Dove la mafia cede il passo all’agricoltura, viaggio nelle terre di Libera Puglia

C’è una Puglia nuova che tenta, faticosamente, di ripartire, riappropriandosi di quegli spazi comuni sottratti illecitamente e con la violenza dalla criminalità organizzata, strappati a quella Sacra Corona Unita per troppo tempo etichettata impropriamente (e colpevolmente) come mafia di serie B. Eppure, secondo i dati forniti dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, istituita con decreto legge nel febbraio 2010, la nostra regione si colloca al 5° posto (dietro Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia) con ben 906 tra ville, locali commerciali, ristoranti , appartamenti, bar, terreni agricoli: beni in cui, oggi, sono stati gettati i semi di una rinascita civile ed economica.

La villa di Tonino Screti, il cassiere della Scu

Come nel caso della villa in contrada Santa Barbara, situata tra Torchiarolo e San Pietro Vernotico e appartenuta a Tonino Screti, definito dagli inquirenti il “cassiere della Scu”. Affiliato al clan Buccarella, il boss di San Pietro rappresentava la faccia “pulita”, ma non meno pericolosa, della mafia salentina. Era titolare di numerose imprese agricole, edili e di servizi di cui si serviva per riciclare denaro di provenienza criminale. La villa, disposta su due piani e composta da circa 15 stanze, è stata confiscata nel 1997 insieme a 35 ettari di vigneto. Bisognerà aspettare però il 2006 prima che il bene venisse assegnato in gestione alla cooperativa “Terre di Puglia-Libera Terra”. I volontari della cooperativa fondata da don Luigi Ciotti si misero subito all’opera per bonificare i campi e ridare vita ai vigneti lasciati da anni in stato di completo degrado ed abbandono. Tutto questo sotto lo sguardo minaccioso di Tonino Screti che continuava a vivere all’interno di quella che, a tutti gli effetti, non era più una sua proprietà. Ma grazie, in particolare, alla determinazione dell’allora Prefetto di Brindisi Domenico Cuttaia, fu detta la parola fine ad una situazione ormai divenuta paradossale e Tonino Screti fu finalmente sgomberato dalla sua (ex) villa nella metà del 2009. Prima di andarsene, pero’, il boss sfogò tutta la sua rabbia e frustrazione distruggendo personalmente tutto cio’ che gli capitava a tiro ed ancora oggi sono visibili i “segni” che ha lasciato in eredità ai nuovi proprietari.

Scacciato Screti, Libera dovette pero’ affrontare la grana dell’ipoteca pendente sull’immobile che venne assolta in parte dalla Regione Puglia ed in parte dalla Banca Popolare Pugliese che rinunciò a una quota significativa del denaro che le era dovuto. E così, finalmente, nel maggio 2010 “Libera Terra” ne ha preso definitivamente possesso ed è iniziato un faticoso, quanto entusiasmante, percorso di rinascita per avviare un percorso di crescita economica sana e di opportunità di lavoro dignitoso.I terreni, ereditati nel’incuria più totale, grazie al lavoro meticoloso e costante di volontari, periti, agronomi e docenti universitari di livello nazionale hanno ripreso vita e rigoglio nonostante i tentativi di sabotaggio e di intimidazione.

Un altro terreno agricolo sequestrato

Parte dei terreni sequestrati a Tonino Screti ricade nella bellissima zona archeologica di Valesio. Dopo mesi di fatica incessante, a pochi giorni dalla mietitura, il 13 giugno 2008 il vigneto fu dato alle fiamme. La criminalità organizzata voleva lanciare un messaggio inequivocabile e chiaro della sua ostinata presenza: senza riscuotere pero’ il risultato sperato. I volontari non si fecero scoraggiare e moltiplicarono le forze per porre rimedio al danno subito. Da allora si chiamano Filari de Sant’Antoni: un modo per ricordare quel giorno che, da apparente punto di non ritorno, di parola fine per ogni speranza di cambiamento, si è trasformato, invece, nell’alba di un nuovo inizio.

Proprio in quei terreni, infatti, “Libera” produce il vino migliore, come, ad esempio, il rosso e rosato dedicato alla memoria di Hiso Telaray, un giovane ragazzo albanese di appena 22 anni che nel settembre del 1999 pagò con la vita la sua ribellione contro i caporali. Hiso lavorava da alcuni anni come bracciante nelle campagne dell’Incoronata, a pochi chilometri da Foggia. Dopo numerose

Il vino prodotto col nome di Hiso Telaray

angherie decise di non cedere più parte della sua paga ai caporali che si vendicarono in modo atroce: alcuni connazionali, aiutati da un italiano, lo sorpresero nel casolare di fortuna in cui era solito ripararsi e lo freddarono senza pietà. Anche i campi estivi organizzati ogni anno dalla Cooperativa Sociale “Terre di Puglia-Libera Terra” ne tengono vivo il ricordo portando il suo nome. Proprio in questi giorni nell’ex villa di Tonino Screti sono giunti circa 20 giovani provenienti prevalentemente dall’Emilia-Romagna per partecipare alle attività di raccolta dei frutti della terra (pomodori, grano, uva, carciofi, olive). In attesa dell’approvazione del progetto Pon per ristrutturare la villa, la trasformazione delle materie prime è stata esternalizzata presso strutture private convenzionate e . Ma i volontari di San Pietro, contano a breve, come avviene già in altre realtà, di poter curare personalmente tutto l’iter produttivo.

Per poter sopravvivere in un mercato sempre più concorrenziale e selettivo, Libera è riuscita a costruire in questi anni una rete complessa ed efficiente di canali distributivi sia diretti, con le “Botteghe dei Sapori e dei Saperi della legalità (attualmente 12 tra il Nord ed il Sud Italia), che indiretti, con partnership di primo piano nel panorama italiano come Ipercoop ed Alce Nero

La bottega di Libera a Mesagne
La bottega di Libera a Mesagne

Una delle “Botteghe” sorge a Mesagne, città che ha dato i natali ad alcuni tra i più noti ed efferati boss della Scu locale. La bandiera di Libera svetta dal settembre del 2008, ben visibile, nel cuore pulsante del centro storico, a pochi metri del castello: impossibile non notare la sua presenza prima ancora che fisica, simbolica. Qui è possibile acquistare ogni giorno tutti i prodotti realizzati dai volontari nei terreni confiscati di Torchiarolo, San Pietro e Mesagne: dai vini di diversa qualità alla pasta, dai pomodori secchi ai carciofi sott’olio, dai taralli alle friselline: tutti con un inconfondibile profumo di legalità. Ma le minacce e le intimidazioni continuano senza tregua. Il 10 giugno scorso un incendio doloso ha distrutto 200 quintali di grano di qualità speciale, il Cappelli, coltivato con in cura in contrada Canali, a Mesagne, per produrre i taralli col marchio della Onlus fondata da don Luigi Ciotti. I terreni, in affidamento a Libera dal 2005, appartenevano a Carlo Cantanna, uno degli uomini più vicini al fondatore della Scu, Pino Rogoli

“Inutile dire che noi non ci fermiamo. Attendiamo più di 200 giovani per i campi di lavoro su questo bene confiscato. Il 9 luglio sarà la volta della tappa del Festival itinerante Libero Cinema in Libera Terra”- è stata la reazione immediata del presidente della cooperativa Terre di Puglia-Libera Terra Alessandro Leo all’ennesima minaccia subita – A Mesagne da tempo è stata seminata la speranza e il raccolto continuerà a essere fruttuoso. Coltivare e produrre sui terreni confiscati ai mafiosi e creare lavoro libero dalle mafie rappresenta il più grande schiaffo alla criminalità organizzata e a chi la copre”.

I terreni incendiati di Libera Terra

 

foto Giuseppe Di Viesto

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