Bike Camp, dalla Palacìa a Porto Miggiano, a Tricase

Ed Eccoci al secondo giorno! Oggi vi scrivono Annika, tedesca di Berlino – collaboratrice di Salento Bici Tour – e Arianna, che viene da Milano ma è gia alla sua quarta avventura con SBT. Al gruppo oggi si è aggiunta Isabella, vicentina d’adozione e brindisina di origine, anche lei aficionada di SBT. Il risveglio è piuttosto lento e rilassato, la colazione abbondante e cosi partiamo verso le 10:00 con circa un’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia quando il sole è già alto.

Punta Palascìa

Prima sosta al lago di bauxite, precedentemente miniera, circondato da terra rossa e canne ancora verdi. Non manca un fotografo con coppia di giovani sposi al seguito. Poi, dopo aver bagnato le nostre teste contro il solleone, ci dirigiamo verso il faro Palacìa, il punto geograficamente più ad Est di Italia. Qui, ci spiega Ciccio in versione guida, si incontrano il mar Adriatico ed il mar Ionio. Poi lo stesso Ciccio, in versione attore, mima un attacco di pirati, un tempo frequente su queste coste.

La discesa verso Porto Badisco è cosi piacevole che oltrepassiamo inconsapevoli la masseria fortificata di Cippano e siamo così costretti a tornare indietro per raggiungerla. E impariamo che è meglio non lasciarsi prendere dall’entusiasmo, soprattutto in discesa. Ma la fatica della risalta è valsa la pena: il luogo stimola l’immaginazione (non a caso, ci spiega Ciccio di nuovo in versione guida, è stato anche scenario del film “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek) e ci ritroviamo a immaginare quante persone sono passate da lì negli anni, quante e quali vicende umane si siano consumate lì intorno.

Ancora qualche chilometro e siamo a porto Russo: una baia stupenda con acqua cristallina. Ci facciamo un bel bagno e andiamo a Porto Badisco dove ci aspetta un pranzetto succulento: ricci di mare, provola, panini e bevande fresche. Ci fermiamo qualche ora tra il bar e le ‘taiate’, accompagnati dai racconti di Carlo e Ciccio sulla Grotta dei cervi, un complesso di pitture parietali risalenti al neolitico, detta anche la “Cappella Sistina della Preistoria.

Masseria Cippano

Poco dopo ci raggiunge Giuseppe in tenuta ciclistica professionale, la nostra guida naturalistica e culturale, che ci accompagnerà durante un bel tratto. Siamo in pieno Parco Regionale “Otranto-Leuca, uno dei luoghi più particolari d’Italia dal punto di vista botanico, che Giuseppe conosce molto bene: qui e solo qui, ci spiega, crescono numerose piante endemiche dei Balcani. Ci fermiamo davanti a una di queste: la “Efedra campilopoda”, un ‘fossile naturale’ (perché progenitrice – dal punto di vista evolutivo – dei pini che le crescono intorno), inserita nella lista rossa nazionale delle piante in via di estinzione. In Italia ne esistono pochissimi esemplari, tutti concentrati in un tratto di poche centinaia di metri tra Porto Badisco e Santa Cesarea.L’ente parco si impegna per preservare queste specie e conservare l’ambiente circostante.

Ma su questo splendido tratto di costa non ci sono solo meravigliosi paesaggi e affascinanti ricchezze naturali.  Proseguendo lungo la litoranea arriviamo infatti a Porto Miggiano dove Giuseppe ci racconta con dispiacere dei provvedimenti messi in atto dal Comune di Santa Cesarea per favorire la costruzione di un grande complesso turistico su una falesia molto bella ed imponente, precedentemente di libero accesso. È un ecomostro che francamente avremmo preferito non vedere.

Attraversiamo il borgo di Castro dove ci aspetta Carlo con una sorpresa: un’anguria dolce e fresca, potente rigeneratore di magnesio ed energia naturale. Quello che ci serve prima di affrontare la salita finale (ma la coadiuvamo anche da un gelatino a Tricase Porto) verso Marina Serra. Arrivati a Celacanto, ci accolgono Leo e Gianluca, membri dell’associazione Coppula Tisa, che si occupa di tutela ambientale. Sosteremo qui per la notte, ma decidiamo di affrontare, nonostante la stanchezza ormai evidente, la discesa al mare per un ultimo bagno rigenerante in un’atmosfera surreale tra rocce irregolari e lisce pareti tagliate dall’uomo. Deliziosa cenetta a base di pesce (“scorfani di fondo” ci dice Ciccio in versione chef), a conclusione della bella giornata insieme.
Domani il nostro cammino ci porterà da Tricase a Leuca, verso la fine della terra.

Salento, 2 luglio 2012

 

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