgia e adesso, chissà in virtù di quale piroetta accademica è l’anti Magnifico per eccellenza. Talmente “anti” da chiamare in ballo la Procura per la nomina dei presidenti di commissioni interne all’Università.
Laforgia, tuttavia ne è certo. I caffè a venire nelle prossime mattinate avranno tutt’altro sapore.

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One thought on “I veleni accademici nel caffè (amaro) del rettore Laforgia.

  1. E' triste notare come un fantasmagorico 400 posto in una classifica degli atenei mondiali,per quanto possa essere seria,faccia montare di "orgoglio" certe persone…Oramai sono dell'idea che certe "prime pagine" o super dichiarazioni ai quattro venti servano solo per offuscare il cervello di chi vorrebbe vederci chiaro…a mio modo di vedere l'Università del Salento,dal punto di vista burocratico sta messa molto ma molto e,scusate se lo ripeto,molto male.Segreterie,Presidenze,ecc..Ahimè tutto,come al solito,nasce fin dalle radici,e il massimo responsabile dell'Unisalento è accusato di abusi d'ufficio.Insomma,in parole povere, semplicemente anche lui mi sembra che giochi ,e non poco col potere.Purtroppo si dimentica troppo presto,a certe altezze,che si è al servizio della cultura,non alla mercè del dispotismo più bieco.

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