Pdl in crisi anche a Lecce (e nessuno se ne accorge)

Sarà sicuramente colpa del caldo. Ma credo mai, nella nostra sfortunata città, abbiamo assistito a presentazione più incolore, e disattenta, di quella riservata alla nuova giunta Perrone. Eppure qualche riflessione andrebbe fatta. Perché una novità c’è. Non è certo quella della nomina di Carmen Tessitore. Temo destinata alla stessa sorte della dottoressa Marcella Rucco, assessore alla pubblica istruzione della Provincia di Lecce della quale, da anni, si sono perdute le tracce.

La novità è che per fare una giunta che poteva essere nominata il giorno prima delle elezioni, il sindaco più votato d’Italia, ci ha messo quasi due mesi. Non credo sia stata una prova di forza dell’astro nascente del Centro Destra nazionale. La verità è che quanto più la vicenda comunale è costretta a passare dalle spregiudicate leve del consenso gestite  dal “Partito di palazzo Carafa”, a quelle più paludate e tradizionali, della politica del Centro destra, allora la musica cambia.

Perché qui si tocca con mano un punto che sta restando ai margini della riflessione generale. Il fenomeno “civico” del “cerchio magico” perroniano, alla fine, dovrà fare i conti con la crisi del Centro destra e con la dura verità dei sondaggi. Non saranno le acrobazie di Andrea Guido e dell’assessore Luca Pasqualini a tenere distinta la sorte di Perrone dalla crisi del PdL.

Il giovane “principe” aveva due possibilità. Accentuare il carattere di “lega civica” del suo personale partito o al contrario restituire lo scettro della sua storia politica futura ai pedanti “fine settimana” dell’inconcludente ex ministro di Maglie. Ha scelto questo e si condanna a questo. Insomma nessuna illusione che la sua storia sia altro da quella del tramonto di una stagione politica. Forse tutta la lettura che anche il Centro sinistra, all’interno e fuori dei partiti, sta facendo sul “caso Lecce”, rischia di essere angusta e sbagliata.

Essa appare, infatti, tutta conclusa dentro una “presunta anomalia” del risultato elettorale della nostra città. Un vizio di aristocratico provincialismo non estraneo al tortuoso carattere identitario dei leccesi. In questo modo scompaiono, miracolosamente, tutti i segni clamorosi della crisi politica del partito di Alfano: principalmente il fatto che tutti i sondaggi seri celebrano il tramonto del PdL, oramai dato tra il 15 e il 17%.

In questo modo lo stesso dibattito sull’inevitabile rinnovamento dei partiti del centro sinistra si consegna a semplificazioni generazionali; invece di far leva sullo sforzo di lettura su quali potrebbero essere le inevitabili ricadute territoriali (anche sull’apparente “invincibile armada” perroniana) di questa nuova situazione.

Ragionare di prospettive politiche in questa città fuori dalla crisi del Centro destra nazionale, condanna, insomma, il Centro sinistra all’impotenza o peggio a ipotesi di tattica politica ispirate a puro istinto di sopravvivenza. Esattamente quello che mi sembra stia emergendo in queste settimane dal dibattito del Pd nostrano. Ma anche in quello “sul” Pd nostrano.

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One thought on “Pdl in crisi anche a Lecce (e nessuno se ne accorge)

  1. grazie a dio ci sono i partiti del centrosinistra, che veleggiano nei consensi. loro si' , esistono..

    turrisi = il racconto della Lecce CHE NON C'E'

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