Bentornato Fanfulla, il perroniano ante litteram

No, non era affetta da punteruolo rosso la statua di Bartolomeo Tito Alon – eroe e antieroe rinascimentale, detto Fanfulla da Lodi – da 12 anni sistemata in piazzetta Raimondello Orsini, ma per qualche tempo rimasta coperta dal tipico sacco verdognolo, che la pietà dei giardinieri riserva alle palme mutilate da quel formidabile parassita.

Pur inviolabile dai coleotteri curculionidi, grazie alla sua dura pellaccia in lega di metallo, l’opera aveva ceduto alla corrosione del tempo. Nella fattispecie, a quella prodotta dai sali di rame instabili che sono un piatto prelibato per le acque piovane, e che avevano procurato al povero Fanfulla nientemeno che il cosiddetto “cancro del bronzo”. Ma grazie allo sforzo economico del Lions Club Lecce Messapia, quello tecnico e artistico dell’architetto Patrizia Erroi e alla straordinaria pazienza dimostrata dai piccioni patriottici della zona, privati per diversi mesi di uno dei loro principali beniamini, Lecce ha di nuovo il suo Fanfulla.

La scultura – fusa nel 1921, ma realizzata in gesso dal grande Antonio Bortone nel 1876), fu figlia naturale del Romanticismo letterario e di un concetto di eroismo già arcitaliano, un po’ fanfarone ma “mediaticamente” irresistibile (Fanfulla fu protagonista di più narrazioni d’autore e leggende popolari, che l’hanno reso un modello transnazionale di astuzia e di paraculismo ante litteram). L’opera è stata scoperta al pubblico dopo un completo restauro l’altra sera, da un sindaco Perrone in stato di grazia.

Da cosa lo evince uno che Paolo Perrone è in stato di grazia? Quando fa le faccette buffe agli eventi ufficiali. Mentre un esperto di qualcosa parla, presenta, conciona (nel caso di Fanfulla da Lodi, l’architetta Erroi; ma qualche minuto prima, al Rettorato, era Giovanni Vecchi, autore di “In ricchezza in povertà”, protagonista di una gloriosa presentazione alla presenza di Montezemolo), lui si guarda attorno beato, convinto che nonostante il perronismo – ovvero il favoritismo di derivazione meritocratica* – sia effettivamente in atto, quello che conta in fin dei conti è pur sempre Perrone. Azzeccato il gesto, da parte del sindaco, di cominciare a girare attorno al monumento appena scoperto, all’avviso, da parte della Erroi, che l’opera fosse di natura “stereometrica”, dunque da fruire alternativamente da tutti i suoi lati.

A tutti gli effetti, martedì si è trattato di un atto di perronismo in grande stile. Non solo il Comune ha restituito alla città un monumento pregevolissimo nelle condizioni originarie, e a costo zero (all’impresa esecutrice sono stati i Lions a corrispondere 5.300 euro). Ma lo si è fatto con la finezza aggiuntiva di produrre e distribuire in gran copia, a tutti i presenti alla cerimonia di scopertura, un opuscolone deluxe molto dettagliato sulla storia e sull’estetica di questo Fanfulla leccese. Il volume è il secondo, dopo quello su Palazzo Vernazza, di un’ambiziosa collana di opuscoloni che Perrone si è ripromesso far proseguire con uno dedicato a Sant’Oronzo. Una volta restaurato, s’intende, e sempre se non dovesse essere ripristinata, prima, la credibilità politica del centrodestra locale, cosa che in tal caso potrebbe far slittare la pubblicazione.

Questa di Fanfulla è una statua dalla storia avventurosa almeno quanto quella del personaggio che rappresenta. Il vero o leggendario Fanfulla girovagò fra i fatti d’arme più gloriosi d’Italia, fra ‘400 e ‘500, dalla battaglia di Ravenna che lo lasciò orbo di un occhio alla disfida di Barletta, che lo rese immortale. Allo stesso modo, la scultura bortoniana (monobortoniana, sia chiaro), prima di conoscere la collocazione attuale, fu sistemata all’incrocio fra via Rubichi e via D’Amelio (all’altezza del negozio “Degas”, per intenderci), poi in piazzetta Orsini, poi ancora alla Villa Comunale, per tornare solo nel 2000 in piazzetta Orsini.

Fanfulla è un eroe che non ha bisogno di un cavallo sotto le terga per essere tale. E’ un soldato di ventura, ma non è meno nobile di un condottiero della romanità. Bortone lo rappresentò estremizzando la sua forza di volontà, che supera ancora oggi ogni riluttanza a combattere anima e corpo per la propria patria, grazie a dettagli contrastanti che non è possibile vedere se non nelle fotografie di cui l’opuscolone perroniano è dotato. Dettagli come un occhio chiuso per sempre e l’altro attentissimo e vispo; o come le mani febbrilmente impegnate nell’affilatura di un’arma, mentre l’uomo, ritirato alla vita conventuale dopo le ennesime ferite di battaglia, ma non per questo meno disposto a confrontarsi con la guerra, è ricurvo e ha perso una ciabatta.

Bortone ha prodotto un Fanfulla fra i più moderni e dinamici che la storia dell’arte ci abbia tramandato, perché è al tempo stesso antico e moderno; storico e leggendario; lodigiano e vagabondo eppure leccesissimo.

Tanto leccese che la sua figura è decisamente entrata nell’immaginario collettivo dei nostri concittadini. Non è più solo per via di una generica esaltazione patriottica ottocentesca che oggi un lombardo purosangue come Fanfulla si trova a casa a Lecce.

Anzi, Fanfulla dà molti punti in quanto ad effettiva salentinità dello spirito a numerose figure storiche e bronzee che, all’anagrafe, sono ben più salentine di lui. Alcune di esse (Sigismondo Castromediano, fra tutti) sono state realizzate con tecnica non dissimile da quella di piazzetta Orsini, dallo stesso Bortone, ma guardacaso tutte rappresentate dritte come fusi, ieratiche, prive di ogni guizzo di vitalità, del tutto assorte nell’ideale.

Fanfulla, invece, è chi rinuncia a un ideale (il convento, un’altra battaglia) per abbracciarne un altro, specie se economicamente più conveniente del primo, pur senza smettere di agire per conto di Dio o, almeno, per amor patrio*.

La descrizione classica di Fanfulla trae valore aggiunto proprio dalle sue contraddizioni: “un mercenario, un capitano di ventura, spiritoso e senza troppe ambizioni intellettuali e ideologiche”. Chi vi ricorda, se non il tipico rappresentante dei “perrones”, i fedelissimi del sindaco? Chi meglio dei perrones più stretti può incarnare lo spirito fanfulliano?

*An capu soa.

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One thought on “Bentornato Fanfulla, il perroniano ante litteram

  1. Un bravo a Giovanni De Stefano, veramente un bell'articolo scritto con maestria e senza condizionamenti politici. Bravo.

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