La personalità del giornalista e le porte chiuse di Perrone

Il sindaco di Lecce ha vietato ai giornalisti di entrare nei corridoi di Palazzo Carafa se non per conferenze stampa, commissioni consiliari e  consigli comunali. Si tratta di una scelta discutibile, maturata dopo alcuni episodi che hanno infastidito Perrone. Per la precisione il sindaco ha scritto in una nota di essere stanco di trovarsi cronisti “dietro la porta” del suo ufficio alla ricerca di “pseudo scoop”. Il guaio è che il sindaco non ha voluto procedere a un chiarimento con i giornalisti che lo hanno infastidito, ed eventualmente i direttori delle testate per le quali lavorano, alla ricerca di un rapporto migliore nell’interesse della cronaca. Ha voluto adottare, e in questo si riconosce lo stile di Perrone, un provvedimento tranchant, che ha colpito indistintamente tutti e ha amplificato i significati del suo gesto. Da “severo padrone di casa” a “attentatore della libertà dei giornalisti”. Non è stata una grande mossa.

Non a caso sui social network i giornalisti leccesi hanno cominciato a parlare di libertà di informazione, sono intervenuti Assostampa e l’Ordine dei giornalisti, la “categoria” (si, diventa sempre una questione di categoria) si è addirittura spaccata tra favorevoli e contrari alle disposizioni del sindaco. In particolare c’è chi non sopporta che alcuni giornalisti riescano a stabilire un contatto diretto, anche informale, con consiglieri e dirigenti, riuscendo a carpire notizie e informazioni che vengono negate ad altri, lavorando ai fianchi i politici e gli amministratori, lontano dalle conferenze stampa.

Le disposizioni di Perrone hanno avuto questi due effetti. Trasformare la “personale” stanchezza del sindaco in una questione generale di rapporto tra le istituzioni cittadine e la stampa e scatenare un deprimente bisogno di regolamentazione di spazi e luoghi, in definitiva di un confine, entro i quali le diverse componenti della vita pubblica che abitano il Comune (la politica, l’amministrazione e – attenzione – l’informazione) possano incontrarsi.

Paolo Perrone

Un dramma nel dramma. Perché si punta, e chissà se in maniera cosciente, alla “spersonalizzazione” del cronista e di conseguenza della stessa informazione cittadina. Il risultato potrebbe essere un abbassamento della qualità dell’informazione, la sua replicabilità asettica su diversi media e diverse testate, un definitivo affossamento del racconto della politica cittadina, racconto già di per sé poco interessante per il cittadino medio. Avercele, invece, sui media locali, personalità giornalistiche diverse, diversi modi di lavorare, diversi modi di interpretare il mestiere e il rapporto con la politica e le istituzioni. A regolamentare il comportamento dei singoli c’è già l’Ordine dei giornalisti. Non servono altri censori o norme di comportamento. Men che meno recinti entro i quali recepire e riportare le informazioni che vengono dalla politica e dall’amministrazione, contenitori nei quali magari è consentito porre domande finché l’interlocutore ha la pazienza di rispondere.

Lavorare dietro le quinte, anche grazie alla capacità di stabilire rapporti “confidenziali” con le fonti, dà – ha sempre dato – la possibilità a molte notizie, soprattutto di politica, di venire fuori, di diventare pubbliche. Il giornalista, poi, va giudicato dal pubblico e dai lettori per quello che scrive e per come lo scrive. Se rispetta la verità dei fatti e offre una lettura degli stessi va rispettato doppiamente, per il coraggio che ha di esporsi.

Uno degli episodi che ha più infastidito il sindaco Perrone negli ultimi giorni è stato un servizio di Telerama firmato da Francesca Pizzolante che riferiva dell’incontro tra lo stesso sindaco e il senatore Mantovano, leader di una corrente (Nuova Italia) del Pdl. All’uscita dalla riunione, che la cronista ha seguito, anche, “dietro la porta”, sia Perrone che Mantovano hanno detto di aver parlato di Imu. La lettura della cronista, sostenuta anche da informazioni che lei è riuscita ad avere, ha invece evidenziato di come nella stessa si sia parlato di equilibri politici in Consiglio e nelle commissioni consiliari (del resto Mantovano era accompagnato dal capogruppo di “La città”, il nome leccese di Nuova Italia, Pierpaolo Signore). Se la cronista si fosse fermata alle comunicazioni ufficiali avrebbe dato la notizia della conversazione sull’Imu (e qualcuno l’ha fatto). Ha invece fatto leva sulla sua personalità “indiscreta” e sui suoi contatti per ricavare un’altra versione. Quella giusta.

In definitiva, se Perrone cerca un po’ di tranquillità in più può chiudere meglio la porta o, al limite, uscire dall’ufficio e chiedere ai cronisti di farsi più in là. Oppure dire sempre la verità, fino a diventare noioso. Può cercare di stabilire un rapporto migliore con la stampa (visto che, evidentemente, un buon rapporto non ce l’ha) ma non vietare l’ingresso dei cronisti in Comune o inseguire l’obiettivo impossibile di regolamentarne il lavoro. Ci sarà sempre, speriamo, una Francesca Pizzolante in grado di violare, con la sua fastidiosa intraprendenza e con la sua personalità non irreggimentata, le porte chiuse del Palazzo. E insieme a lei molti altri che, più in silenzio, contribuiscono a raccontare, al di là delle comunicazioni di servizio, la politica e la vita di questa piccola città di provincia. Ognuno in modo diverso. E questa è una gran bella conquista sulla quale non è possibile arretrare.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

2 thoughts on “La personalità del giornalista e le porte chiuse di Perrone

  1. Si riesce a litigare con i giornalisti, perchè svolgono il loro lavoro così come va svolto. Perrone vorrebbe giornalisti "velinari", considerando la politica affare di lorsignori da gestire arroccati in un Palazzo blindato, aperto solo per gli annunci-spot, quasi mai seguiti dai fatti.
    Si riesce vergognosamente a litigare pubblicamente col presidente Benfatto per i quattro soldi necessari per riparare l'ascensore del Tribunale, usata pure da tanti anziani, mentre i soldi per tante spese quanto meno discutibili si trovano sempre.
    Peccato che si sia persa traccia dei consiglieri comunali d'opposizione. Mi riferisco, sia alle vecchie glorie, sia ai vari illuminati, propositivi, costruttivi, innovatori e rottamatori. Nessuno escluso. Povera Lecce !

  2. MAH non mi sembra buon giornalismo quello delle congetture ipotetiche, per fortuna ha ripreso una lacchè del suo entourage…chissà che avreste detto se fosse stata del quotidiano o altri….quindi adesso Mello per te, diventa buon giornalismo quello "del dietro la porta", si fa per dire!Queste per me dovrebbero invece che tinteggiarsi i capelli, andare nel bucolico……ovviamente non ha bisogno di essere avanti per capire che con Mantovano non si parlava di IMU.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *