Palazzo Carafa, il sindaco chiude le porte ai giornalisti
Non dicono niente di buono le ultime “disposizioni del sindaco” in materia di accesso a Palazzo Carafa di giornalisti e operatori dell’informazione. Ai colleghi che questa mattina, come ogni mattina, volevano occuparsi della cronaca politica cittadina andando alla fonte delle notizie (in tempo di distribuzione di presidenze delle commissioni consiliari, le preziose indiscrezioni dai corridoi di Palazzo Carafa), l’addetto al gabbiotto posto all’ingresso del municipio ha sbarrato la strada.
Il sindaco, secondo quanto riferito dall’impiegato e poi confermato ai giornalisti dall’addetto stampa del Comune, avrebbe disposto che l’ingresso dei giornalisti è consentito solo in occasione di conferenze stampa, riunioni delle commissioni consiliari e consigli comunali. In pratica tutte le occasioni pubbliche. Per gli altri giorni l’esigenza di attraversare i corridoi del Comune può essere giustificata solo da appuntamenti con esponenti politici membri del consiglio comunale.
Come logico, la protesta dei giornalisti presenti è scattata subito, dato che in questo modo, di fatto, gli si impedisce di fare il proprio lavoro. E come logico, dell’accaduto sono stati informati i rappresentati dell’Ordine dei giornalisti.
Ma da cosa nascono le disposizioni di Perrone? Certo, negli ultimi giorni, i mal di pancia nella maggioranza hanno consentito alla stampa di ricostruire nel dettaglio i motivi di attrito intorno alla distribuzione di incarichi e poltrone. E, certo, il sindaco avrebbe voluto tenere segreti incontri politici delicati, come quello di ieri col senatore Mantovano, durante i quali, inevitabilmente, si è discusso di pesi e contrappesi con i quali garantire l’equilibrio tra partiti e correnti interne al Pdl leccese.
Ma da qui a chiudere le porte ai giornalisti e aprirle, invece, all’occorrenza quando “serve”, vedi le conferenze stampa per comunicare le iniziative del governo cittadino, ce ne passa. Dopotutto Palazzo Carafa dovrebbe essere la “casa” di tutti i leccesi e i giornalisti, con la loro presenza, le loro telecamere e i loro taccuini, fanno in modo che questo principio venga rispettato anche a Lecce. Al di là delle maggioranze bulgare e della pretesa di gestire, senza neanche motivare più di tanto, i corridoi del Palazzo come i corridoi di uno spazio privato.
A “superare” il divieto di Perrone – a meno di passi indietro nelle prossime ore – sarà proprio l’attività istituzionale. A breve cominceranno a riunirsi le commissioni consiliari che si terranno praticamente a ogni ora del mattino o del pomeriggio. E a quelle non si può vietare l’accesso né ai giornalisti né ai cittadini. Il diritto, insomma, supererà la pretesa, assurda, di lavorare per la città lontano dagli occhi dei cittadini.
Aggiornamento ore 19.40
Poco dopo la diffusione della notizia, Perrone ha inviato un comunicato stampa per chiarire la questione dal suo punto di vista. E per comunicare che non arretrerà di un millimetro.
“Con tutti i giornalisti, di qualunque testata, sia essa nazionale o locale, ho sempre tenuto un buon rapporto, lineare e trasparente, basato sul reciproco rispetto. Negli ultimi tempi, tuttavia, ho riscontrato, purtroppo, una serie di atteggiamenti che hanno sconfinato, a volte, nella maleducazione da parte di alcuni operatori del mondo dell’informazione: c’è chi staziona quasi quotidianamente dietro la porta del mio ufficio e nelle stanze della mia segreteria pronto ad effettuare riprese con la telecamera o con i telefonini. Si tratta di comportamenti che hanno finito da un lato per ledere il diritto alla privacy dei cittadini e dall’altro per alimentare confusione all’interno degli uffici di Palazzo Carafa, in particolare nella mia segreteria e nel settore Comunicazione. Per queste ragioni ho deciso di adottare un provvedimento ad hoc al fine di regolamentare l’accesso ai giornalisti, ai cameramen e ai fotografi negli uffici comunali.
So bene che in qualità di sindaco non ho diritto alla privacy ma è altrettanto evidente che tale prerogativa appartiene a tutti i liberi cittadini, più o meno noti all’opinione pubblica, che hanno l’esigenza e la necessità di incontrare il sindaco senza rischiare di finire a loro insaputa sugli schermi di qualche tv locale o sulle pagine dei giornali a causa di qualche “imboscata” di giornalisti a caccia di pseudo scoop. Non ritengo che sia questo il modo migliore di fare informazione. Di certo non fa parte del “pedigree” professionale della stragrande maggioranza di operatori che ogni giorno con serietà e impegno svolgono il loro lavoro nella nostra città. Il mio intendimento, dunque, non è certo quello di porre un bavaglio all’informazione che è e deve restare libera e indipendente.
Ad ogni buon conto invito tutti i rappresentanti del mondo dell’informazione ad un incontro per affrontare il delicato argomento per individuare una soluzione capace di ottemperare le diverse esigenze. Nel frattempo i giornalisti potranno accedere a Palazzo Carafa in occasione di conferenze stampa, commissioni consiliari e consigli comunali oppure per chiedere informazioni utili alla loro attività professionale, dandone – in questo caso - preventiva comunicazione
Certo c’è da chiedersi fino a che punto l’accesso della libera stampa all’interno dei palazzi comunali possa essere oggetto di discussione e trattativa. O se già questo passaggio, il sedersi a tavolino a contrattare la propria presenza, non sia un arretramento nella libertà del giornalista di muoversi in funzione del suo mestiere.
Infatti, poco dopo il comunicato di Perrone, arrivano le censure del suo comportamento da parte di Assostampa e dell’Ordine dei giornalisti. Il sindacato “esprime sconcerto” e sottolinea che
“il risultato quasi plebiscitario ottenuto alle ultime elezioni non puo’ autorizzare il sindaco a proclamarsi padrone del Comune e a comportarsi come tale. Pertanto, e’ auspicabile che l’avvocato Perrone torni sui propri passi, revocando un divieto vergognoso, che offende prima di tutto i cittadini di Lecce, ai quali, evidentemente, si vuole negare il diritto di essere correttamente informati, attraverso l’attivita’ professionale dei giornalisti”
A parte il titolo sbagliato (Paolo Perrone non è un avvocato, ma dottore in Economia Aziendale ed ha un master in “Amministrazione e controllo”), la nota di Assostampa è più dura di quella scritta dall”Ordine dei giornalisti, che però entra decisamente più nel merito della decisione di Perrone:
il sindaco usa un tono inaccettabile nei confronti dei colleghi e delle colleghe che ogni giorno lavorano per le rispettive testate per informare i cittadini sulle attività dell’amministrazione comunale. Il sindaco parla di ”imboscate di giornalisti a caccia di qualche pseudo scoop” e fa riferimento ad atteggiamenti ”che hanno sconfinato, a volte, nella maleducazione da parte di alcuni operatori del mondo dell’informazione”. Accuse generiche che offendono in modo indistinto tutti i colleghi che seguono l’attività amministrativa a Lecce. Invitiamo pertanto il sindaco, qualora lo ritenga, a segnalare all’Ordine i singoli casi di eventuali comportamenti scorretti, e ad astenersi dal trascinare nella polemica tutta la categoria con toni che riteniamo lesivi della dignità dei colleghi.
L’Ordine accetta di buon grado l’invito del sindaco ad un incontro chiarificatore, ma chiede che il primo cittadino ripristini da subito le condizioni normali di agibilità di Palazzo Carafa ritirando una disposizione che rischia di gettare un velo di opacità e scarsa trasparenza sull’attività di una Pubblica Amministrazione.

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