Informazione Precaria, ora il problema è nazionale

Un nuovo significativo tassello si è aggiunto alla mobilitazione degli operatori salentini dell’informazione. Dopo il tavolo in Prefettura del 15 maggio scorso, è partita ieri da Lecce la campagna nazionale di raccolta firme a sostegno del Ddl sull’equo compenso. Primo firmatario: Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Sarà pure precaria quest’informazione, ma ha le idee ben chiare in testa. L’obiettivo è l’estensione, la più ampia possibile, di un sistema di diritti per tutti i giornalisti che, ogni giorno, fanno informazione nonostante la pressoché totale assenza di tutele lavorative che, di fatto, subiscono. Il Ddl in questione, in tal senso, dovrebbe diventare baricentro di un nuovo sistema di protezione a tutela di tutti gli operatori dell’informazione, dai giornalisti ai cameraman.

Lecce, dunque, è solo il punto di partenza di una protesta che a conti fatti accomuna tutte le realtà locali d’Italia. Un punto di partenza che è servito in primis a smuovere le coscienze dormienti degli addetti ai lavori e che, adesso, punta a dare concretezza al fronte inquadrando il tutto all’interno di uno scenario normativo che possa realmente incidere, fermo restando che la strada è ancora tutta in salita. Già solo il fatto che i giornalisti comincino ad autodenunciare la precarietà lavorativa del loro status professionale, contravvenendo al mito dell’ “aplomb giornalistico”, è un piccolo grande successo ottenuto da questa mobilitazione. Nata, è bene ricordarlo, in seguito al licenziamento di Vincenzo Siciliano, cameraman di Canale 8, il quale lo scorso 7 maggio ha deciso di denunciare pubblicamente di non ricevere lo stipendio da 5 mesi (e il suo non è nemmeno il caso più grave).

Enzo Iacopino, presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti

Ciò che la rete “Informazione precaria” sta portando all’attenzione pubblica è che il caso Vincenzo non è un’eccezione. E’ la norma. E’ la base di chi fa questo mestiere. All’Ordine e al sindacato il compito di non tutelare i tutelati ma di riconoscere prima e difendere poi le posizioni della gran parte dei giornalisti. Per questo la presenza di Iacopino, ieri, all’Open Space di Piazza Sant’Oronzo è stata importante. Non risolutiva, certo, ma importante.

Il prossimo anno la legge istitutiva dell’Ordine, la legge 69/1963, compirà cinquant’anni. Troppi, forse, per non essere modificata. Molto dipende dall’Ordine stesso. Nel suo compito di sentinella di professionalità e presidio della dignità professionale della categoria che rappresenta non può esimersi da un rinnovamento normativo.

In questa direzione va la raccolta firma lanciata ieri dall’Ordine dei giornalisti della Puglia. Iniziativa, questa, che serve come elemento di pressione nei confronti della Commissione lavoro del Senato, affinché concluda in tempi brevi l’analisi della legge sull’equo compenso, da mesi arenata dopo l’approvazione alla Camera. Il disegno di legge prevede l’istituzione di una commissione ad hoc che accerti che le testate applichino i minimi retributivi e non sfruttino i precari, ed esclude dai contributi pubblici chi trasgredisce.

“Sono qui perché credo che quelli della mia generazione debbano espiare delle colpe. Questa vergogna che oggi ci invade non è stata un virus improvviso purtroppo. Bisogna agire su due fronti: all’interno, con le sanzioni nei confronti di chi non rispetta la legge, e all’esterno, con iniziative come questa, perché solo con una forte denuncia possiamo arrivare a coinvolgere i cittadini, e solo così possiamo pensare di vincere questa importante battaglia”.

Ha esordito così, Iacopino, interrogandosi su come sia possibile accettare in silenzio di essere “trattati come colf”. “Abbiamo forse meno possibilità di quei tassisti che non molto tempo fa hanno fermato il governo alla prima esibizione di forza muscolare?” ha provocato il presidente.

E l’Ordine ieri a Lecce non ha chiesto azioni eroiche. Ha sollecitato agli iscritti, però, l’invio di tutto il materiale utile a provare gli illeciti che vivono all’interno delle redazioni ogni giorno.

A riguardo, però, ci sono ancora resistenze da parte dei giornalisti: per vergogna, timore di perdere il lavoro o anche solo per pigrizia. Ma per provare a cambiare le cose serve coraggio. Questa la lezione tra le righe di Iacopino. Altrimenti ci troveremmo di fronte a una pletora di “vittime consenzienti”.

La verità, però, è che, come ha affermato la presidente pugliese dell’Ordine dei Giornalisti, Paola Laforgia, “a molti di noi questo lavoro piace al punto da accettare di farlo anche gratis”. Questo anche a scapito dei diritti, che spesso non si conoscono. Ed è proprio in questo solco di semi-inconscenza che dovrebbero intervenire i sindacati, qui dove si radica il ricatto subdolo di chi tiene il coltello dalla parte del manico (gli editori). Eppure, è noto, Assostampa spesso latita. Da anni.

Giornalisti all'Open Space di Palazzo Carafa

Ma il presidente Iacopino scrive le ultime righe di questa intensa Assemblea n.2 che la rete ‘Informazione Precaria’ ha deciso di vestire di continuità, e dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi e di alcuni politici di spicco della scena salentina e nazionale – quali la senatrice Adriana Poli Bortone e la parlamentare Teresa Bellanova – spiega:

“Mi chiedo dove sia stata la politica in questi anni di problemi dell’informazione… Non è ancora troppo tardi, però, quindi muoviamoci, tutti insieme. Io sono un ottimista, mi alimento e trovo forza in questo lavoro, anche se è complicato. E ricordiamo che gli ostacoli maggiori vengono spesso proprio dall’interno della categoria”.

Certo è che la questione dello sfruttamento, della precarietà, è un problema che non risolverà il Presidente dell’Ordine, né troverà la sua fine a breve termine. La trasposizione da attuare è prima di tutto culturale, almeno per quel che concerne la dignità professionale. Cambiare il modo di pensare e di agire, frutto di un ‘savoir faire’ di anni ed anni, richiede tempo e autocritica, e gli italiani, come i salentini, in questo non sono molto bravi. Ecco perché la rete di “Informazione Precaria” è già di per sé un piccolo grande successo. Che ora va difeso.

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One thought on “Informazione Precaria, ora il problema è nazionale

  1. nessuno ha detto in quella sede ne in altre che lo pseudodocumento presentato e frutto delle menti bioniche che l'hanno partorito non e' stato minimamente preso in considerazione al congresso di assostampa a castellaneta dove invece qualche consigliere dell'ordine per bearsi del suo attivismo ne ha spacciato addirittura la discussione e il voto. quando invece e' stato consideratocarta straccia.

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