Bike Camp, nei paesi e sulle spiagge dello Ionio

Oggi vi scrive Francesca, piu’ o meno romana, alla sua prima (ma non ultima… paura eh?!??!)  avventura con Salento Bici Tour

Anche oggi obiettivo raggiunto: 24 ore all’aria aperta (davvero, in cinque giorni abbiamo avuto un tetto sulla testa solo nel momento del bisogno…) e pedalare, pedalare, pedalare, tutto intorno solo cielo, terra, mare.

La mattina è’ iniziata fresca e gloriosa, all’ombra di un ulivo lontanissimo che per caso o per calcolo si proiettava proprio sulla nostra tenda. Nessuno ci aveva creduto quando Annika aveva insistito per montarla in mezzo al campo, lontano da tutto il resto, ma lei e’ una tosta e ti puoi fidare e mentre gli altri gia’ da tempo armeggiavano (al sole) noi abbiamo finto di svegliarci solo al richiamo della colazione.

Alla tavolata sotto gli ulivi abbiamo eravamo in tanti: oltre a tutti noi – Ani, Ari, Mari, Ciccio e Carlo, Isa, Franz e Franzine che sarei io – c’erano anche Flavio e la sua famiglia (Link http://www.campolisio.it/sindex.htm)  che mangiano sempre  con i loro ospiti perche’ l’accoglienza e’ anche questo, due woofer di Milano che passano le vacanze lavorando alla masseria per imparare i segreti della campagna, un woofer di brescia che in questo modo gira l’europa da mesi, Peppina e Mafalda, asinelle madre e figlia di cui abbiamo anche assaggiato il latte. Pane burro e marmellatine di arance e uva fatte dalla nonna, poi di nuovo in sella verso Gallipoli, il primo centro grande da quando siamo partiti. E come primo segno di civilta’, o meglio della civilta’, consegna ufficiale delle catene per le bici che finora non erano servite mai.

La pedalata e’ bellissima. Dopo un primo pezzo fuori strada sulle pietre per aggirare un muro costruito all’improvviso, e’ tutta una lenta discesa verso il mare, tra ulivi, frutteti, campi coltivati, alcuni bruciati. Ogni tanto si colgono le pere, ma all’albero di fichi la sosta e’ d’obbligo (“a un bel fico non si puo’ dire di no!” ha detto qualcuna… ok l’ho detto io ma era per gioco, dai!!). I dolcissimi fioroni ci ristorano, anche se rispetto agli altri giorni non si puo’ dire che siamo stanchi.

La ripresa invece e’ amara: Mariagrazia ha bucato una gomma. Ma qui ogni occasione e’ buona per godersi qualcosa di nuovo, scatta la lezione di ciclofficina open air e tutto finisce con un po’ di competenze in piu’, e a Mari non succede niente anche se la gomma la rimontiamo al contrario (“e se muoio?” aveva chiesto lei). Lo sapevo, dovevamo dare retta a Franz, un uomo un enigma (come ci ricorda sottilmente mangiando ogni giorno il gelato che porta questo nome), ma quando dice una cosa puoi stare sicuro che ha ragione. Finora le ruote della Mari sono state le piu ricettive, oggi le spine, l’altro giorno le cimici in amore (“allegria tra le ruote” come le ha chiamate parafrasando l’azzeccato titolo della nostra vacanza – “allegria tra le gambe”).

Da quando le americane hanno proseguito per la Grecia (ormai le chiameremo sempre cos¡ anche se in realta’ venivano da Londra, Francia, Germania, non l’abbiamo ben capito), e’ di nuovo lei la regina della salita. Adoro quando mi supera come un trattorino elettrico, ingentilito dalla gonnella a fiori e dal cappellino di paglia che abbiamo comprato tutti insieme sulla spiaggia. Ma oggi no, niente salite (niente salite da cardiopalma perlomeno). Solo discese dolcissime, un tiepido scirocco sul viso e tra i capelli, e nell’aria la voce antica di Ciccio che declama le sue pene d’amore per la cesarina, intonando un canto salentino nato proprio scendendo da queste colline (che loro chiamano ‘muntagne gallipoline’). Qui le linee dei muretti a secco sono ovunque e oltre a dividere i campi servono a tenerli vivi: raccolgono l’umidita’ e la portano in basso, ecco perche’ crescono frutti meravigliosi anche se la terra e’ arida e sembra che non piova mai. Anche nei paesi arabi li fanno cos¡, ma con la forma della mezzaluna araba. Chi e’ curioso, puo’ vederli al parco dei Tu’rat (http://www.ortodeiturat.it/) , un’area nuova, un po’ surreale, dove cresceranno frutti e eventi culturali.

Dopo venti chilometri cosi’, ecco il mare, bellissimo, aperto, la riva bassa come piace a me, tutta terra e rocce piatte, praticamente deserta. Pedalare sul lungomare da un senso di liberta’ e questa e’ una delle giornate piu’ dolci.

E’ qui che si `aggiunto, senza saperlo o forse dopo se ne e’ accorto, il nuovo ciclo-amico di oggi, un signore del posto che andando forse dal figlio o a comprare il pane (o forse dalla Cesarina, che doveva pur abitare da queste parti se il suo innamorato faceva questa strada per incontrarla) si e’ trovato per un poco in mezzo a noi, infilato come una perlina e a uno a uno, con educazione, superato. E’ stato un momento, ma e’ bastato a soddisfare il mio piacere di avere ogni giorno qualcuno di nuovo insieme a noi (anche a Forrest Gump sarebbe piaciuto un sacco.. a proposito, sabato partiamo da Santa Caterina e arriviamo a Galatina, qualcuno vuole venire?). Poi cos¡ come l’avevamo inglobato, l’abbiamo sfilato lasciandolo alla sua via.

Siamo a Torre Suda, uno di quei paesi di mare, con le case basse lungo la strada, qualche negozio di teli e cose di gomma, ma soprattutto un’esplosione di piante in fiore, oleandri, bouganville, ibiscus, quel rampicante con le campanelle arancioni di cui non ricordo mai il nome, un tripudio di colori e profumi che cerco di cogliere allungando il naso, ma dalla bici e’ un casino. Ari sta benissimo quando ci passa attraverso, col suo vestitino a righe viola, il costume viola, le birkenstock viola, il suo nuovo cappello di pagliaviola, ha la grazia di una forestiera che si immerge nelle tradizioni italiane, anche se lei in salento e’ ormai di casa.

Due sacchi di frutta ci sono costati tre euro (ma alla fine ari ed io abbiamo deciso di non farci comunque la cresta) e poi via in pineta verso la Punta della Suina (http://www.puntadellasuina.it/) (che mi dicono non avere niente a che fare con la Cesarina… meno male, romanticismo salvo). Baia Paradiso l’avrei chiamata io. Acqua turchina variegata di luce e bianco, scogliere a scaglie con sopra un po’ di verde, calette di sabbia fine, di fondo addirittura un po’ di jazz da uno stabilimento sobrio li vicino. Un lusso sfrenato, quel lusso che solo la natura ti puo’ dare gratis e da cui non te ne andresti mai. Dietro la punta Gallipoli si intravede, con qualche condominio che spunta… ma ancora non ci voglio pensare, anche oggi  lo zio Carlo ci ha portato in un posto magnifico. Guardo di la’ e non esiste piu’ niente.

Nel pomeriggio, durante la siesta in pineta, c’è’ stato anche un incendio, fiamme altissime, pompieri, protezione civile, ma noi eravamo tranquilli e in buone mani: c’era Ciccio… – “veramente sta cercando l’orecchino di giulia in spiaggia” – … ma c’era Carlo… – “ma veramente e’ la’  sull’amaca a leggere il suo libro (‘il diavolo di Tolstoj)”…. Beh comunque, tutto e’ bene quel che finisce bene. L’incendio e’ stato spento, Isa ha dondolato sull’amaca, noi abbiamo sorseggiato i nostri caffe’ in ghiaccio con latte di mandorla, appuntamento cult con l’oroscopo dell’internazionale (che Carlo, citando qualcuno, definisce “la supercazzola di Robert Brezny http://www.internazionale.it/oroscopo) .. e infatti  ne abbiamo capiti a stento due), poi bagnetto mentre il sole calava e la musica diventava da “ape” (aperitivo ndr) per la gioia delle milanesi. Bravi questi dj, hanno indovinato il suono giusto per ogni momento della giornata dando alla baia quel tocco di sogno che senza musica ti devi creare tu.

Gallipoli ha l’impatto di una metropoli per come eravamo abituati noi, traffico, smog, rotatorie, stradine piene di turisti tra cui fare lo slalom, manciate di vecchiette che ti danno indicazioni in coro partecipando al viaggio di questo strano gruppo di ciclisti in pareo con i cappelli di paglia. C’e’ un cortile pieno di attrezzi antichi appoggiati o appesi dal signore che ci abita, reti, martelli, rubinetti, giare-lavatrici per lavare con la cenere, nasse come quelle (ma molto piu’ grandi) che mi sono comprata per farci i lampadari della mia stanza in mezzo (le cercavo da un anno e mezzo e le volevo proprio cosi’!), statuette delle confraternite locali (“o saranno del ku-klux-clan?” chiede Franz: un nuovo enigma…). Cittadina bellissima che guarda il calare del sole. Ma ce lo vogliamo godere in spiaggia e allora di corsa sulle bici verso il camping La Vecchia Torre http://www.lavecchiatorre.it/ (la torre c’e’ davvero!). Presto!! Documenti, posa le bici, compra le birrette al market, riprendi il coltellino svizzero per aprirle ed eccolo…. Abbiamo amato quel bagno di fine giorno nel mare arancione, come i campeggiatori sulla riva hanno odiato noi, che schiamazzavamo nel loro tramonto.

Dopo cena mega torneo di biliardino, maschi contro femmine, campioni contro pippe, tre contro tre, finche’ hanno spento le luci. Questa e’ l’estate  che mi piace.

Domani andremo da Gallipoli a Porto Selvaggio, passando da Sannicola e tuglie.

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